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7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 20:19

 

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/41099823@N00/3836397170

Un monumento alla storia sociale americana

 


E' così che è stata commentata sinteticamente Spoon River
Anthology, pubblicata per la prima volta a puntate nel quoti-
diano Ready's Mirror di New York nel 1914 e poi raccolta in
un volume nel 1915 dall'editore Mc Millian; in Italia venne pub-
blicata solo nel 1943 con la traduzione della bravissima Ferdi-
nanda Piovano: molte edizioni successive si rifaranno a questa
eccellente traduzione della grande scrittirice e poetessa scom-
parsa recentemente nel mese di agosto del 2009.

L'edizione in mio possesso è stata curata e tradotta da Letizia
Ciotti Miller critico letterario e ottima traduttrice di letteratura in-
glese che è riuscita a conservare il fascino della originale.

 


Quando nel 1909 Edgar Lee Masters ricevette l ' Antologia 
Palatina la famosa raccolta di epitaffi ed epigrammi greci,
ne subì il fascino a tal punto che decise di scrivere un'antolo-
gia moderna anche ispirato dal cimitero della città di Peter-
sburg dove visse fino all'età di undici anni e dai racconti del-
la madre sui segreti dei cittadini della piccola cittadina del
Menard.

L'antologia comprende 244 epitaffi che è un'iscrizione sepol-
crale, un 'epigrafe contenente le lodi dell'istinto, spesso questi
epitaffi sono così sperticati da apparire palesesemente falsi,
si dice difatti più falso di un epitaffio proprio per indicare
una persona bugiarda o uno scritto falso.
Un significato quindi, completamente diverso da quello che
aveva in origine nel mondo greco quando l'epitaffio era 
utilizzato come elogio funebre per i morti in battaglia.


E' importante precisare il significato di epitaffio perchè per
Edgar Lee Masters l'utilizzo di questo termine non va in-
teso come è inteso nel nostro linguaggio comune ma come
epigrafe usata al contrario per ridicolizzare vizi privati e
pubblici degli abitanti puritani che avrebbero potuto essere
non solo quelli di Hoak Hilss ma di qualsiasi cittadina della
provincia americana.

Vediamo un esempio di una di queste epigrafi:

Hod Putt

Qui giaccio accanto alla tomba
del Vecchio Bill Piersol
che s'arrichì commerciando con gli indiani, e che
più tardi profittò della legge sulla bancarotta
e ne riemerse più ricco che mai.
Io, per me, stanco della fatica e della povertà
e vedendo come il Vecchio Bill e altri s'arricchivano,
derubai un viaggiatore una notte vicino al Boschetto di Proctor
uccidendolo per caso mentre gli rubavo
per cui fui processato e impiccato,
quello fu il mio modo di fare bancarotta.
Ora noi che, ognuno a suo modo, profittammo della legge
sulla bancarotta,
dormiamo in pace uno a fianco all'altro.

Semplicemente straordinario pace all'anima sua ma il Signor
Hod Putt in vita non era uno stinco di santo!!

 

 

Quando Fabrizio de Andrè pubblicò nel 1971 l'album
Non al denaro, nè all'amore, nè al cielo si ispirò
liberamente al capolavoro di Edgard Lee Masters,
straordinaria fu in quell'antologia del cantautore genovese
la caratterizzazione dei personaggi, una fra tutte quella
intitolata Un giudice:

E allora la mia statura
non dispensò più buon umore
a chi la sbarra in piedi
mi diceva Vostro Onore
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.

 


Ed è proprio Lee Masters che aveva scritto un epitaffio
al giudice Sealah Lively e come vediamo dall'incipit.
questo sembra proprio essere il giudice descritto da De Andrè:

Immaginate di essere alto un metro e cinquantotto.
..................................e Immaginate poi
che sia diventato Giudice di Contea.
E jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney, e tutti i giganti
che vi avevano schernito, fossero obbligati a stare in piedi
davanti al banco e dire Vostro Onore
Beh, non credete che fosse naturale
che gli rendessi la vita diffcile?

 

Straordinarie assonanze quelle di De Andrè con Edgar Lee 
Masters che seppe come il maestro mettere alla berlina
il conformismo, l'ipocrisia e i comportamenti di personaggi
che sono assurti a simbolo assoluto di quello che in vita
vita era un loro vizio o una loro colpa.

Nota finale 
Se vi piace De Andrè vi piacerà anche questo libro di

 

Edgar Lee Masters, entrambi con sarcasmo e ironia
seppero prendersi gioco di vizi privati e pubbliche
virtù.

 

Opinione già pubblicata anche altrove

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