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8 luglio 2018 7 08 /07 /luglio /2018 06:02

L'uomo è un essere biologico e contemporaneamente un essere sociale - Claude Lévi-Strauss

Le strutture della parentela

Quando si parla di antropologia strutturalista è quasi automatico associarvi il nome di Claude Lévi-Strauss, lo studioso francese che ha fondato un metodo di approccio le cui  implicazioni  vanno ben al di là dell'antropologia culturale strettamente intesa  tanto che sarebbe più corretto parlare di strutturalismo come di una corrente di pensiero filosofica che ha avuto profonde influenze in diversi ambiti disciplinari: dalla linguistica alla letteratura, dalla filosofia alla sociologia Dal punto di vista delle fonti lo strutturalismo di Lévi- Strauss ha come punto di partenza le riflessioni del sociologo E. Durkheim e dell'antropologo F. Boas e le conclusioni a cui pervenne il linguista strutturalista R. Jakobson.

Claude Lévi-Strauss è stata un esponente di spicco della cultura europea della seconda metà del Novecento, la sua formazione di estrazione filosofica e sociologica ha senza dubbio influito nella formulazione della teoria strutturale della cultura. Il suo libro Le strutture elementari della parentela (1947), è ritenuto un testo fondamentale nella storia delle idee, una sorta di spartiacque di un nuovo modo di interpretare la cultura che, con Lévi-Strauss viene, vista come un complesso sistema simbolico necessario per la comunicazione. A Le strutture elementari della parentela, seguirono altre opere ritenute fondamentali nel settore dell'antropologia culturale: Tristi tropici (1955), Il pensiero selvaggio (1962) e i 4 volumi intitolati Mythologiques (1964-71).

 

L'analisi del linguaggio e le strutture elementari della parentela: Nell'affrontare lo studio delle strutture elementari della parentela Lévi-Strauss non fece un semplice elenco delle variabili esistenti seppur improntato da criteri di un'ordinata classificazione ma si pose come obiettivo quello di scoprire il principio sottostante da cui hanno origine gli stessi sistemi di parentela. Ma cosa sono i sistemi di parentela? Lévi-Strauss così li definisce:

"Intendiamo per strutture elementari della parentela i sistemi nei quali la nomenclatura permette di determinare immediatamente il giro dei parenti e quello degli affini; ossia i sistemi che prescrivono il matrimonio con un certo tipo di parenti; o, se si preferisce i sistemi che, pur definendo tutti i membri del gruppo come parenti, li distinguono in due categorie: coniugi possibili e coniugi proibiti. Riserviamo il nome di strutture complesse ai sistemi che si limitano di definire il giro dei parenti e che abbandonano ad altri meccanismi, economici e psicologici, il compito di procedere alla determinazione del coniuge. L'espressione « strutture elementari»   corrisponde dunque , in questo lavoro, a ciò che i sociologi chiamano abitualmente matrimonio preferenziale. (1)

Lèvi-Strauss è consapevole del fatto che una rigida distinzione tra i due sistemi non è possibile trovare sistemi di parentela che siano assolutamente elementari nel senso di matrimoni che si effettuano con il cugino prescritto. Come è noto Lèvi-Strauss elaborò la nota  teoria del matrimonio dei cugini incrociati in base alla quale individui di sesso maschile e femminile  appartenenti a due metà di un medesimo villaggio si sposano tra di loro dando origine da una intensa rete di scambi. Mentre nelle strutture elementari esiste una certa possibilità di scelta, questa è del tutto impossibile in strutture complesse dove la regola stabilisce in modo rigido che non si possono sposare individui appartenenti allo stesso gruppo biologico. Tuttavia - puntualizza Lèvi-Strauss - non è possibile nella pratica fare una netta contrapposizione tra i due sistemi in quanto esistono delle forme da lui definite ibride ed equivoche o perché i privilegi economici permettono di effettuare una scelta secondaria all'interno della categoria obbligatoria.

