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23 dicembre 2012 7 23 /12 /dicembre /2012 05:32

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/33746011@N03/3545865687 (album di come cane in austostrada)

PREMESSA 

Lo studio della storia ci porta in contatto con il nostro passato più o meno recente, spesso abbiamo l'impressione di avere a che fare con fatti, circostanze e personaggi che rimangono solo dei segni d'inchiostro sulle pagine di un libro scolastico e man mano che scorriamo i capitoli di un testo tutto ciò che viene raccontato pare solo un grande racconto dove sembrano susseguirsi solo dei periodi che per noi, il più delle volte, non significano niente. 
Quando però si parla di fatti e circostanze vicini nel nostro tempo contemporaneo la nostra prospettiva cambia e ci sentiamo più coinvolti soprattutto quando sono ancora in vita le persone che hanno vissuto nel bene e nel male quelle circostanze. 


AUGUSTO SECONDO SPINOSA, RITRATTO IMPIETOSO DI UN IMPERATORE 


"Augusto. Il grande baro" è un libro scritto dal giornalista storico Antonio Spinosa pubblicato per la prima volta nel 1996 nella collana "Le Scie" e successivamente nel 1998 nella collana Oscar per le edizioni Mondadori; il libro è stato poi più volte ristampato ed è facilmente reperibile sia in libreria che online. 
La nostra lettura partecipata di questo bel libro di Antonio Spinosa non è però esente da una certa perplessità per il paragone tra la figura di Cesare Augusto e quella di Benito Mussolini; la storia -per quanto possa essere suggestiva la teoria dei corsi e ricorsi di Vico- non si ripete mai nello stesso modo nonostante le forme possano indurre nell'errore i meno cauti inclini a stabilire parallelismi tra epoche diverse. 
Che Mussolini avesse l'ambizione di continuare l'opera dei Cesari è un fatto noto, ma è meno noto il fatto che già gli oppositori del Fascismo avessero in un certo modo rafforzato le ragioni del capo del Fascismo paragonando la sua presa del potere a quella di Tiberio Augusto.

Probabilmente il giudizio dello storico Arnaldo Momigliano (riportato da Spinosa e da lui condiviso) non dispiaceva a Mussolini, paragonare la sua presa del potere con quella di Augusto forse era gradita al Duce anche se, per gli oppositori del fascismo, questo parallelismo serviva per mettere in evidenza la spregiudicatezza e il cinismo di Mussolini.
Per chi oggi si aggira nelle strade di Roma, è facile incontrare le vestigia del passato ed imbattersi in marmi ingrigiti un tempo coloratissimi, così come è facile trovare delle statue più recenti che risalgono al periodo del ventennio mussoliniano. Spinosa nel suo parallelismo ricorda che proprio davanti al Foro, sorge una statua bronzea che venne fatta innalzare da Mussolini in onore ad Augusto nel segno di una continuità con un passato che si voleva riportare in auge. Sappiamo però come le cose sono andate, gli italiani del Ventennio mussoliniano non erano e non potevano essere gli antichi Romani e di questo se ne accorse presto lo stesso Mussolini che tentò di cambiare il modo di pensare gli italiani fallendo però nel suo intento.  
Spinosa non sbaglia a nostro parere nel dire che il Fascismo ha preso molto dalla Roma di Augusto, del resto questo voleva Mussolini e ciò era la parte fondante del Fascismo, ma le analogie con il passato finiscono col fermarsi alle forme. 

LE ORIGINI DI TIBERIO: ANTENATI PLEBEI CHE PROVENIVANO DA VELLETRI 


Leggendo il libro di Spinosa si apprendono molti particolari poco noti su Ottavio (Augusto) a partire dalle sue origini che erano plebee: il nonno era un fabbricante di cordami e il padre era una sorta di intrallazzatore che procurava voti a questo o quel candidato; quello che però più colpisce era il fatto che i suoi antenati non provenissero da Roma città ma dalla zona di Velletri; insomma il primo dei Cesari era un provinciale che proveniva dalla campagna romana, i cui progenitori praticavano delle umili professioni e se il padre di Mussolini era un fabbro di Predappio, gli antenati di Tiberio erano mugnai. 

Nella sua gradevole ed interessante esposizione Spinosa con tono discorsivo racconta l'infanzia di Ottavio fino ad arrivare al 15 marzo del 44 a.C., la data fatidica che segnerà il passaggio dalla Roma di Cesare a quella dei Cesari ed Ottavio fu il primo dei Cesari assumendo il nome di: Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. 

Il racconto di Spinosa è sempre appassionante, la narrazione dei fatti si mantiene sul piano discorsivo e leggendo il libro pare di trovarsi davanti ad una pagina di Svetonio, l'antico storico dei Cesari dal quale apprendiamo molti fatti ai quali fanno riferimento anche gli storici moderni che tuttavia hanno cercato di filtrare quanto lo stesso Svetonio raccontò con spirito partigiano.
Spinosa rivisita la figura di Augusto svelando torbidi raggiri del suo modo di agire, ne esce fuori il ritratto di un imperatore spregiudicato che si servì degli intellettuali dell'epoca: da Virgilio ad Orazio passando per Ovidio. 
Niente lasciò al caso il primo imperatore di Roma che a soli vent'anni si fece nominare console e che contrastò con ogni mezzo gli anticesariani in nome di una pax che significò spesso fare tabula rasa di ogni opposizione.

A volte la storia si ripete ma da tragedia si può trasformare in farsa. Teniamone conto! 


"Augusto. Il grande baro" di Antonio Spinosa è un bel libro scritto bene con un linguaggio comprensibile che stimola il senso critico del lettore. Ne consigliamo pertanto la lettura.

 

Articolo dell'autore pubblicato in forma modificata anche altrove.

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Published by Caiomario - in Storia

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