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28 giugno 2018 4 28 /06 /giugno /2018 16:54

A partire dalla fine del'Ottocento si può dire che inizia la discussione moderna su temi come "civiltà" e "cultura", questa discussione ha dato poi origine ad una serie di discipline che vengono denominate "scienze demo-etno-antropologiche". L'antropologia, in particolare, pur non essendo sorta improvvisamente acquista a partire dal Novecento un suo status di disciplina autonoma svincolata dai tutti quei residui di tipo fisico che ne condizionavano l'impostazione, residui che sono più da rintracciare nell'illuminismo che nel positivismo; si pensi, ad esempio, ad un Blumenbach a cui va il merito di avere posto le basi della craniologia o a un Van der Hoeven personalità di rilievo nella comunità scientifica europea ottocentesca . Se non ci fossero state delle teorie che si basavano solo sulla conoscenza fisica dell'uomo, probabilmente apparirebbe meno marcata la differenza tra l'antropologia fisica ottocentesca e l'antropologia culturale così come  viene intesa nella cultura contemporanea.

Tenendo in considerazione che tutte le tendenze all'approfondimento nacquero e si svilupparono in un periodo molto fecondo per l'antropologia culturale, non si può fare a meno di notare che le più importati teorie antropologiche sono ancora un punto di riferimento per una disciplina che deve fare i conti con una realtà storica profondamente diversa rispetto a quella del primo Novecento.

Una delle colonne portanti dell'antropologia culturale è stato Bronislaw Malinowki che con la teoria nota come funzionalismo, fu determinante nella ridefinizione di termini come civiltà e  cultura. L'interpretazione antropologica di Malinowski è basata sul concetto di eredità sociale  che diventa sinonimo di cultura; in realtà Malinowki è determinante nell'avere introdotto nuove categorie interpretative spostando il problema della classificazione della società come un sistema interrelato di funzioni in cui i fatti acquistano significato solo se interpretati in un reticolo funzionale integrato che è anche rete di comunicazione e di passaggio di conoscenze. L'idea che l'uomo sia passato da una primitività naturale dell'istinto alla cultura intesa come insieme funzionale potrebbe sembrare un retaggio dell'evoluzionismo, ma in realtà Malinowki pur rifiutando l'idea del Naturmesch (l'uomo di natura)  spiega la società e le forme di aggregazione come l'obbligato passaggio per garantire l'autoconservazione (del singolo e del gruppo) e per rendere l'ambiente più accogliente (per il singolo e per il gruppo). La cultura è per Malinowski un impianto creato dall'uomo, la sua natura artificiosa la rende perfettamente funzionale alle esigenze dell'individuo e del gruppo, ma è la stessa cultura a generare nuovi bisogni; attraverso un processo di aggregazione stratificato si sviluppano valori, idee e religioni. La sfera spirituale che comprende religioni e magia svolge poi una funzione catartica permettendo all'individuo di allentare una situazione esistenziale conflittuale connaturata all'essere umano in quanto tale.

Il dibattito su cosa sia lo stato di natura e cosa sia una società civilizzata è anteriore a tutte le teorie antropologiche più recenti, possiamo paradossalmente dire che questo dibattito non si è concluso perché appassiona ancora oggi, nonostante si siano estinte da tempo le cosiddette "società primitive". Tuttavia non si può non riconoscere che la questione di una società globale piatta stia paradossalmente portando molti volenterosi almeno tentare di salvaguardare le differenze non solo individuali ma anche culturali. La fitta rete di relazioni tra individui appartenenti ad aree del pianeta distanti sembra averci condotto verso una visione culturale unica che ha irrimediabilmente distrutto la ricchezza delle diversità.

L'idea di progresso non può essere svincolata da quella di arretramento e se con Malinowki possiamo dire che la civiltà così come comunemente la si intende è solo un aspetto delle società più avanzate, dobbiamo anche ammettere che bisogna fare i conti con larghi strati della popolazione mondiale sempre più marginalizzati e attratti dalle lusinghe della cosiddetta civiltà occidentale. Non è concepibile il superamento di una società civilizzata senza pagare il prezzo di un arretramento tecnologico che nessuno vorrebbe ma è sicuramente il recupero della dimensione culturale e dell'eredità sociale  ciò che può permettere un recupero di quei valori umani originari che sono tipici delle comunità. Malinowski parlava di uomo come organismo palpitante, un uomo fatto di sangue, un uomo vivente, se non si tiene conto di questo aspetto lo sbocco inevitabile è la guerra permanente contro tutti con buona pace di....Hobbes  e dei traghettatori delle illusioni!

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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale

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