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30 dicembre 2016 5 30 /12 /dicembre /2016 18:17
Raffaele Corso Etnografo

 

Spesso i protagonisti di un'epoca vengono dimenticati, questa sorte è toccata a Raffaele Corso uno dei più importanti studiosi di etnografia e di folklore che diede un forte impulso  allo studio delle tradizioni popolari e dell'etnografia. Le sue opere rimangono comunque una ricca miniera di informazioni che andrebbe riscoperta e valorizzata non solo nell'ambito ristretto degli studiosi delle discipline demologiche.

 

 

 

Vi sono studiosi che hanno rappresentato nella storia delle idee degli importanti punti di riferimento e, per quanto riguarda le discipline etnografiche e folkloriche, una delle figure più rappresentative è stata senza dubbio quella di Raffaele Corso. Lo studioso calabrese è stato uno dei pionieri delle discipline demologiche in Italia ed ebbe rapporti culturali con i più importanti studiosi del suo tempo. Grazie alla sua formazione giuridica si prodigò, poi, in un'intensa attività di ricerca nel campo dei canti, dei proverbi e degli indovinelli continuando l'opera del suo maestro Giuseppe Pitrè e di Angelo De Gubernatis.  Il mondo accademico del periodo tra le due guerre ne riconobbe il valore intellettuale, ebbe infatti il prestigioso incarico di curare alcune voci dell'Enciclopedia Treccani ma dopo il periodo post bellico la sua figura ha subito una sorta di damnatio memoriae più per questioni di natura ideologica che per ragioni di carattere metodologico o disciplinare.

Su questo indiscusso protagonista si segnala un'interessante monografia intitolata Raffaele Corso Etnografo scritta da Paolo Aramu , l'opera pubblicata in formato Kindle è distribuita da Amazon Media. Il saggio monografico ripercorre l'attività dello studioso calabrese tra le due guerre prendendo in considerazione una corposa produzione che si dispiega in un arco di tempo che copre circa un cinquantennio e che si è  contraddistinta per il carattere innovativo ed originale di molte ipotesi interpretative che hanno avuto implicazioni sul piano teorico nell'ambito delle discipline etno-antropologiche. 

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14 maggio 2016 6 14 /05 /maggio /2016 17:21
Via Crucis - Gianluigi Nuzzi

Via Crucis di Gianluigi Nuzzi al di là del successo editoriale che lo ha contraddistinto sin dalla prima edizione, è un documento di straordinaria importanza che permette di conoscere alcuni aspetti dell'apparato statale vaticano. Chi non ha letto il libro potrebbe pensare che sia uno scritto contro, in realtà sin dalla lettura del primo capitolo si comprende inequivocabilmente che la linea dell'autore è pro Francesco. Il tentativo di papa Bergoglio di rinnovare la Chiesa è senza dubbio arduo, ma dopo la lettura del libro di Nuzzi ci si rende conto che è titanico. Coloro i quali rallentano le iniziative di cambiamento volute dal Papa albergano proprio nelle stanze vaticane e non si può provare che un fastidioso imbarazzo nel conoscere la mala gestione delle finanze vaticane perpetrata da parte di esponenti religiosi che dovrebbero occuparsi più della cura delle anime che di quella dei proprio interessi. Collusioni con organizzazioni che niente hanno a che fare con lo spirito cristiano, occultamenti di ogni sorta, scarsa trasparenza nella gestione dei soldi provenienti dalle offerte dei fedeli, nonchè il perseguimento di interessi personali non rendono un buon servizio alla Chiesa, è bene sempre tenerlo presente ed evitare atteggiamenti ipocriti che poco hanno a che fare con la virtù cristiana della prudenza.

Chi ha gridato, con troppa superficialità, contro il libro di Nuzzi è in mala fede o probabilmente non lo ha letto. Senza cadere nell'esagerazione si potrebbe dire che Nuzzi difendendo l'operato di questo papa e comprendendone le difficoltà, dimostra di essere un suo indiscusso sostenitore. L'auspicio per Nuzzi è che possa superare indenne le maglie della giustizia vaticana che, a quanto pare non tocca in alcun modo i "presunti" colpevoli della mala gestio ma, paradossalmente, mette sotto processo proprio chi ha denunciato le malefatte.

