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29 dicembre 2014 1 29 /12 /dicembre /2014 21:33

Poeta, saggista, epigrammista, politico italiano - nacque a Monsummano il 13 maggio del 1809 e morì a Firenze nel 1850. Frequenta a Firenze l'Istituto Zuccagni sotto le cure di Andrea Francioni, poi passa al Collegio di Pistoia e da Pistoia in quello di Lucca; nel 1826 inizia gli studi di giurisprudenza, il 18 giugno del 1834 all'età di 25 anni si laurea e prende il titolo di avvocato ma non eserciterà mai la professione preferendo dedicarsi alla letteratura e alla politica. Nel'autunno del 1845, dopo un soggiorno a La Spezia, si reca a Milano dove stringe amicizia con Alessandro Manzoni «quel tal Sandro autor di un romanzetto nel qual si tratta di Promessi Sposi». Nel 1847 viene nominato maggiore della Guardia Civica di Pescia dopo che era stata concessa la libertà di stampa. Partecipa in Toscana ai moti rivoluzionari del 1848 e sempre nello stesso anno viene eletto Accademico della Crusca e deputato all'assembela nazionale toscana per il collegio di Borgo a Buggiano. È esponente, insieme a Francesco Domenico Guerrazzi, del partito moderato e per questo viene accusato ingiustamente di essere un reazionario. Tutt'altro che conservatore il Giusti può definirsi un riformatore liberale mai incline agli estremismi e alle congiure. Durante il soggiorno milanese, viene influenzato dalla poesia del Porta e prende coscienza della brutalità della dominazione austriaca ed è proprio in questo contesto che nascono quei componimenti che lo studioso Luigi Galeazzo Tenconi ha definito giustamente "capolavori" della sua «terza ed ultima maniera che chiameremo politico-filosofica»: la Guerra, il Sant'Ambrogio, la Rassegnazione, la Repubblica. Nel 1849 viene confermato deputato dai suoi elettori sempre nel collegio di Borgo a Buggiano; con la fine della costituzione toscana e il ritorno  sul trono del Granduca Leopoldo, il Giusti decide di ritirarsi a vita privata. Colpito da tubercolosi polmonare si trasferisce a Montecatini per curarsi. Nell'inverno del 1849-50 è ospite nel palazzo dell'amico Gino Capponi. Il 31 marzo del 1850, vinto dal male, conclude la sua vita terrena a soli 41 anni. Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di San Miniato a Monte.

CARATTERI DELLA POESIA

Capace bozzettista seppe creare delle figure caricaturali memorabili che riassumevano tutti i vizi della società a lui contemporanea. Sotto la sua penna, usata come una spada, cadono pontefici, preti e bigotti,  estremisti rivoluzionari e despoti assolutisti, sbirri, opportunisti e voltagabbana ma soprattutto i dominatori stranieri che vedevano l'Italia come una preda da smembrare per i propri interessi. Ebbe parole di scherno e di disprezzo per tutti coloro che, pur di ottenere qualche vantaggio personale, chinavano il capo dinanzi al potente di turno. La sua poesia può definirsi senza tempo e per quanto contenga continui riferimenti storici alla sua epoca, resta un pungolo verso tutte quelle debolezze umane che puntualmente si manifestano in ogni periodo storico e in tutti i regimi. Oltre ad essere autore dei famosi "Scherzi" di cui annoveriamo: lo Stivale, una burlesca storia d'Italia di cui si ammira l'andamento brioso, la Guigliottina a vapore, Apologia del Lotto, il Brindisi di Girella, Gingillino, il «Delenda Carthago», Il Poeta e gli eroi di poltrona; nella sua produzione poetica vanno ricordate le poesie sentimentali come la commovente Ad una giovinetta e la delicatissima La Fiducia in Dio, scrisse poi dei gustosi epigrammi  e una raccolta di Proverbi toscani, è anche autore di un  un saggio sul Parini e di una Cronaca dei fatti di Toscana,scritta poco prima di morire tra il 1849 e il 1850. Gli storici della letteratura sono concordi nel riconoscere che i suoi capolavori possono essere considerati Sant'Ambrogio ispirata dall'insofferenza verso il dominio austriaco e II re Travicello ispirata ad una favola di Esopo.

 

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Published by Caiomario - in Letteratura - Giuseppe Giusti

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