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5 aprile 2014 6 05 /04 /aprile /2014 07:52

NIETZSCHE

 

IL TRAGICO DESTINO DEL FILOSOFO SOLITARIO

Nell'ultimo capitolo di Al di là del bene e del male intitolato "Che cos'è aristocratico", Nietzsche indica nell'essere solitario l'unica strada percorribile per dedicarsi a quella "gioia del cuore" quale unico modo per  evitare qualsiasi contatto con l'inattualità dei valori che la collettività degli uomini voleva subire.
Un distacco che può anche essere inteso come una sorta di annientamento in quanto non era possibile possibile trovare amici con cui avere delle corrispondenze nè tantomeno nobili che possedessero quelle caratteristiche che lui riteneva necessarie per andare oltre, questo desiderio di distacco e di separazione lo porterà ad affermare che "la profonda sofferenza rende nobili; essa divide".
In Al di là del bene e del male il concetto della maschera trova la sua teorizzazione completa  che porterà il filosofo tedesco ad elaborare l'idea di fraintendimento in base alla quale dietro le opere dei veri nobili ( gli aristocratici) si nascondono i veri istinti e le opere stesse sono solo delle maschere.
Il vero aristocratico (inteso sempre in senso spirituale) è quello che non sente alcun bisogno di esserlo anzi chi crede di essere aristocratico in realtà non lo è affatto.
Quest'idea dell'essere aristocratico come colui che segue solo la sua natura e compie il distacco dal mondo, sarà una delle idee più affascinanti che è stata (ed è) presa a modello da tutti coloro (artisti, intellettuali) che vogliono andare controcorrente; in questo sta il vero pericolo del fraintendimento e parodossalmente nonostante Nietzsche abbia messo in guardia il lettore di non fermarsi alla maschera, molti prendono di Nietzsche la parte più superficiale, scindendo dal contesto originario frasi e pensieri che spesso vengono prese a modello per questa o quella corrente di pensiero modaiola che deve servire questa o quell'ideologia.

In Ecce homo Nietzsche scrive «Ho una paura terribile che mi facciano santo» ed effettivamente la santificazione del filosofo di Eilenburg è uno dei pericoli più insidiosi che lui stesso temeva, ecco perchè la divulgazione filosofica quando semplifica troppo, può portare a delle vere e proprie aberrazioni, ben diverse invece solo le letture di Nietzsche in chiave mitica che passano attraverso altre mediazioni culturali e che comunque fanno riferimento a tematiche famose della filosofia nietzschiana.

UN'OPERA TEMPESTOSA E PASSIONALE

Nel 1888 Nietzsche scrive Ecce homo è un'opera scritto in un momento di grandi turbamenti dovuti ad una malattia che gli procurava sempre più frequenti segni di squilibrio e di scissione completa dalla realtà.
È importante comunque non arrivare allo stereotipo che porta a semplificare anche questo aspetto, comunque importante della vita di Nietzsche, affermando che "Nietzsche era diventato pazzo"; il fatto che le sue condizioni psicologiche si sovrapposero ai suoi pensieri è una condizione ormai acclarata dai biografi e dagli esegeti ma comunque"Ecce homo non è altro che il risultato finale  della produzione nietzschiana e non solo dal punto di vista cronologico.
L'aver scritto tra la primavera del 1888 e i primi giorni del 1889 ben quattro opere è il segno che Nietzsche, abbandonata la fase della elaborazione ordinata del suo pensiero, abbandonasse quel criterio comunque organico, per quanto mai sistematico, che lo aveva condotto ad elaborare opere comunque ben organizzate.