Il tempo sarà galantuomo!

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31 maggio 2015 7 31 /05 /maggio /2015 06:30

La conobbe al vestir del color cento,

Fatto a liste ineguali ed infinite,

Ch'or la coprono, or no: che i passi e 'l vento

Le giano aprendo, ch'erano sdrucite.

I crini avea, qual oro e qual argento,

E neri e bigi, e aver pareano lite:

Altri in treccia, altri in nastro eran raccolti:

Molti alle spalle, alcuni al petto sciolti.

Di citatorie piene e di libelli,

D'esamine e di carte di procure

Avea le mani e il seno, e gran fastelli

Di chiose e di consigli e di letture;

Per cui le facultà de 'poverelli

Non sono mai nelle città sicure:

Avea dietro e dinanzi e d'ambi i lati,

Notai procuratori ed avvocati.

Ludovico Ariosto ( Orlando Furioso c.14)

_______________________________________________________________

L'Ariosto personifica la Discordia e lo fa descrivendo in modo scherzoso il codazzo di notai, procuratori ed avvocati che da sempre accompagnano le liti. C'è sempre una schiera di legulei pronti ad intervenire con chiose, consigli e letture quando sorge una lite che - osserva l'Ariosto- abbassando sempre la facoltà di discernimento dei poveracci li mette in balia dell'Azzeccagarbugli di turno.

Caiomario

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15 maggio 2015 5 15 /05 /maggio /2015 07:07

Avea piacevol viso, abito onesto

Un umil volger d'occhi, un andar grave;

Un parlar sì benigno e sì modesto,

Che parea che Gabriel dicesse: Ave.

Era brutta e deforme in tutto il resto;

Ma nascondea queste fattezze prave

Con lungo abito e largo; e sotto quello

Atossicato avea sempre il coltello.

Ludovico Ariosto (Orlando Furioso canto 14)

____________________________________________-

In questa gustosissima ottava, l'autore descrive in modo efficace la Frode dipinta come una donna dal viso piacevole, dalle parvenze oneste, dal parlare benevolo apparentemente modesto e dimesso. Dietro queste fattezze ingannatrici la Frode nasconde il coltello dell'inganno, pronto sempre a colpire i malcapitati che le si presentano davanti. L'accostamento della Frode con l'Arcangelo Gabriele costò all'Ariosto l'accusa di irriverenza verso le Sacre Scritture, ma una siffatta chiave di lettura sarebbe oggi fuori dal tempo, rimane, invece, un gustoso ed efficace quadretto satirico che, seppur espresso in tono scherzoso, lascia un senso di inquieto timore nel lettore che vi si accosta.

Caiomario

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24 aprile 2015 5 24 /04 /aprile /2015 18:04

La svolta costantiniana diede un forte impulso allo sviluppo dell'arte cristiana, e con la libertà di culto e con le sovvenzioni governative che pare vi siano state per precise disposizioni della corte imperiale, sorgono importanti siti cristiani: a Roma la Basilica di San Pietro che venne costruita con il materiale del circo di Nerone, la Basilica di San Giovanni Laterano e la chiesa di San Costanza. A Gerusalemme la Chiesa del Santo Sepolcro, a Costantinopoli una chiesa sulla quale più tardi sarà costruita da Giustiniano Santa Sofia.

Non è estraneo durante l'epoca costantiniana lo sviluppo di varie istituzioni ecclesiastiche che collegano divese comunità tra loro. Raccordandosi alla struttura statale, la Chiesa crea province ecclesiastiche rette da metropoliti in parte già esistenti nei decenni precedenti e circoscrizioni più grandi dette Patriarcati, ci saranno il Patriarcato di Roma, di Costantinopoli, di Antiochia, di Gerusalemme e di Alessandria, poi la chiesa si organizza in diocesi e province. Dall'altra parte la svolta costantiniana comportò anche degli effetti negativi e delle conseguenze pericolose. Uno dei provvedimenti di Costantino che sarà destinato ad avere una grande influenza nella storia della Chiesa  fu una legge del 318 che autorizzava i vescovi a giudicare le cause non solo tra cristiani ma anche tra pagani in qualunque stadio si trovasse il processo quando le parti avessero accettato una soluzione che avesse accorciato la durata e i costi del processi. In questo periodo si formò quindi una concorrenza tra due giurisdizioni: quella statale e quella ecclesiastica, questo fatto avrebbe potuto portare a un miglioramento di una giustizia spesso corrotta ma l'estensione dei poteri del vescovo costituirà un precedente che cambierà molto la fisionomia del corpo di una diocesi spostando la sua attività verso interessi prettamente temporali. Il vescovo cessò di essere un pastore di anime e aumentò il suo prestigio e il suo potere trasformandosi in una sorte di funzionario statale legato strettamente alle sorti dello Stato e del potere governante.

