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3 aprile 2015 5 03 /04 /aprile /2015 05:57

Se dal punto di vista religioso è difficile dire di più (vedi http://condividendoidee.over-blog.it/2015/04/la-conversione-religiosa-di-costantino.html), per quanto riguarda l'aspetto politico del personaggio, diciamo che la personalità dell'imperatore Costantino, merita di essere messa accanto a quella dei più grandi uomini di stato dell'antichità ed era una personalità che in qualche modo giustifica quelle lodi che le erano state fatte da Eusebio di Cesarea che per quanto siano troppo sbilanciate a favore di Costantino, esprimono chiaramente il senso di ammirazione che il genio costantiniano provocò in quelli che lo conobbero.

Si deve per esempio a Costantino una riforma amministrativa che nonostante le critiche mosse dagli storici dell'antichità, si può giudicare positiva in quanto proprio grazie a questa riforma l'apparato amministrativo ne uscì rafforzato sopravvivendo e superando ad un periodo di forti crisi militari.

Con questa riforma amministrativa Costantino da dittatore militare che era la condizione da cui era partito, diventa effettivamente il capo di uno stato. Costantino è poi quello che trasferì la capitale dell'Impero da Roma a Bisanzio e che ribattezzerà Costantinopoli in onore a se stesso. Questo trasferimento può essere letto come un avvertimento geopolitico molto forte e se da una parte permetterà all'Impero d'Oriente di sopravvivere a lungo, dall'altra parte favorirà l'autorità del Vescovo di Roma, cioè del Papa. Infatti, dal momento che l'Imperatore si trasferisce a Costantinopoli, l'autorità del Papa si può sviluppare più liberamente però finirà per l'opporgli un concorrente pericolo: il vescovo di una seconda Roma, il Patriarca di Costantinopoli.

Per quanto riguarda la storia della Chiesa, la politica di Costantino ebbe degli effetti complessi che si sentirono maggiormente dopo la sua scomparsa quando la Chiesa diventò un'altra cosa rispetto a quella che era alle origini. Costantino credeva che Dio gli avesse dato una missione speciale a vantaggio non solo dello Stato ma anche dalla Chiesa ed era convinto che tra le due sfere dovesse regnare l'armonia.

È naturale che Costantino non potesse liberarsi dalla mentalità del tempo legate al paganesimo quindi è chiaro che nei confronti della Chiesa si sente il padrone così come nei confronti del paganesimo, tanto è verò che l'Imperatore aveva il titolo di Pontifex Maximus e si riteneva tale anche nei confronti della religione cristiana. Costantino a volte si presenta come servo di Dio ma anche come Vescovo autonominandosi Vescovo costituito da Dio per l'umanità fuori dalla Chiesa. Il suo biografo, Eusebio di Cesarea, nell'opera Vita di Costantino lo nomina Vescovo universale. L'utilità che va a favore dello Stato derivante dall'appoggio alla religione cristiana si unisce alla convinzione che l'Imperatore fa del bene a vantaggio della religione e della Chiesa stessa. Di questa Chiesa lui percepisce la forza, la grandezza e quindi si sente nel diritto di gestirlo e di governarla, anche se per quanto riguarda la sua appartenenza alla Chiesa rimane un semplice catecumeno, ossia uno che sta sulla soglia della porta ma che non vi entrerà mai.

A Costantino si deve la cessazione delle persecuzioni, poi bisogna ammettere che lo Stato romano continuò a praticare trattamenti diversi verso quelle forze che, in un modo o nell'altro, erano in contrasto con il potere, in particolare ciò avvenne in Africa nelle parti dell'impero che fino al 325 non erano sottoposte alla sua giurisdizione e dove si svilupparono numerose eresie. Dopo il suo avvento nella parte orientale dell'Impero cessarono anche queste persecuzioni, una svolta importante dopo l'Editto di Milano del 313 che rappresenta una tappa fondamentale nella storia della libertà della Chiesa e del Cristianesimo.

Costantino ha appoggiato in vari momenti la religione cristiana prima perseguitata e ciò ebbe un'influenza sulla legge romana che lentamente andò a ricercare i suoi fondamenti non più nello stoicismo ma nella buona fede cristiana. Anche chi considera il paganesimo come causa dell'evoluzione della legge romana, non può non ammettere che il Cristianesimo ebbe un ruolo fondamentale nell'accelerare e nell'allargare il processo di civilizzazione presente nel Diritto romano.

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Published by Caiomario - in Storia

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