Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
27 novembre 2014 4 27 /11 /novembre /2014 18:07

APOLOGIA DEL LOTTO

1 Don Luca, uomo rotto,

   Ma onesto Piovano,

  Ha un odio col Lotto

  Non troppo cristiano

  È roba da cani

  Dicendo a chi gioca

  Trastulla coll'oca

  I suoi popolani.

2 Don Luca, davvero

   È un gran galantuomo,

   Migliore del clero

   che bazzica in Duomo:

   ma è troppo esaltato,

   E crede che tocchi

   Ai preti aprir gli occhi

   Al mondo gabbato.

3 In oggi educare

  O almeno far vista,

  È moda; il collare

  Diventa utopista;

  E ognuno si scapa

  A far de' lunari,

 Guastando gli affari

 Del trono e del papa,

4 Il giuoco in complesso

   È un vizio bestiale,

   Ma il Lotto in sè stesso

   Ha un che di morale :

   Ci avvezza indovini,

   Pietosi di cuore ;

   Doventi un signore

   Con pochi quattrini.

5 Moltiplica i lumi,

   Divaga la fame,

   Pulisce i costumi

   Del basso bestiame.

   Di fatto lo Stato,

   Non punto corrivo,

   Se fosse nocivo

   L'avrebbe vietato.

6 Lasciate, balordi,

   Che il Lotto si spanda,

   Che Roma gli accordi

   La sua propaganda.

  Si gridi per via;

  Cristiani, un bel terno!

  S'aiuti il Governo

  Nell'opera pia.

7 Di Grecia, di Roma

   I regi sapienti

   Piantavan la soma

   Secondo le genti;

   E a norma del vizio

   Il morso e lo sprone :

   Che brave persone!

   Che re di giudizio!

8 Con aspri precetti

   Licurgo severo

   Corresse i difetti

   Del Greco leggiero,

   E Numa, con arte

   Di santa impostura,

   La buccia un po' dura

   Del popol di Marte.

9 O tisici servi

   Dal cor di coniglio

  Vi fodera i nervi :

  Un tempo corrotto,

  Perduta ogni fede,

  È gala se crede

  Nel giuoco del Lotto,

10 Lasciate giocare,

     Messer Galileo;

     Al verbo pensare

     Non v'è giubileo,

    Studiar l'infinito ?

    Che gusto imbecille !

    Se fo le sibille

    Non fo l'inquisito.

11 Un giuoco sì bello

    Bilancia il Vangelo

    E mette a duello

    L'inferno col cielo :

   Se il diavolo è astratto,

   Un'anima pia

    Implora l'estratto

   Coll'Ave Maria.

12 Per dote sperata

     Da pigra quintina

     La serve piccata

     Fa vento in cucina ;

     La pappa condita

     Cogli ambi segnati

     Sostenta la vita

     Di mille affamati.

13 Se passa la bara,

     Del morto ogni cosa

     Domandano a gara,

    Oh gente pietosa !

   Eh! un popol di scettici

   Non piange disgrazie,

   Ma giucoa le crazie

   Sui colpi apoplettici.

14 Se suonano a gonga

    Ci vedi la piena :

    Ma in quella vergogna

    Si specchia e si frena?

    Nel braccio ti dà

   La donna vicina,

   E dice. Berlina

   Che numero fa?

15 Ah! Viva la legge 

    Che il Lotto mantiene:

    Il capo del gregge

    Ci vuole un gran bene;

    I mali, i bisogni

    Degli asini vede,

    E  al fieno provvede 

   Col Libro de sogni.

16 Chi trovasi al verde

    L'ascriva a suo danno:

    Lo Stato ci perde,

    E tutti lo sanno.

    Lo stesso piovano,

    In fondo, è convinto

    Che a volte ci ha vinto

     Perfino il Sovrano.

