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8 settembre 2014 1 08 /09 /settembre /2014 10:32

L'espressione «Psicologia dei popoli » è un neologismo. Essa risale difficilmente al di là della seconda metà del secolo XIX e comparve nella letteratura contemporanea con due accezioni essenzialmente diverse. Da un lato si parlava di ricerche di psicologia dei popoli, ogni qualvolta di indagare le caratteristiche psichiche, intellettuali e  morali dei popoli nei loro rapporti reciproci e di porre in relazione con queste caratteristiche lo spirito della politica, dell'arte, della letteratura. L'intento era di creare così una caratteriologia dei popoli, e vi stavano in prima linea i popoli civili che offrivano sotto questo rispetto uno speciale interesse per noi: Francesi, Inglesi, Tedeschi, Americani, ecc. Fu soprattutto nel periodo conosciuto nella storia della letteratura sotto la denominazione di «Giovane Germania »che si tennero in gran conto simili ricerche di psicologia dei popoli. I geniali saggi di Carlo Hillebrand su «Tempi, uomini e popoli » (riuniti in 8 volumi, 1885 e segg.) sono un buon esempio, di questo genere di ricerche psicologiche degli ultimi tempi. Ma sin d'ora notato che questo primo indirizzo di una psicolgia dei popoli è ben lungi dalle considerazioni che seguiranno. Tuttavia, nella stessa epoca, questo vocabolo comparve con significato del tutto diverso. Le scienze dello spirito (1) cominciavano a sentire bisogno di appoggiarsi alla psicologia o - dove mancava una psicolgia corrispondente - il bisogno di un proprio fondamento psicologico del loro campo di indagini. Principalmente riguardo alle indagini linguistiche e mitologiche sorse a poco a poco verso la metà del secolo l'idea di riunire in un quadro unico quegli schieramenti che da varie parti la lingua, la religione, i costumi offrivano intorno all'evoluzione spirituale dell'uomo, Un filosofo e un glottologo, Lazarus e Steinthal, possono avere introdotto il merito di avere introdotto con questo senso del termine «psicologia dei popoli» un vocabolo per il nuovo campo di ricerche. Tutti i fenomeni di cui si occupano le scienze morali sono creazioni della collettività etnica (Volksgemeinschaft). Così il linguaggio non è la casuale creazione di un singolo individuo, ma creazione del popolo e, in generale, vi sono altrettante lingue distinte quanti popoli originariamente distinti; lo stesso accade negli inizi dell'arte, della mitologia e dei costumi. Le religioni che si chiamano naturali, come quella greca, romana, germanica, sono in realtà religioni etniche; ciascuna di esse è, se non in ogni sua parte, nell'insieme, patrimonio di una collettività etnica. Questa concezione può in un certo modo parer strana a noi che apparteniamo ad un'epoca che da tempo ha superato in queste universali creazioni spirituali i confini delle singole nazionalità. Ciò non esclude però che la collettività etnica sopratutto sia il focolare orginario di queste creazioni spirituali.

                                                                             

(1) Geisteswissenscaften

 

                                                                           G.WUNDT (Da "La psicologia dei popoli)

La collettività etnica - G.Wundt

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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale

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