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2 aprile 2014 3 02 /04 /aprile /2014 08:11

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Ci domandiamo quale sia il senso più importante dell'uomo e di quali cose potremo fare a meno (se costretti), forse la vista, è  pur vero che i non vedenti leggono attraverso il Braille, ma è altrettanto vero che i testi scritti in Braille sono una minima quantità rispetto all'immenso panorama di quello che gli uomini hanno fissato con la scrittura; uno dei libri per cui bisogna ringraziare di avere la vista è Areopagitica. Discorso per la libertà di stampa di John Milton. Un libro datato solo per quanto concerne la data di pubblicazione, ma ancora attuale per i contenuti ed in grado di stimolare riflessioni, di provocare domande e soprattutto di spiegare bene che cosa è la libertà di stampa, aggiungo che non è stato ancora scritto un libro nel quale si descrivono i modi in cui la stampa sotto sotto le vesti di un'apparente libertà dimostri il suo volto peggiore: quello della mistificazione e dello stravolgimento della realtà.

 

 

Il titolo completo dell'opera è il seguente:
   

Areopagitica. Discorso per la libertà di stampare senza licenza

 

vorrei soffermarmi , prima di entrare nell'argomento, su due aspetti: il primo riguarda la data in cui il libro è stato pubblicato, il 1644 ed è indicativo il fatto che questa esigenza da sempre si è presentata quando si è trattato di avere un confronto tra il potere politico e il pensiero libero; il secondo sul fatto che ancora oggi per pubblicare un giornale è necessaria l'autorizzazione del tribunale.
In Italia paese di antiche corporazioni e resistenze permane l'ordine dei giornalisti, cos'è l'ordine dei giornalisti? Una corporazione, non esiste negli Stati Uniti, nè in Gran Bretagna, nè in Germania ecc., qualcuno si è mai chiesto perchè non sarebbe concepibile in un paese anglosassone l'idea di dare una patente per scrivere? E perchè Indro Montanelli, uno dei migliori di sempre, era favorevole all'abolizione dell'ordine dei giornalisti (ho volutamente scritto ordine con la o minuscola) e perchè lui grande giornalista di razza, non voleva che si continuasse con questa assurda corporazione? Le ragioni sono complesse, ma una di queste ragioni certamente esiste ed è rintracciabile in quei concetti di libertà che anche John Milton ha contribuito a formare con questo libro che rimane incredibilmente attuale, nonostante siano passati quasi 370 anni dalla sua pubblicazione.

LA LIBERTA' DI STAMPARE E SCRIVERE

Milton pronunciò al Parlamento un famoso discorso in cui si trovano sostanzialmente le tesi espresse nel libro e a favore della libertà di stampare senza licenza, cosa significa senza licenza? Significa senza censura. E a chi si rivolgeva? Prima di tutto al potere politico e poi a quegli editori e coomercianti che sostituendosi allo stesso potere politico esercitavano la censura decidendo che cosa o non che cosa doveva essere pubblicato e scritto.

 

Nell'Inghilterra del XVII secolo esisteva, come ricorda l'ottimo Piero Ostellino nelle pagine introduttive, il sistema della Company of Stationers questo Società era una bella congrega di compagni di merende che decideva che cosa si doveve pubblicare, in pratica non esisteva un solo foglio che poteva essere pubblicato senza l' autorizzazione dei membri della Company of Stationers.

ANALOGIE CON IL PRESENTE

E' chiaro che oggi il controllo non si potrebbe esercitare attraverso queste forme primitive e rozze, ma il sistema di controllo esiste, solo che è più raffinato perché ha sviluppato strumenti a norma di legge, anche se qualche volta i membri delle nuove compagnie, non riescono a controllare tutto e telefonano in diretta durante le trasmissioni televisive, ma l'approccio è il medesimo, la libertà di parlare senza licenza esiste ancora, solo che viene attuata ricorrendo a delle soluzioni che possono fare molto più male del semplice divieto.

Potrei però fare riferimento al caso più emblematico degli ultimi anni, quello di Enzo Biagi che nel suo libro Quello che non si doveva dire, ha ripercorso i retroscena di quell'episodio conosciuto con la colorita espressione di "Editto bulgaro", quell'episodio non dovrebbe essere dimenticato perchè la censura, oggi, usa l'arma della querela e della richiesta di risarcimento dei danni e, se non basta, chiede che i giornalisti che pubblicano quello che non si deve pubblicare, finiscano in carcere ( così un noto parlamentare e avvocato penalista ha chiesto in occasione della approvazione sul ddl sulle intercettazioni).


Platone era contrario ad ogni censura

 

Nel 1644 Milton si domandava perchè Platone fosse contrario ad ogni censura? E perché nella sua ipotetica Repubblica non c'era spazio per questo tipo di leggi? Per un motivo semplice, se lui si fosse fatto sostenitore di quei provvedimenti avrebbe prima di tutto censurare se stesso.

Scrive Milton a questo proposito che se si pretende di regolare la stampa per correggere i costumi, dobbiamo regolare tutti gli svaghi e i passatempi, tutto ciò che è estremamente gradito
all'uomo. Nessuna musica deve essere ascoltata, nessun canto venir scritto o
cantato eccetto ciò che è solenne e dorico. Ci dovrà essere una censura per i
danzatori in modo che nessun gesto, movimento, contegno venga insegnato ai
giovani tranne ciò che ai censori sembra degno (1)

Se tutti i villaggi dovessero avere i loro ispettori che cosa accadrebbe?

