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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 07:21

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/33083165@N02/3524215927 (album di ReservasCoches.com)

 

 

 

 

"Augusto. Il grande baro" è un libro scritto dal giornalista storico Antonio Spinosa pubblicato per la prima volta nel 1996 nella collana "Le Scie" e successivamente nel 1998 nella collana Oscar per le edizioni Mondadori; il libro è stato poi più volte ristampato ed è facilmente reperibile sia in libreria che online. Anticipando il mio giudizio sull'opera devo dire che mi è piaciuto proprio per i motivi che ho illustrato nella premessa: Spinosa parla del passato ricollegandosi alla nostra storia recente. 
La mia lettura partecipata di questo bel libro di Antonio Spinosa non è però esente da una certa perplessità per il paragone tra la figura di Cesare Augusto e quella di Benito Mussolini; la storia -per quanto possa essere suggestiva la teoria dei corsi e ricorsi di Vico- non si ripete mai nello stesso modo nonostante le forme possano indurre all'errore i meno cauti inclini ai parallelismi tra epoche diverse. 
Che Mussolini volesse continuare l'opera dei Cesari è un fatto noto, ma è meno noto il fatto che già gli oppositori del Fascismo avessero in un certo modo rafforzato le ragioni del capo del Fascismo paragonando la sua presa del potere a quella di Tiberio Augusto. Probabilmente il giudizio dello storico Arnaldo Momigliano (riportato da Spinosa e da lui condiviso) non dispiaceva a Mussolini, paragonare la sua presa del potere con quella di Augusto probabilmente era cosa gradita al duce. 

Per chi oggi si aggira nelle strade di Roma, è facile incontrare le vestigia del passato ed imbattersi in marmi ingrigiti un tempo coloratissimi, così come è facile trovare delle statue più recenti che risalgono al periodo del ventennio mussoliniano. Spinosa nel suo parallelismo ricorda che proprio davanti al Foro, sorge una statua bronzea che venne fatta innalzare da Mussolini in onore ad Augusto nel segno di una continuità con un passato che si voleva riportare in auge. Sappiamo però come le cose sono andate, gli italiani del Ventennio mussoliniano non erano gli antichi Romani e di questo se ne accorse presto lo stesso Mussolini che tentò di cambiare il modo di pensare gli italiani fallendo però nel suo intento. 
Spinosa non sbaglia a mio parere nel dire che il Fascismo ha preso molto dalla Roma di Augusto, del resto questo voleva Mussolini e ciò era la parte fondante del Fascismo, ma le analogie con il passato si fermano alle forme. 

LE ORIGINI DI TIBERIO: ANTENATI PLEBEI CHE PROVENIVANO DA VELLETRI 


Leggendo il libro di Spinosa si apprendono molti particolari poco noti su Ottavio (Augusto) intanto a partire dalle sue origini plebee, il nonno era un fabbricante di cordami e il padre era una sorta di intrallazzatore che procurava voti a questo o quel candidato, quello che però più colpisce era il fatto che i suoi antenati non provenissero da Roma città ma dalla zona di Velletri. Insomma il primo Imperatore di Roma era un provinciale che proveniva dalla campagna romana, i cui progenitori praticavano delle umili professioni e se il padre di Mussolini era un fabbro di Predappio, gli antenati di Tiberio erano mugnai. 

Nella sua gradevole ed interessante esposizione Spinosa con tono discorsivo racconta l'infanzia di Ottavio fino ad arrivare al 15 marzo del 44 a.C., la data fatidica che segnerà il passaggio dalla Roma di Cesare a quella dei Cesari ed Ottavio fu il primo dei Cesari assumendo il nome di: Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto. 

Il racconto di Spinosa è sempre appassionante, la narrazione dei fatti si mantiene sul piano discorsivo e leggendo il libro pare di trovarsi davanti ad una pagina di Svetonio, l'antico storico dei Cesari dal quale apprendiamo molti fatti che poi gli storici successivi hanno ripreso seppur criticandone l'impostazione di parte. 
Spinosa rivisita la figura di Augusto svelando torbidi raggiri del suo modo di agire, ne esce fuori il ritratto di un imperatore spregiudicato che si servì degli intellettuali dell'epoca: da Virgilio ad Orazio passando per Ovidio. 
Niente lasciò al caso il primo imperatore di Roma che a soli vent'anni si fece nominare console e che contrastò con ogni mezzo gli anticesariani in nome di una pax che significò spesso fare tabula rasa di ogni opposizione. A volte la storia si ripete ma da tragedia si può trasformare in farsa. Teniamone conto! 


"Augusto. Il grande baro" di Antonio Spinosa è un bel libro scritto bene con un linguaggio comprensibile che stimola il senso critico del lettore. Ne consiglio pertanto la lettura.

 Augusto un baro che utilizzò ogni mezzo per prendere il potere e per mantenerlo....fu così

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Published by Caiomario - in Storia

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