Oltre alla giurisdizione concorrenziale per le cause civili, la Chiesa si aggiudicherà la  giurisdizione esclusiva sulle cause dei sacerdoti, nasce così il cosiddetto Foro ecclesiastico che resterà in vigore fino all'Unità d'Italia: quando un sacerdote commetteva un reato non veniva giudicato del tribunale ordinario ma dal tribunale della Curia e nel caso in cui fosse stato condannato non andava in un carcere ordinario ma in uno riservato agli ecclesiastici  che si trovava a Tarquinia. In epoca successiva la riflessione che si andrà ad elaborare da parte di numerosi pensatori cristiani, difenderà l'istituzione del Foro ecclesiastico così come delle immunità,  come un diritto innato insito nella condizione  stessa del sacerdote, una condizione che, secondo questa teoria, implicava l'acquisizione di diritti che di fatto  vennero  però concessi da Costantino  e che portarono ad un aumento consistente delle ricchezze del clero.

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12 aprile 2015 7 12 /04 /aprile /2015 09:08

Anche chi considera il paganesimo come causa dell'evoluzione della legge romana, deve ammettere che il Cristianesimo ebbe un ruolo fondamentale nella civilizzazione del diritto romano.

Questo processo si può riassumere in due aspetti rilevanti:

  • Il maggior rispetto per la persona e la vita umana;

  • Il miglioramento delle condizioni dei fedeli cristiani.

Per la prima volta l'uccisione di uno schiavo viene ritenuta un assassinio, è proibita la tortura, la marchiatura e la spartizione, in caso di separazione, di un patrimonio che comportava anche la spartizione degli schiavi che spettavano una parte al marito e un'altra parte alla moglie.

Si favorisce l'affrancatura cioè l'emanciparsi dalla condizione di schiavo, semplificando la procedura, la prassi e la schiavitù rimane sino a che non cambiano le condizioni economiche.

Da Costantino in poi è proibita la pena di morte tramite crocifissione per rispetto a Gesù Cristo, è proibita l'uccisione di un bambino eseguita dal padre, è vietato il libero abbandono dei bambini, è proibito al giudice di destinare i rei al gioco del circo o di diventare gladiatori, vengono anche abolite delle sanzioni introdotte da Augusto contro il celibato e contro la mancanza di prole.

Il riconoscimento della domenica come giorno festivo ebbe diverse conseguenze in quanto il momento della messa festiva diventa il luogo in cui si manifesta maggiormente la Chiesa incarnata, se durante le persecuzioni la Chiesa potè esercitare un influsso limitato, dopo Costantino la Chiesa incomincia ad avere un influsso sempre maggiore nei confronti della società.

Bisogna sottolineare che l'azione sociale delle leggi, non viene realizzata da ecclesiastici ma da laici, mentre i primi si limitano a ricordare i princìpi, i laici invece li traducono in fatti concreti; nello stesso tempo alla Chiesa protesa verso la realtà ultraterrena, a una Chiesa fiduciosa soprattutto nella forza di verità e nella efficacia della grazia, succede una Chiesa a stretto contatto con la realtà cirocostante, alleata con il potere, potente, rispettata e anche temuta.

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3 aprile 2015 5 03 /04 /aprile /2015 05:57

Se dal punto di vista religioso è difficile dire di più (vedi http://condividendoidee.over-blog.it/2015/04/la-conversione-religiosa-di-costantino.html), per quanto riguarda l'aspetto politico del personaggio, diciamo che la personalità dell'imperatore Costantino, merita di essere messa accanto a quella dei più grandi uomini di stato dell'antichità ed era una personalità che in qualche modo giustifica quelle lodi che le erano state fatte da Eusebio di Cesarea che per quanto siano troppo sbilanciate a favore di Costantino, esprimono chiaramente il senso di ammirazione che il genio costantiniano provocò in quelli che lo hanno conosciuto.

