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9 giugno 2018 6 09 /06 /giugno /2018 05:36

Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi intellectus ipse

Leinbiz - Il concetto di organicità, il mondo e la concezione della realtà

Quando parlo di mancanza di prove vi comprendo anche quelle che si potrebbero procurare se si avessero i mezzi e l'opportunità: ma è proprio di questo che si è privi il più delle volte. Tale è la condizione degli uomini che passano la vita cercando di procacciarsi di che vivere: essi sono così poco istruiti di quel che avviene nel mondo, quanto un cavallo da soma che percorra sempre lo stesso cammino può diventare esperto della geografia di un paese.
Gottfried Wilhelm Leibniz

Nuovi saggi sull'intelletto umano

  • Non si può comprendere il concetto di monade prospettato da Leibniz se non si parte dal problema che egli si era posto e se non si considerano le fonti da cui si sviluppò la sua riflessione filosofica. Per quanto riguarda le fonti, Leibniz, uomo di grande cultura ed erudizione, spaziava dal pensiero degli antichi e in particolare del platonismo e dell'aristotelismo passando attraverso sant'Agostino, Cusano, Campanella, Bacone, Galileo sino ad arrivare a Cartesio, Pascal, Arnaud, Spinoza e Malebranche. Ed è proprio dallo studio delle riflessioni degli "altri" pensatori che prende le mosse per un progetto ambizioso sul piano filosofico: mettere d'accordo l'unità e la molteplicità rifuggendo il meccanicismo e il panteismo e proponendo una visione organica della natura.
  • Bisogna quindi comprendere la concezione di "organismo" così come egli la intendeva: secondo Leibniz unità e molteplicità si compenetrano a vicenda, la parte poi, pur conservando le sue peculiarità funzionali, opera in funzione del tutto. Anche per quanto riguarda la coppia movimento-finalità la prospettiva introdotta da Leibniz  se da una parte mantiene integre le esigenze del meccanismo, dall'altra parte  oltrepassa il semplice meccanismo bidirezionale che va dalla parte al tutto e dal tutto alle parti. Per ciò che concerne la coppia materia-vita, la materia protende verso la vita e la vita si collega alla materia vitale secondo un forte rapporto reciproco in cui convivono attività e passività. Infine nella coppia presenza-tensione ogni parte si protende verso l'altra secondo un movimento che conosce intenzionalmente ogni propria azione. Appare evidente che nella concezione di organicità prospettata da Leibniz l'organismo ogni elemento ha la sua ragion d'essere nel tutto e il tutto in ogni singolo elemento. Ogni parte è organismo, tutta la realtà è organismo e sono organismi tutti i settori e i momenti della realtà.
  • Monade: l'aver prospettato la realtà, tutta la realtà, come organicità porta Leibniz a concepire uno strumento filosofico che spieghi l'origine del reale: il concetto di monade. Sotto questo punto di vista l'esigenza di Leibniz è la medesima che avevano i filosofi pre- socratici: trovare il principio primo (ἀρχή)  del reale,  ossia di un principio fondante e costitutivo che spieghi la complessità. La monade è per Leibniz un principio provvisto di attività, un centro dinamico da cui si irradia la forza, La monade è un centro semplice, stabile, non esteso e indivisibile. Non va confuso con l'atomo democriteo, in quanto Democrito ritiene che l'atomo sia dotato di materia mentre Leibniz pensa che la monade è priva di estensione e figura. Ciascuna monade non entra in contatto con le altre e secondo l'espressione utilizzata dallo stesso Leibniz: le monadi non hanno finestre. Così concepita la monade di Leibniz ha delle affinità con la "forma" aristotelica, si tratta quindi di un principio primo qualitativo e finalizzato al contrario (altra differenza con Democrito) degli atomi che non sono finalizzati e si muovono casualmente nella natura. Leibniz proprio pensando ad Aristotele utilizza, per connotare la monade, il termine " ἐντελέχει"   per indicare una realtà compiuta che è nel contempo forma e atto. La monade non si trova mai in uno stato di potenza in quanto ciò implicherebbe un cambiamento, un passaggio da uno stato ad un altro, ma è immutabile e immodificabile, la sua essenza rimane sempre eguale a se stessa. Solo Dio può modificare o distruggere la monade.
  • Differenza tra la monade di Spinoza e quella di Leibniz: Per Spinoza la monade è una sostanza cosmico-divina, provvista di pensiero e di estensione mentre per Leibniz è sostanza, forma, il principio primo attivo e spirituale della realtà, un ente metafisico che supera la realtà materiale.
  • Carattere immanente delle monadi: Abbiamo visto nelle righe precedenti che le monadi non comunicano tra di loro ma, secondo Leibniz,esplicano un'azione immanente nel senso che coesistono con la realtà e agendo nella realtà non sono elementi passivi. 
  • Non vi è azione di causalità tra le monadi: la natura semplice della monade ha come conseguenza l'impossibilità di concepire l'estensione, la monade non è una res extensa, inoltre il numero delle monadi è senza limiti nel duplice significato che non è limitato e che non è limitabile.
  • La monade come forza rappresentativa: la monade essendo pensiero è pensante, è uno specchio dell'universo capace di avere una vis repraesentativa in grado di percepire ed è proprio in questa attività che le percezioni sono legate l'una all'altra, ciò che precede è collegato a ciò che segue..
  • Il principio degli indiscernibili: Ogni monade è un unicum nel senso che è identica solo a sé stessa, tuttavia proprio perché non vi è mai una monade uguale ad un'altra, Leibniz elabora il principio degli indiscernibili in base al quale: "Tutto ciò che si presenta indiscernibile è identico".
  • Il principio di continuità: Pur valendo il principio degli indiscernibili, Leibniz ammette l'esistenza di una gerarchia tra le monadi per cui nell'universo si va dalla monade suprema (Dio) alle monadi-anime (l'uomo) sino alle monadi formate da corpi (le piante e gli animali). Il principium continuitatis così recita: il supremo dell'ordine inferiore è identico all'infimo dell'ordine superiore.
  • Il rapporto tra le monadi: Se non esiste un'azione causale tra una monade ed un'altra, come si verifica quell'armonia di cui Leibniz parla? Per spiegarla egli elabora la teoria dell'armonia prestabilita delle monadi ricorrendo a Dio: è Dio che all'inizio dell'esistenza prestabilisce l'armonia tra le monadi. Leibniz negando l'esistenza dell'azione transitiva tra le monadi è obbligato a ricorrere a Dio per giustificare la natura delle monadi.

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Leibniz

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