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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 05:48

...E INNASSIUS ARRAS COSA VI HA FATTO? 

"Colombi e Sparvieri" tra i libri meno noti di Grazia Deledda ed è quello più atipico in quanto l'autrice sarda affronta, con un taglio che non si ritrova in altre opere, temi di natura sociologica che probabilmente appartengono ad una fase che potremmo definire sperimentale. 
Il libro affronta in maniera cruda il tema dell'organizzazione sociale barbaricina attraverso la storia di due famiglie che vivono rispettando delle regole condivise e convissute che normano i rapporti sociali ed individuali, un descrizione quella della Deledda bellissima che non è eccessivo definire omerica per le somiglianze che si ritrovano tra quella Sardegna dell'inizio del Novecento e il mondo greco cantato da Omero. 
La storia si svolge nel paese di Oronou (Orune), un paese che la Deledda descrive con una rara efficacia descrittiva e con una capacità di sintesi che solo i grandi scrittori, refrattari alla prolissità, hanno. 

Oronou in una giornata di freddo, dopo una settimana di nevischio e di pioggia, una scena quasi leopardiana di "quiete dopo la tempesta", casette che si arrampicano lungo un percorso in salita, arroccate come i suoi abitanti, l'immancabile piazza del paese con i vecchi seduti nelle panchine, vecchi sfaccendati ormai inattivi che trascorrono le loro giornate ad osservare, immagine sempre eguale a se stessa che potremmo ritrovare in ogni latitudine e in ogni tempo. 
Eppure specifica la Deledda questa è una situazione del tutto nuova perchè un tempo i giovani e i vecchi erano affacendati nel difendere la propria roba per "salvaguardarsi dai nemici". 
Una piazza che potrebbe essere raffigurata pittoricamente: i vecchi "seduti all'orientale", immobili che tacciono che paiono morti prima di esserlo e poi gli uomini che giocano alla morra. 

UOMINI BARBUTI E DONNE VESTITE ALLA ARABA 

Uomini che la Deledda descrive come barbuti, rossi in viso e con gli occhi nerissimi, vestiti con cappotti di orbace e donne imbaccucate come le arabe con delle lunghe sottane nere che vanno avanti ed indiero per riempire le loro brocche, una scena di una Sardegna antica che comunque si sarebbe potuta trovare in moltissimi paesi almeno fino alla fine degli anni '60. 

JORGI RICORDA 

Spesso si fa riferimento al racconto retrospettivo come tecnica narrativa, la Deledda vi ricorre per parlare della storia dopo averci introdotto nella povera stamberga del personaggio principale del racconto, Jorgi, anche qui grazie allo stile narratorio pare di vedere questo scorcio di paese: una casa arroccata che si raggiunge dopo aver precorso un viottolo, una casa che appare un "luogo triste e deserto", una scaletta senza ringhiera con dei gradini rovinati e poi la camera in cui si trova Jorgim una camera bassa con le pareti dello stesso colore del pavimento e le pareti nere per la fuliggine, una camera spoglia con una cassapanca nera e un 
letto di legno in cui si trova il malato, Jorgi e Jorgi ricorda............ 

JORGI E COLUMBRA 

La storia di un amore impossibile tra due giovani, Jorgi e Columbra, è anche la storia di due famiglie vissute tra i rancori e l'odio, in queste due famiglie si stagliano due figure gigantesche, quella di Innassius Arras, un latitante che si è dato alla macchia e che rifiuta qualsiasi accordo con la famiglia rivale e quella di un despota arrogante e sarcastico, zio Remundu il nonno di Columbra. 
Una sorta di promessi sposi in salsa barbaricina che l'abilità della Deledda riesce a presentare ambientandola nello splendido paesaggio della zona di Orune e dove ogni personaggio, anche quello che svolge un ruolo da comprimario, riesce ad affascinare per la sua umanità come per esempio zia Giusè che va a trovare Jorgi malato per dargli conforto e gli dice: 

"Nessuno di noi può dirsi senza peccato! Dire il contrario è già un peccato di superbia di ribellione a Dio. E uno come voi, ammettiamo pure calunniato, perseguitato che non riconosce la mano di Dio (Egli solo sa i suoi fini) e si ribella e grida contro quel Divino volere che ha guidato e fatto soffrire lo stesso Cristo, ebben, dico uno che opera così fa più male col suo cattivo esempio che se avesse davvero commesso il male in cui lo accusano

Jorgi è stato calunniato da ziu Remundu, di essere un ladro, non si da pace, si ammala ma non riesce ad accettare una situazione che lo sta portando alla tomba ma non riesce soprattutto ad accettare il consiglio di zia Giusè............ 

come finirà.?..........L'invito è di leggere il racconto. 

 

IL RUOLO DEI LATITANTI 

In questa società matriarcale quale era il ruolo dell'uomo? L'attività agro-pastorale assorbiva gran parte delle energie ed era un'attività esclusivamente maschile, la struttura dei villaggi era rigidamente gerarchica e un ruolo inportante era svolto dai capi clan, chi erano i capi clan? 
I capi clan era di solito latitanti accusati di vari delitti che appartenevano alle famiglie più potenti del paese, vivevano nelle macchie e continuavano ad impartire ordini alle due fazioni, di solito questa latitanza era tollerata dalle autorità e non impediva ai latitanti di partecipare a matrimoni o ad altri eventi importanti, molti di questi "delitti" erano di solito legati a problemi di proprietà e di pascolo e niente avevano a che fare con i fenomeni delinquenziali di altre realtà che spesso si confondono ma non appartengono alla storia dei sardi. 
I sardi non sono mai stati estortori e non hanno mai praticato violenza contro la loro gente........ 

Un bellissimo racconto di Grazia Deledda, tra i meno noti che consentirà al lettore di apprezzare non solo lo stile della scrittrice nuorese ma anche le figure di questi personaggi come quello di Inassius Arras che la Deledda così magnificamente descrive: 

"Alto e rigido sul suo cavallo.........un uomo imponente, dritto, dagli occhi d'un nero verdognolo, brillanti e minacciosi. La pelle del suo viso dal profilo ebreo, ricorda la scorza delle quercie ed anche la folta capigliatura grigia e la lunga barba a ciocche nere e giallastre hanno qualcosa di vegetale" 

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Published by Caiomario - in Libri

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