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19 ottobre 2012 5 19 /10 /ottobre /2012 06:52

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Quando si parla di Umberto Eco non è facile utilizzare un'apposizione che sia in grado di essere  davvero esaustiva, se si citano ad esempio Platone, Aristotele o Kant, la prima parola che viene in mente è: filosofi; quando si cita invece Eco si potrebbero utilizzare molte definizioni: filosofo, studioso, linguista, semiologo, politologo perché Eco è forse uno degli ultimi intellettuali che sa affrontare con originalità e impegno tutto ciò che riguarda l'attività dell'uomo nel suo rapporto con gli altri, ecco perché non è catalogabile. Dove Eco dia il meglio di sè è impossibile stabilirlo, una cosa però è certa: leggendo i suoi scritti e immergendosi nelle sue riflessioni, si impara sempre, non si può rimanere indifferenti e si vola in alto.

"A passo di gambero.Guerre calde e populismo mediatico" è libro che, nonostante raccolga una serie di articoli scritti in un arco temporale circoscritto che va dal 2000 al 2005, si pone oltre l'attualità contingente e che permette al lettore di riflettere sul significato della guerra, della storia, della politica e di tanti altri temi che costituiscono motivo di divisione. Senza voler per forza dare delle etichette a Eco, il  suo libro è una  sorta di filosofia della storia che parte da avvenimenti circoscritti nel tempo e che porta il lettore a fare continui riferimenti al passato rapportandolo con il  tempo presente. È quindi il pensiero umano che procede a passo di gambero o è il lettore che deve ritornare indietro (insieme ad Eco che fa da levatrice) per capire il presente?  Possiamo dire che entrambe le interpretazioni sono accettabili perché la storia (anche se sarebbe meglio dire il modo di pensare degli uomini) ci ha dato la sensazione di essere ritornata cronologicamente indietro prima dell'11 settembre 2000. Quello che è accaduto  è ormai storia, quello che invece è accaduto dopo nelle menti delle persone non può essere liquidato come un fatto accaduto in quanto sta producendo ancora oggi i suoi effetti.

Le guerre scatenate prima da Bush padre (la prima guerra del Golfo) e poi Bush figlio (Iraq ed Afghanistan)  hanno avuto degli effetti devastanti in termini di vite umane sacrificate in nome della lotta contro il terrorismo, ma lo scontro tra Oriente ed Occidente non è stato solo un fatto d'arme, è stato anche un modo di intendere il modo di condurre la guerra. Quando Eco parla di "paleoguerra" si riferisce al modo in cui la guerra era combattuta nel passato da due eserciti contrapposti  a capo dei quali vi era sempre un capo ben visibile e riconoscibile: Cesare, Annibale, Carlo Magno, Napoleone ecc. Le guerre sono state scatenate sempre da motivi economici, non lo si può negare, ma la guerra del passato anche se cruenta era riconoscibile, era frontale, diretta, chi combatteva sapeva che poteva morire: spada contro spada, lancia contro lancia; la morte era l'essenza stessa della guerra. Dalla prima guerra del Golfo si è invece affermata l'idea che il conflitto (degli occidentali) deve essere combattuto dall'alto cercando di non subire perdite. I fatti sono poi andati diversamente, gli statunitensi e i loro alleati hanno dovuto rivedere la loro strategia e sono stati obbligati a scendere a terra per conquistare militarmente il territorio. Gli americani hanno però fallito, le menti e i cuori non sono stati conquistati  e hanno fomentato il risentimento e l'odio.Sarebbe tuttavia fuorviante interpretare il richiamo fatto da Eco alle Crociate come una riproposizione di quelle idee, al contrario le guerre  intraprese dai due Bush e dai loro alleati sono state delle crociate a difesa delle fonti energetiche, le sole che permettono all'Occidente di vivere in prosperità. Eppure nonostante si sia parlato spesso a sproposito di guerra di civiltà, esiste una via d'uscita al conflitto permanente iniziato nel 2000, le strategie esclusivamente "militari" hanno dimostrato di essere del tutto insufficienti per risolvere i conflitti, anche perché con il tempo quelli che erano degli atti di terrorismo sono diventati nei fatti degli atti di resistenza contro il nemico "crociato".

Siamo in imbarazzo, non lo si può negare, dopo la crisi economica del 2008 che è partita dagli Stati Uniti e si è diffusa in tutto il mondo occidentale le categorie semantiche non possono rispondere a delle servitù linguistiche logore e prive di significato. Se l'economia occidentale ha bisogno di produrre all'infinito per sopravvivere è inevitabile che nasceranno altri conflitti e quelli più pericolosi sono quelli interni che neppure gli apparati repressivi potranno stroncare.

La domanda che dovremo farci dopo aver letto il libro di Eco è  la seguente: "perché gli statunitensi hanno voluto affrontare il terrorismo solo con il ferro? Perché una buona parte del mondo occidentale ha creduto che la risposta militare fosse la sola risposta possibile?"; a distanza di 12 anni dall'invasione dell'Afghanistan i talebani non sono stati sconfitti, anzi hanno riconquistato terreno e controllano molte aree del paese, parlare di resistenza può anche non piacere a molti ma è un dato di fatto, possiamo anche cambiare i termini usando parole come "terroristi" o "insorti" ma la sostanza non cambia. L'America dopo la Guerra del Golfo aveva annunciato che la politica sarebbe stata diversa, sappiamo che così non è stato. L'Italia poi che a causa della politica del governo Berlusconi ha affiancato gli americani nella guerra contro Saddam è uno dei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria partita dagli Usa nel 2008, insomma nei confronti degli ascari noi italiani fummo più riconoscenti, gli americani con noi non lo sono stati.

Un altro dei temi  affrontati da Eco riguarda la globalizzazione e quel fenomeno ad essa in parte legato che viene chiamato "privacy". La privacy abbiamo persa da tempo, la tecnologia usata a livello globale con la scusa della sicurezza ha tolto il velo anche all'intimità, ci controllano ovunque, il pensierometro è il nuovo strumento del Grande Fratello. Il Potere anonimo osserva, scruta, controlla e sanziona. L'idea che il mondo sia un grande supermercato popolato da consumatori ha fatto in modo che gli individui firmino dei fogli dove per avere un servizio o altro, autorizzano organizzazioni ed istituzioni a violare il proprio privato. Tutto è verificato e segnalato ed internet  si sta rivelando il più pericoloso strumento di controllo creato dall'uomo per controllare altri uomini.

Un potere così fatto potrebbe sembrare invincibile (è questa la tesi di Eco?), i fatti dimostrano che un Potere anonimo  così immenso si nutre del consumo di miliardi di persone, senza il consumo di cose inutili questo Potere si dissolve, la vera arma eversiva è quindi il non consumo. I paesi occidentali temono più del terrorismo le crisi finanziarie, hanno paura di una società che non consuma e non hanno armi per combattere la miseria che colpisce strati sempre più vasti delle loro popolazioni.  Sarebbe un tragico errore non comprenderlo.

In conclusione possiamo dire che gli spunti di riflessione non mancano, Eco riflette e fa riflettere, l'importante è non smettere di pensare e la lettura dell'opera è quello che ci vuole per risvegliare gli animi assorti.

 

      SCHEDA DEL LIBRO

 

  • Titolo: A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico
  • Autore: Umberto Eco
  • Editore: Bompiani
  • Anno di pubblicazione: 2006
  • Pagine: 349 

 

 

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Published by Caiomario - in Libri

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