17 Contento del mio,

     Nè punto nè poco,

     Per grazia di Dio,

     m'importa del giuoco;

      Ma certo, se un giorno

      Mi cresce la spesa,

      Galoppo all'impresa

      E strappo uno storno.

 

_________________________________________________________

METRICA: ottave di senari piani, rimati secondo lo schema ababcddc

Questa poesia venne scritta  nel 1838, ancora una volta Il Giusti utilizza l'arma della satira per mettere alla berlina vizi e comportamenti degli uomini comuni di cui condanna la propensione al gioco d'azzardo che in generale bolla come "vizio bestiale" , ma il gioco del Lotto ha, secondo il poeta, un qualcosa di morale in quanto ci abitua a diventare indovini dandoci la possibilità di poter diventare ricchi con pochi soldi. La poesia può essere divisa in due parti: nella prima parte il Giusti sembra difendere il gioco del Lotto affermando "Lasciate, balordi, Che il Lotto si spanda", ma si tratta di una finzione perchè poi manifesta il proprio giudizio in maniera inequivocabile: il gioco del Lotto è il mezzo attraverso il quale lo Stato alimenta i sogni del popolo suddito, ma lo Stato stesso con il Lotto ci perde.  Il Giusti però non dice in che cosa consista la perdita dello Stato, tuttavia è chiaro che egli non si riferisce alla perdita finanziaria, visto che da sempre lo Stato, rimpingua le casse dell'erario attraverso le lotterie, ma alla perdita della moralità dei propri sudditi che si rovinano giocando al Lotto sperando nella grande vincita che risolva una volta per tutte i propri problemi. Bisogna infine notare che il Giusti presenta sempre come macchiette tutti gli attori del tempo: sovrano, clero e popolo vengono ridicolizzati e accomunati nel vizio del gioco del Lotto a cui però non esclude di puntare, nel caso in cui  gli dovessero aumentare le spese.

_______________________________________________________

1 Don Luca (il poeta usa un nome di fantasia) uomo dai modi bruschi e spicciativi ma onesto parroco, ha nei confronti del Lotto, un sentimento di odio nei confronti del Lotto e dice a chi vi gioca che è roba da cani mentre diverte i suoi popolani con il gioco dell'oca.

2 Don Luca davvero è un gran galantuono, migliore del clero che frequenta la cattedrale cittadina, ma è troppo estremo nel suo giudizio (il Fanfani ha inteso il termine "esaltato" nel senso di ironico) e crede come tutti i preti che il suo compito debba essere quello di fare aprire gli occhi alla gente che viene imbrogliata.

3 Oggi è di moda educare o almeno far finta; i preti (il collare) diventano utopisti (nel senso che perseguono fini irrealizzabili). E ognuno si prodiga (si scapa) a elaborare teorie educative a vantaggio del popolo che mettono i bastoni tra le ruote al sovrano e al papa. Commentando questo passo Pietro Fanfani scrive «Forse il poeta alludeva, oltre che al Gioberti e al Ventura, grandi utopisti di quel tempo, al benefico Lambruschini, al piovano Malenotti, al padre Pendola, al padre Bernardino, e ad altri tali che su diedero pensiero di tale educazione ».

4 Il gioco in generale è un vizio bestiale ma il Lotto rispetto agli altri giochi ha una sua moralità in quanto ci abitua a prevedere il futuro e a essere generosi nello scambiare le informazioni l'un con l'altro ( il poeta allude alla complicità che vi è tra giocatori quando si devono scambiare informazioni sul significato dei numeri). Con il Lotto puoi diventare ricco giocando pochi soldi.

5 Il gioco del Lotto sviluppa l'intelligenza in quanto ognuno si deve sforzare ad interpretare i sogni, inganna la fame, rende i comportamenti del popolino meno avvezzi al vizio (pulisce i costumi). Di fatto lo Stato che non è solito chiudere un occhio, lo avrebbe vietato se fosse stato nocivo.