Scrive Milton:

Anche i villaggi dovrebbero avere i loro ispettori per indagare che cosa legga il suonatore di cornamusa e di ribeca e giungere fino alla ballata e alla gamma di ogni violinista comunale, perchè queste sono le Arcadie del villico e i suoi Montemaggiori

Trovo queste parole di una straordinaria attualità perché il problema è irrisolto ovunque: Russia, Cina, tutti i paesi arabi e moltissimi di quelli occidentali non permettono di manifestare liberamente il proprio pensiero, perrhé questo accade dipende solo dal fatto che ogni regime pensa che controllando il pensiero possa perpetuarsi all'infinito, ma se questa tendenza è scontata in quei sistemi, è alquanto preoccupante che nei cosiddetti paesi liberi esista una sorta di imprimatur non ufficiale che controlla tutto e tutti.

SULLA LIBERTA' DI ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE NEL WEB

 

Fino a dove si può arrivare? Oggi tutti possono scrivere di qualunque cosa, ma è assolutamente falso pensare che possano scrivere ovunque, sfido chiunque a trovare anche su internet un solo sito controllato che pemette di scrivere qualunque cosa, la dimostrazione sta nel fatto che facebook spesso rimuove delle opinioni che affrontano temi sensibili o che criticano esponenti della politica;  in una puntata di Report sono stati intervistati diversi utenti a cui è stato cancellato l'account perchè hanno affrintato dei temi che non potevano essere assolutamente toccati, in pratica è presente un software che individua le parole chiave e segnala i contenuti cosiddetti sensibili, dopo di chè si procede alla cancellazione delle opinioni e a revocare l'account; non sto parlando di frasi offensive e denigrative, ma di argomenti che non possono essere affrontati.

IL DIRITTO D'AUTORE SECONDO MILTON

Il 16 giugno 1643 venne promulgata una legge che prevedeva un preventivo controllo sulla stampa, ma siamo nel 1643, non c'era ancora stata la Rivoluzione francese e poassiamo comprendere ( ma non giustificare) tali misure, ma un altro problema si presentava e Milton forse è il primo che lo ha affrontato e ancora oggi si presenta come un nodo irrisolto soprattutto per quanto riguarda il web.
Nel 1709 venne promulgata una legge il Copyright Act che metteva al riparo le opere di autore dal rischio di plagio per 14 anni, si trattava senza dubbio di una novità, in quanto nel '500 e nel' 600 esisteva un istituto che riconosceva come proprietario solo colui che per primo aveva stampato un testo.

 Siamo ritornati all'istituto dello stationer: la legge italiana prevede che si possano cedere i diritti d'autore, ma naturalmente questa cessione segue le regole del mercato; Milton fu sicuramente un anticipatore dei tempi perchè si rese conto quanto fosse importante tutelare le opere dell'ingegno e parla letteralmente di diritti d'autore scrivendo:

solo mi auguro che questi (i poveri) non vengano resi pretesti d'abuso per perseguitare uomini onesti e laboriosi che non violano la legge sotto nessuno
di questi due profili (2)

 

Ecco i poveri e gli onesti: oggi talune organizzazioni remunerano con pochi euro scritti che vengono ceduti e su cui si perdono definitivamente i diritti d'autore, i profitti di queste organizzazioni sono altissimi e sotto il ricatto di una pronta remunerazione privano il vero autore della possibilità di poter usare ancora lo scritto del quale ha l'autentica paternità.

Milton scriveva nella seconda metà dell XVII secolo, noi viviamo nel XXI, sarebbe forse il caso di dire a qusti signori di pagare la cessione dei diritti d'autore o di scriversi gli articoli per conto loro.
E' bene sapere che i primi processi sulla proprietà di un testo avvennero proprio in Inghilterra e oggi il problema si ripresenta in tutta la sua urgenza, visto che il 90% dei testi presenti sul web non ha un contenuto originale, ma attinge da altre fonti e tutto quello che viene pubblicato sul web, (compreso questo scritto) sarà saccheggiato da altri che lo rimanopoleranno a loro proprio uso.

In base al discorso che Milton porta avanti, viene da domandarsi che cosa avrebbe pensato dei social network? Possiamo solo fare delle ipotesi a riguardo, ma quando parla dei villaggi con i loro ispettori e di regolare la stampa per correggere gli errori; forse il suo giudizio sarebbe oggi  negativo nei confronti di queste entità che sanno tutto di noi e che usano le nostre abitudini come merce di scambio. Gli utenti hanno in realtà solo l'illusione di essere liberi, molto  poi ci sarebbe da dire su una sua idea che trovo molto efficace.

 

A tal proposito scrive infatti  Milton:

 

Ci sono molti che si dolgono della divina provvidenza perchè lasciò peccare Adamo - sciocchi! Quando Dio gli diede la ragione, gli diede la libertà di scegliere, perchè ragione non è altro che scelta, se non sarebbe stato solo un
automa, un Adamo come appare nei teatri delle marionette (3).

 

 In conclusione consiglio la lettura di  questo testo perchè la libertà di stampa non può essere in mano a nessun censore e solo la ricchezza del pensiero di ciascuno può impedire ad una società di rimanere in una palude dove tutto è sempre eguale e non cambia niente.

 

 

Prezzo: Il libro l'ho pagato 1,50 euro, un prezzo molto basso solo perchè era in allegato al Corriere della Sera, online vi sono diverse offerte a prezzi contenuti ma decisamente superiori.

 

Note

(1) Pag 34.
(2) Pag. 14
(3) Pag 35

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Articolo di proprietà dell'autore, pubblicato altrove

 

 

 

 

 

 

 

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Published by caiomario - in Filosofia

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