Si deve per esempio a Costantino una riforma amministrativa che nonostante le critiche mosse dagli storici dell'antichità, si può giudicare positiva in quanto proprio grazie a questa riforma l'apparato amministrativo ne uscì rafforzato sopravvivendo e superando ad un periodo di forti crisi militari.

Con questa riforma ammnistrativa Costantino da dittatore militare che era la condizione da cui era partito, diventa effettivamente il capo di uno stato. Costantino è poi quello che trasferì la capitale dell'Impero da Roma a Bisanzio e che ribattezzerà Costantinopoli in onore a se stesso. Questo trasferimento può essere letto come un avvertimento geopolitico molto forte e se da una parte permetterà all'Impero d'Oriente di sopravvivere a lungo, dall'altra parte favorirà l'autorità del Vescovo di Roma, cioe del Papa. Infatti, dal momento che l'Imperatore si trasferisce a Costantinopoli, l'autorità del Papa si può sviluppare più liberamente però finirà per l'opporgli un concorrente pericolo: il vescovo di una seconda Roma, il Patriarca di Costantinopoli.

Per quanto riguarda la storia della Chiesa, la politica di Costantino ebbe degli effetti complessi che si sentirono maggiormente dopo la sua scomparsa quando la Chiesa diventò un'altra cosa rispetto a quella che era alle origini. Costantino credeva che Dio gli avesse dato una missione speciale a vantaggio non solo dello Stato ma anche dalla Chiesa ed era convinto che tra le due sfere dovesse regnare l'armonia.

È naturale che Cosantino non potesse liberarsi dalla mentalità del tempo legate al paganesimo quindi è chiaro che nei confronti della Chiesa si sente il padrone così come nei confronti del paganesimo, tanto è verò che l'Imperatore aveva il titolo di Pontifex Maximus e si riteneva tale anche nei confronti della religione cristiana. Costantino a volte si presenta come servo di Dio ma anche come Vescovo autonominandosi Vescovo costituito da Dio per l'umanità fuori dalla Chiesa. Il suo biografo, Eusebio di Cesarea, nell'opera Vita di Costantino lo nomina Vescovo universale. L'utilità che va a favore dello Stato derivante dall'appoggio alla religione crisitiana si unisce alla convinzione che l'Imperatore fa del bene a vantaggio della religione e della Chiesa stessa. Di questa Chiesa lui percpisce la forza, la grandezza e quindi si sente nel diritto di gestirlo e di governarla, anche se per quanto riguarda la sua appartenenza alla Chiesa rimane un semplice catecumeno, ossia uno che sta sulla soglia della porta ma che non vi entrerà mai.

A Costantino si deve la cessazione delle persecuzioni, poi bisogna ammettere che lo Stato romano continuò a praticare trattamenti diversi verso quelle forze che, in un modo o nell'altro, erano in contrasto con il potere, in particolare ciò avvenne in Africa nelle parti dell'impero che fino al 325 non erano sottoposte alla sua giurisidizione e dove si svilupparono numemerose eresie. Dopo il suo avvento nella parte orientale dell'Impero cessarono anche queste persecuzioni, una svolta importante dopo l'Editto di Milano del 313 che rappresenta una tappa fondamentale nella storia della libertà della Chiesa e del Cristianesimo.

Costantino ha appoggiato in vari momenti la religione cristiana prima perseguitata e ciò ebbe un'influenza sulla legge romana che lentamente andò a ricercare i suoi fondamenti non più nello stoicismo ma nella buona fede cristiana. Anche chi considera il paganesimo come causa dell'evoluzione della legge romana, non può non ammettere che il Cristianesimo ebbe un ruolo fondamentale nell'accellerare e nell'allargare il processo di civilizzazione presente nel Dirittto romano.