6 Lasciate balordi (Il poeta si rivolge a coloro che vogliono educare il popolo) che il Lotto si diffonda, che gli ecclesiastici gridino per la via pubblica "Cristiani è uscito un bel terno", si dia un aiuto al Governo a diffondere il gioco del Lotto (S'aiuti il Governo/ Nell'opera pia).

7 I sapienti governanti della Grecia e di Roma imponevano delle tasse (Piantavan la soma) secondo le caratteristiche dei loro sudditi; e a seconda dei vizi del popolo mettevano il morso per frenarli ( il poeta si riferisce all'arnese di ferro che si mette nella bocca dei cavalli per frenarli) oppure li  spronavano. Che persone sagge, che sovrani pieni di giudizio!

8 Con leggi dure Licurgo corresse i difetti del popolo greco che sempre dimostrò leggerezza, e Numa con l'arte della santa menzogna corresse il carattere un po' duro dei Romani.

9 O gente serva e  vigliacca (Dal cor di coniglio che non credi più a niente, è già festa se credi nel gioco del Lotto.

10 Lasciate giocare Galileo, non vi è perdono per chi pensa, studiare l'infinito? Che gusto imbecille, se mi preoccupo invece del futuro non rischio di essere inquisito.

11 Un gioco così bello bilancia la fede persa e mette in contrapposizione l'inferno con il cielo, infatti se il demonio non si manifesta svelando i numeri da giocare, un'anima devota recita un Ave Maria implorando che le venga svelato l'estratto.

12 La domestica spera di farsi la dote vincendo al lotto e per giocare fa la cresta sulla spesa (Fa vento in cucina). Cucinando cibi poco sostanziosi e sognando l ricavato delle vincite di un ambo dà da mangiare a mille affamati.

13 Se passa la bara, ognuno fa gara a domandare qualcosa sul morto. O che pesone pietose! Un popolo di indifferenti e poco avvezzo a credere, non piange le disgrazie ma scommette dei numeri giocando dei soldi su chi è morto di un colpo apoplettico (gioca le crazie: la crazia era una moneta in vigore al tempo in cui il poeta scrisse questa poesia).

14 Se suonano la campana per avvertire che c'è la gogna, vedi accorrere la gente, ma chi vede nell'usanza di mettere qualcuno alla berlina  come un monito? La donna che ti sta vicino, ti tocca un braccio e ti chiede "la berlina a che numero corrisponde?". 

15 Viva la legge che mantiene il Lotto, il sovrano ci vuole un gran bene, vede i mali e i bisogni degli asini e provvede ai loro bisogni con il libro dei sogni.

16 Chi si trova al verde, lo ascriva a suo danno: lo Stato ci perde con il gioco del Lotto, lo sanno tutti. Lo stesso parroco, in fondo è convinto che ha volte ha vinto al Lotto persino il Sovrano.

17 Io sono soddisfatto di quello che ho e non scommetto e per grazia di Dio poco mi importa del gioco, ma è certo che se un giorno mi dovessero crescere le spese, corro al banco del Lotto e strappo il biglietto. Il Fanfani spiega che «Quando è chiuso il termine di poter giocare, gli impresari dei vari banchi, o botteghini come prima si dicevano, giocano molti biglietti a proprio rischio; e ne espongono la lista fuori per allettare i giocatori, che così, ricomprandoli, possono giocare fino al momento delle estrazioni. Questi bigliettisi chiamano gli stormi; e si strappano, perchè, per avere il biglietto, si strappa dalla lista il numero d'ordine, e si mostra all'impresario».

 

 

 

  

 

  

 

 

 

Condividi post

Repost0
Published by Caiomario - in Letteratura - Giuseppe Giusti

Presentazione

  • : Condividendoidee (Filosofia e Società)
  • : Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
  • Contatti

Cerca

Archivi

Articoli Recenti

  • Malombra - Antonio Fogazzaro
    FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio rappresenta l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso...
  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

Link