L'esigenza di esaminare i sistemi di parentela è legata all'esigenza di superare i limiti metodologici della sociologia comparativa. Lèvi-Strauss ne è consapevole al punto da dire in modo chiaro ed inequivocabile che i limiti della sociologia comparativa sono da un lato il fatto di isolare gli elementi dalla totalità privandoli di significato oppure di prendere in considerazione solo una parte di un determinato elemento. Il primo difetto viene imputato al Westermarck, il secondo al Durkheim, tuttavia per evitare questi inconvenienti, Levi-Strass afferma che bisogna seguire la strada tracciata da Marcell Mauss cogliendo le relazioni più complesse. Questioni metodologiche a parte, l'impianto concepito da Lévi- Strauss, pur tenendo in considerazione i contributi di altri studiosi è del tutto innovativo come appare del tutto originale la distinzione tra natura e cultura. L'opposizione tra cultura e natura - afferma lo studioso francese - non è né un dato oggettivo né un aspetto oggettivo dell'ordine del mondo, in realtà vi è una commistione tra il dato biologico costitutivo dell'essere umano e dell'aspetto culturale per cui le reazioni comportamentali di un determinato individuo dipendono sia dalle sue radici biologiche (natura) che da quelle sociali (cultura).

Per spiegare il meccanismo di come si formano i sistemi di parentela,  Lévi-Strauss parte dall'analisi strutturale del linguaggio tenendo in considerazione le conclusioni a cui arrivò lo Jakobson. Secondo Lévi-Strauss noi impariamo a esprimerci con le parole non attraverso un meccanismo di memorizzazione di un elenco chiuso di espressioni ma grazie a un processo che ci permette di sottoporre la materia prima del linguaggio  ad una trasformazione da cui si originano un numero illimitato di espressioni che hanno un significato compiuto. Il processo da cui si origina linguaggio non si impara semplicemente dal mondo empirico in altre parole va al di là della condizione esperienziale dell'individuo ma è una forma  a priori, è una sorta di principio regolatore di tutti i linguaggi possibili, già presente nell'intelletto  umano. È proprio questo principio regolatore esistente al livello inconscio che permette di creare non solo nuove espressioni e nuovi termini ma anche di apprendere lingue diverse. Lévi-Strauss tratta i rapporti sociali come un linguaggio costituito da simboli, questo linguaggio è un sistema di comunicazione che si manifesta  non solo attraverso gli aspetti verbali ma anche attraverso gli elementi empirici che costituiscono l'esperienza umana come possono essere ad esempio gli animali e le piante.  Ciascun settore dell'esperienza umana si presenta con delle categorie il cui significato non è immediatamente rilevabile ma che opportunamente decodificate si mostrano come basate sugli stessi principi regolatori da cui si origina il linguaggio. Questi principi regolatori sono delle costanti universali esistenti al livello inconscio riscontrabili in tutte le culture che  Lévi-Strauss denomina «categorie dello spirito umano». Volendo semplificare al massimo lo strutturalismo può essere definito come teoria degli opposti perché sono proprio gli opposti verbali e non verbali ciò che rivela il significato delle categorie invarianti della cultura. Sul piano filosofico la concezione di Lévi-Strauss segna uno stacco rispetto allo storicismo nella versione moderna che insiste sulla unicità e l'irripetibilità del fatto storico, per Lévi- Strauss al contrario un evento storico è una delle tante variabili in cui si possono presentare le categorie dello spirito umano, categorie che rimangono sempre uguali a se stesse, ovunque e in ogni cultura. Questa posizione porta a negare la visione della corrente evoluzionista per la quale la storia umana procede per fasi, questa visione bollata come "etnocentrica" è per Lévi-Strauss solo un modo per giustificare il proprio presente  facendo riferimento al passato.

Il metodo strutturalista venne applicato per studiare i sistemi elementari di parentela partendo dalla spiegazione del tabù dell'incesto che avrebbe un'origine culturale e non biologica e che si basa sull'idea che la proibizione di sposare donne consanguinee nasce dall'esigenza di comunicare con gruppi umani più vasti intessendo relazioni che sarebbe impossibile avere in un gruppo chiuso.

L'impostazione seguita da Lévi-Strauss ha cambiato profondamente la mentalità di tutti gli ambiti di ricerca che, dallo strutturalismo in poi,  non possono più prescindere dalle conclusioni a cui egli pervenne. Non bisogna dimenticare poi che l'influenza di Lévi-Strauss è stata così profonda e incisiva  su tutte le scienze umane che  qualsiasi studio sull'alterità, anche in un periodo come l'attuale in cui non esistono più "primitivi"  deve fare i conti con i punti fermi della linguistica strutturalista quando si tratta di analizzare il complesso dei linguaggi verbali e non verbali tipici di ogni sistema di comunicazione. 

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Note

1) Claude Lévi-Strauss, Le strutture della parentela,  Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1969 p.11.

 

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Published by Caiomario - in Antropologia Culturale

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