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2 aprile 2015 4 02 /04 /aprile /2015 09:24

Costantino nasce intorno al 280 da Costanzo Cloro che era un generale di Diocleziano e da Elena, regge l'Impero d'Occidente dal 311 al 325 e tutto l'Impero intero dal 325 al 337 anno della sua morte. Colui che è stato definito il primo imperatore cristiano in realtà non arrivò mai a convertirsi alla fede cristiana con convinzione, forse vi è arrivato negli ultimi anni della sua vita, ma sono solo ipotesi che non possiamo provare. Sono molti però che ritengono che Costantino fosse un machiavellico, uno pronto a servirsi di una religione a cui non credeva e che gli si presentava come un utile strumento di governo, non vuol dire però che fosse un sincretista, lo fu piuttosto per quanto riguarda la sua disposizione interna. Sotto questo punto di vista Costantino fu una persona sempre alla ricerca, sempre in evoluzione e che passò da un senso religioso vago dei suoi primi anni di vita e in cui vi fu un'influenza di elementi superstiziosi, alla svolta decisiva del 312. Tuttavia è difficile capire se questa svolta fu davvero profonda, è però innegabile che in seguito a questo passaggio Costantino incominciò ad avvicinarsi al Cristianesimo. Si tratta di una fede che vediamo tradotta in pratica in maniera molto imperfetta perchè Costantino personalmente si è macchiato di varie violenze soprattutto nell'ultimo decennio della sua vita: fece assassinare, infatti, suo figlio Crispo, sua moglie Fausta, suo suocero e tre cognati.

Tuttavia nessun motivo di basso livello poteva in punto di morte indurre Costantino a farsi battezzare, quindi quell'atto ritardato sino a quel momento, secondo una mentalità diffusa nel IV sec. si capisce solo se avesse avuto una fede o quanto meno una preoccupazione religiso.

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2 aprile 2015 4 02 /04 /aprile /2015 08:59

Possiamo definire la remissione del Cristianesimo come svolta costantiniana riguardo alla fede e alla professione cristiana, a tale riguardo vi sono i giudizi degli storici contemporanei e di quelli antichi. Uno degli storici antichi che ne parla è San Girolamo che, a Betlemme dopo avere fondato un monastero, scrive una lettera ad una sua figlia spirituale e ad un certo punto lascia l'argomento che stava trattando e apre una parentesi sulla condizione del Cistianesimo e del paganesimo alla fine delle persecuzioni «Il Campidoglio una volta dorato è ormai immerso nello squallore, tutti i templi sono coperti di fuliggine e di ragnatele, la città si muove dalle sue abitazioni e il popolo in folla passa indifferente di fronte ai santuari mezzi cadenti per correre alle tombe dei martiri, il paganesimo è abbandonato persino in Roma e quelli che erano un tempo gli dei delle genti sono stati relegati nei comignoli fra le civette e i gufi, i destini dei soldati sono dati dalla croce, l'immagine del patibolo da cui è venuta la salvezza, orna la porpora dei re e le corone di gemme, anche Serafide in Egitto si è converito al Cristianesimo. Abbiate Marna piange chiuso nel suo tempio che può anche essere demolito. Dall'India, dalla Persia, dall'Etiopia, accogliamo ogni giorno schiere di monaci, l'arciere da deposto le sue frecce, gli Unni invadono il Partenio, il freddo della Scizia è sciolto dal calore della fede, l'esercito dei Goti biondi e rossicci è accompagnato dalle insegne della Chiesa etc... ».

Prima di San Girolamo Eusebio di Cesarea che ha scritto una fondamentale Storia della Chiesa e la Vita di Costantino, aveva pure esaltato con entusiasmo il trionfo del Cristianesimo e l'apporto che Costantino aveva dato alla Chiesa, scrive Eusebio a tale proposito: «Cantiamo il cantico nuovo perchè siamo stati stimati dentro di vedere e celebrare cose che prima di noi, molti relamente giusti e martiri di Dio desideravano vedere e non dirlo, desideravano dire e non dicono, tutti gli uomini erano ideati dall'oppressione, ogni luogo rincominciava e rivivere, le chiese nuovamente si ergevano dalle rovine, imperatori supremi con continue leggi promulgate a favore dei cristiani estendono e pomtificano la grazia che la divina liberalità ha elargito, i Vescovi ricevevano onori di denaro dall'imperatore ».

