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16 novembre 2014 7 16 /11 /novembre /2014 21:44

IL DIES IRAE

 

1 Dies Irae! è morto Cecco ;

   Gli è venuto il tiro secco

                Ci levò l'incomodo.

2 Un ribelle mal di petto

     Te lo messe al cataletto :

                  Sia lodato il medico.

3 È di moda : fino il male

       La pretende a liberale:

                      Vanità del secolo!

4 Tutti i Principi reali

      E l'Altezze imperiali.

                  L'Eccellenze eccetera,

5 Abbruniscono i cappelli :

      Il Balì Samminiatelli

                  Bela il panegirico.

6 Già la Corte, il Ministero,

       Il soldato, il birro, il clero,

                    Manda il morto al diavolo.

7 Liberali del momento,

       Per un altro giuramento

                   Tutti sono all'ordine.

8 Alle cene, ai desinari

      ( Oh che birbe!) i Carbonari

                      Ruttan inni e brindisi.

9 Godi, o povero Polacco

      Un amico del Cosacco

                  Sconta le tue lacrime.

10 Quest'è ito: al rimanente

        Toccherà qualche accidente

                    Dio non paga il sabato.

11 Ma lo Scita inospitale

         Pianta l'occhio al funerale

                    Sitibondo ed avido,

12 Come iena del deserto,

         Annosando a gozzo aperto

                   Il fratel cadavere.

13 Veglia il Prusso e fa la spia,

        E sospirano il Messia

                    L'Elba, il Reno e l'Odera.

14 Rompe il Tago con Pirene

       Le cattoliche catene,

                  Brucia i frati e gongola.

15 Sir John Bull, propagatore

        Delle macchine a vapore,

                      Manda i tory a rotoli.

16 Il Chiappini si dispera

      E grattandosi la pera,

                    Pensa a Carlo Decimo.

17 Ride Italia al caso reo

          E dall'Alpi a Lilibeo

                     I suoi re si purgano.

18 Non temete ; lo stivale

       Non può mettersi in gambale ;

                 Dorme il calzolaio.

19 Ma silenzio ! odo il cannone :

        Non è nulla : altro padrone!

                  Habemus Pontificem!

_____________________________________________-

Questa poesia venne scritta dal Giusti nel 1835, le strofe sono di due ottonari e rime baciate e un senario  sdrucciolo. Il poeta con l'arguzia che sempre lo contraddistingue svolge il suo componimento satirico facendo numerosi riferimenti a personaggi della sua epoca, l'incipit è di quelli che non si dimenticano:  Egli auspica un Dies Irae  risolutore che vendichi una volta per tutte i popoli sottomessi e che  spazzi via i feroci reazionari sempre pronti ad eseguire gli ordini del potente di turno. Per quanto l'evidente intento polemico  porti il Giusti a condividere i malumori dell'opinione pubblica, il Giusti rimane entro i limiti della moderazione come si può notare dall'espressione spregiativa utilizzata nei confronti dei Carbonari (Alle cene, ai desinari /(Oh che birbe!) i Carbonari/ Ruttan inni e brindisi) verso i quali non sembra avere  alcuna simpatia.

 

1-5 È giunto il giorno dell'ira di Dio, è morto Francesco (Cecco), gli è venuto un colpo e se n'è andato (Ci levò l'incomodo), il Giusti si riferisce a Francesco II d'Asburgo Lorena Imperatore del Sacro Romano Impero). Un male  al pettoche non può essere curato ( Un ribelle mal di petto) lo stese morto sul catafalco ( cataletto da intendersi come bara). Anche le malattie seguendo le mode del momento si mostrano seguaci della libertà. Tutte le altezze reali mettono il lutto (abbruniscono i cappelli), il Samminatelli (Giusti cita Cosimo Andrea Samminatelli, uno dei più feroci reazionari dell'epoca) recita belando l'encomio.

6-10 Già la Corte, il Ministero, l'esercito, la polizia e il clero dimenticano colui che si è fatto solo odiare e temere (Manda il morto al diavolo nel senso di "mandano il morto a quel paese"). Si mostrano liberali del momento ma sono pronti ad obbedire e a un nuovo giuramento. Ai banchetti i Carbonari cantano (ruttano) inni e fanno brindisi, Oh che birbe! (l'Oh che birbe non è affatto bonario ma evidenzia la poca simpatia che aveva il Giusti degli ambienti Carbonari, pur essendo contro la politica rezionaria dei sovrani dell'epoca). Esulta povera Polonia, un amico del Cosacco (lo zar Nicola I) sconta le lacrime per quello che ti ha fatto soffrire ( il poeta si riferisce allo zar Nicola I di Russia che nel 1830 soffocò nel sangue la resistenza polacca). Intanto  questo è morto, agli altri prima o poi accadrà qualcosa, Dio prima o poi li punirà (Dio non paga il sabato).

11-15 Ma lo zar inospitale durante il funerale  come una iena nel deserto fiuta con grande avidità il collega morto. Fa la veglia la Prussia (considerata come il gendarme della Santa Alleanza) e sospirano che venga  un redentore (il Messia) che li unisca come un solo popolo i Tedeschi. Rompono le cattoliche catene il Portogallo come la Spagna (il poeta si riferisce all'insuerrezione contro Michele I di  Braganza re del Portogallo) brucia i frati ed esulta. L'Inghilterra (Sir John Bull) manda a quel paese il partito conservatore (i tory).

16-17 Luigi Filippo re di Francia  si dispera ( il Giusti lo chiama il Chiappini in quanto -come racconta Atto Vanucci- girava la voce che il sovrano discendesse da tal Chiappini, capo della polizia del Granduca Leopoldo I,; quando il padre, Filippo Egalitè  si trovava in Toscana, la moglie partorì una bambina, ma egli che desiderava un maschio, decise di scambiarla con il figlio appena nato del Chiappini) e grattandosi la testa pensa a Carlo X. Ride l'Italia per la morte dell'Imperatore (caso reo), e dalle Alpi all'estremo capo della Sicilia (Lilibeo è il capo Boeo che si trova nella punta estrema della Sicilia occidentale) i suoi re se la fanno sotto. Non abbiate paura l'Italia non può essere sistemata, dorme il popolo italiano. Ma silenzio! Sento il cannone, non è nulla, vi è un altro padrone, Habemus Pontificem. Il Fanfani ha commentato questo strofe dicendo il Giusti vuol dire che "c'è nulla da sperare, nè per l'Italia, nè per altri Stati; che ormai s'è eletto un altro imperatore al posto di Cecco".

 

     

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Published by Caiomario - in Letteratura - Giuseppe Giusti

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