Eusebio sottolinea i meriti di Costantino nei confronti della Chiesa, soprattutto in occasione del Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico, convocato nel 325 dallo stesso Costantino, meriti che consistono nell'aver sostenuto le spese per trasportare i vescovi sia per lo svolgimento delle discussioni, sia per applicare le decisioni che vengono prese. I contemporaei quindi giudicarono con entusiasmo la svolta costantiniana, a questo ottimismo si contrappone il giudizio di buona parte della storiografia attuale, per esempio uno storico moderno, il D'Avack, ha ritenuto che l'appoggio statuale alla Chiesa «fu quanto di più dannoso e pericoloso potesse capitare alla Chiesa », ossia ebbe un'influenza nefasta e corruttrice sulla Chiesa. Secondo questo storico proprio a causa del protezionismo statale voluto da Costantino e che si protrarrà per secoli, alcune comunità orientali crollarono con il primo contatto con l'Islam. Sono bastati quindi due secoli di protezioni statali per atrofizzare queste comunità cristiane in maniera completa, questa tesi è stata esposta da Pietro Agostino D'Avack nel libro “Il problema storico-giuridico della libertà religiosa”.

Un giudizio negativo sulla cosiddetta svolta costantiniana lo abbiamo nella Storia del Cristianesimo di Ernesto Buonaiuti il quale osserva che « i Cesari si sono converti al Cristianesimo però per riflesso il Cristianesimo si è convertito al Cesarismo », in altre parole, secondo il Buonaiuti la fede cristiana è diventata uno strumento del potere cooperando con il nuovo regime imperiale instaurato da Diocleziano. Il Cristianesimo si è allontanato sempre più dal suo spirito primitivo, si è modernizzato, una mutazione questa che si è verificata proprio con Costantino che rappresenta una tappa fatale per la storia del Cristianesimo e che costituisce il passaggio da una religione che separava i valori della sfera politica da quella religiosa, negando la preminenza a quella della politica e fondando quelli della sfera religiosa sull'amore. Una religione prona ap potere politico è una religione strumentalizzata e influenzabile che si riduce ad adoperare quei mezzi che sono propri dell'attività politica.

Per Buonaiuti la svolta costantiniana è una rivoluzione involutiva per la Chiesa che regredisce invece di evolversi. Ad una Chiesa povera, senza appoggi statali, fondata solamente sulla forza della verità e sull'efficacia della Grazia, pronta a dare la vita e a non usare violenza, succede con la svolta costantiniana, una Chiesa ricca, appoggiata dallo Stato ma nel contempo strumentalizzata dallo Stato stesso e anche incline a usare pressioni fisiche a sostegno della verità.

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26 marzo 2015 4 26 /03 /marzo /2015 20:03

Nell'antichità la diffusione di un annuncio era favorita dalle vie di comunicazione e così è stato per il Piceno. Si è molto discusso da dove potesse essere venuto nel Piceno il Cristianesimo, qualcuno ha ipotizzato da Ancona dove c'era un porto molto importante con rotte anche con l'Oriente, però questa ipotesi sembra poco plausibile sia per la distanza sia per la difficoltà della comunicazione stradale. L'ipotesi più accreditata è che il Cristianesimo possa essere entrato nel Piceno attaraverso la via Salaria, una via di comunicazione diretta e prarticata sopratutto per motivi commerciali. Niente di più facile quindi che un catechista o un mercante che abbia conosciuto la buona novella nell'ambiente romano possa averla riferita nel territorio piceno. Purtroppo per ciò che concerne l'introduzione del Cristianesimo nel Piceno, non abbiamo documentazioni di prima mano, abbiamo però delle tradizioni che vengono riportate da scrittori ed eruditi del 1600 e del 1700 i quali si rifanno a precedenti autori i cui scritti non ci sono pervenuti. Dobbiamo quindi fidarci di questi autori e in che modo? Cercando soprattutto di inquadrare il problema nell'abito delle congetture plausibili, perchè abbiamo solo tradizioni e non documenti, plausibili perchè possano andare d'accordo con il contesto storico dell'epoca. Per quanto la passio di S.Emidio sia tadiva, sembra che un fondo di storicità ci sia, un fondo sul quale sia stata poi imbastita la trama gonfiata da elementi accidentali non diretti, è ormai acquisito che alla sua venuta nel Piceno, abbia già trovato dei cristiani, esattamente come la venuta di Pietro e Paolo a Roma, in effetti questi storici molto tardivi riportando antiche tradizioni e parlano di vescovi regionali e non di sedi episcopali o diocesi così come le intendiamo noi. Anche su questi vescovi regionali abbiamo scarse notizie, sappiano che nel femano vi erano Alessandro e Filippo così come viene citato un certo Marzulio, ma a parte i nomi non sappiamo altro. L'unico martire storicamente accertato e risalente alla metà del III secolo è San Marone sepolto a Civitanova, San Marone fu condannato a lavorare i campi demaniali dell'Imperatore lungo la via Salaria, occasione per evangelizzare i viandanti che la percorrevano. Per quanto riguarda la costituzione della diocesi picena, pare che si possa parlare di una diocesi ascolana nel IV sec., prima del IV sec. Non si può parlare di una comunità ben determinata in quanto non vi era un vescovo della comunità ascolana ma un vescovo itinerante che seguiva diverse comunità. Le diocesi non erano solo le attuali ma ve ne erano altre che poi sono scomparse, per esempio esisteva la diocesi di Tronto, i resti della città di Truentum sono stati trovati sopra il cimitero di Martinsicuro e quella comunità aveva un vescovo perchè ne è stata accertata la storcità in quanto è stato presente a dei concili,dove si ritrova il nome e la firma di questo vescovo di Tronto; nel VII sec. questa comunità scomparve sotto la pressione delle incursioni saracene che imperversavano lungo le coste. Altre diocesi furono quelle di S.Nerone, di Cluento (Civitanova), Cupra, Ascoli, Ancona, Pesaro Fermo, Fano e Camerino. Facendo una congettura plausibile, possiamo collocare negli anni che coincidono con l'editto di Claudio (41-42 d.C.) la prima attività di evangelizzazione del Piceno avvenuta ad opera di giudeo-cristiani che furono costretti ad allontanarsi da Roma per motivi di ordine pubblico. Possiamo quindi collocare il termine iniziale di questa attività di evangelizzazione nel 41-42 d.C. e il termine finale con il martirio di San Marone collocabile nel III secolo d.C.; dalla metà del III secolo le testimonianze diventano più numerose perchè abbiamo delle liste episcopali semicontinue, abbiamo anche delle testimonianze archeologiche che attestano l'esistenza di queste prime comunità come il Battistero di Pesaro e il Battistero di Ascoli che al suo interno ha una vasca battesimale paleocristiana ad immersione. Abbiamo poi anche documenti del IV sec. come le lettere di papi che scrivono ai vescovi del Picenum. Le prime comunità cristiane del Piceno si dissolsero rapidamente in seguito alla calata dei barbari e soprattutto dei longobardi la cui presenza portò alla fuga della popolazione dagli agglomerati urbani verso le zone montane. La parrocchia rurale nasce con le invasioni longobarde, la popolazione si dà alla fuga, si rifugia sui monti e fonda degli agglomerati che danno origine ai paesi di montagna e di collina la cui fondazione non è anteriore al IV sec. d.C. Con la fuga dalle città comincia a nascere la piccola parrocchia, le comunità sono talmente piccole che non c'è un singolo vescovo per ognuna di esse ma certamente più di una ed è proprio allora che nascono dei presbiteri locali che si prendono cura delle piccole comunità e un Vescovo che è un coordinatore di più comunità, Più tardi durante il periodo carolingio sia dal punto di vista lavorativo che culturale vi sarà l'apporto del monachesimo e in particolare di quello benedettino che nell'ascolano proveniva dal monastero di Fassa. La gran parte delle parrochie rurali ha origine da fondazioni di monaci che insegnavano a dissodare il terreno, a disboscare e a coltivare. Le chiese più antiche sono fuori dalle città, il che fa pensare che fossero chiese ricettizie non di un agglomerato, ma di casali sparsi nel territorio, solo nel 1500-1600 si costituiscono le chiese dentro gli agglomerati, ma le chiese più antiche sono sempre fuori il che avvalorebbe l'ipotesi che queste chiese fuori le mura servissero più comunità che si erano rifugiate nelle campagne, più tardi per esigenze pratiche e difensive si sono riunite dando origine al castrum.

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