L'OPERA CHE PRESENTA AL MONDO COME E' NIETZSCHE

Nel prologo dell'opera Nietzsche afferma, «Poichè prevedo che fra breve dovrò presentarmi all'umanità di fronte alla più grave esigenza che mai le sia stata proposta, mi sembra indispensabile dire chi sono io»
Nietzsche decide di gettare la maschera e si lamenta del fatto che: «la sproporzione fra la grandezza del mio compito e la piccolezza dei miei contemporanei si è dimostrata nel fatto che questi non mi ascoltano, e neppure mi vedono.............In queste circostanze io ho un dovere, contro cui si rivoltano in fondo, le mie abitudini, e ancor più la fierezza dei miei istinti, e cioè quello di dire: Ascoltatemi! Perchè sono questo o quello. E soprattutto non scambiatemi per altro!» (Friedrich Nietzsche, Ecce homo, Ditirambi di Dioniso, Nietzsche contra Wagner, Poesie e scelta postumi 1888.1889, Mondadori, 1977,p.5)
Da queste parole emergono delle premesse che spiegano anche lo spirito dell'opera e che possiamo così sintetizzare.

*Nietzsche si sente investito da un grande compito che è sproporzionato rispetto al pensiero dei contemporanei.

*I suoi contemporanei sono inadeguati a comprendere quanto da lui sostenuto.

*Esplicitare ulteriormente il suo pensiero è un dovere ma è anche una spinta dovuta alla fierezza dei suoi isitinti.

*Consapevole di essere poco ascoltato, invita gli spiriti liberi ad ascoltarlo per rivelare se stesso, gettando la maschera, ogni maschera che fino ad allora avrebbe potuto creare dei fraintendimenti.

"PREFERIREI ESSERE UN SATIRO PIUTTOSTO CHE UN SANTO"

Dichiarandosi per l'ennesima volta seguace di Dioniso e non come colui che vuole migliorare l'umanità, Nietzsche afferma che il suo unico e vero obiettivo è rovesciare gli idoli parola, come da lui stesso esplicitato, usata per indicare gli ideali.
Gli ideali a cui fa riferimento sono il mondo finto, quello rappresentato dai filosofi che hanno preso in giro l'umanità, dai commedianti della parola come Platone ad esempio, che hanno elevato a menzogna le fantasie dialettiche ingannando l'umanità inducendola ad adorare "valori inversi di quelli che soli le potrebbero garantire la crescita, l'avvenire, il sovrano diritto dell'avvenire". Bisogna fare quindi pulizia con se stessi, eliminando tutti gli idoli menzogneri per respirare un'aria forte e salubre, Nietzsche dice di non pretendere alcuna fede e di non volere fare prediche anzi addirittura invita con un ordine perentorio i suoi lettori a rinnegarlo perchè solo in questo modo il suo pensiero ritornerà tra coloro che lo hanno respinto.

PERCHE' SONO COSI' SAGGIO

Nietzsche rassegnò le dimissioni da professore universitario nel 1879, rinunciando alla cattedra di professore universitario come confessa proprio nella pagine di Ecce homo e diventando un'ombra, da questa esperienza esistenziale paror' una delle sue opere più belle Il viandante e la sua ombra, un'opera in cui Nietzsche appare in tutta la sua lucidità, nonostante venisse tormentato da terribili emicranie («durante le torture che mi diede una volta il cervello ininterrottamente per tre giorni, accompagnate da un penoso vomito di muco....»in op. cit. p11).
Eppure in quelle circostanze Nietzsche perfezionò la sua capacità di vedere dietro l'angolo, di non fermarsi alle apparenze.

NIETZSCHE SI CONFESSA

In Ecce homo tutte le righe sono autobiografiche ed è interessante la parte che riguarda il suo rapporto coni genitori nei confronti dei quali non riconosce nessuna affinità, ritenendosi un uomo di sensibilità e natura superiore ritiene che il suo vero padre potrebbe essere Giulio Cesare o Alessandro.
Detto così questo concetto potrebbe apparire terribile ma in realtà il concetto espresso da Nietzsche è un concetto profondo: i veri padri non sono quelli biologici ma quelli che in qualche modo abbiamo preso come punto di riferimento e che ci hanno influenzato con la loro vita e le loro opere, siamo ciò che siamo ma siamo anche quello che siamo diventati .

L'ISTINTO DI PULIZIA

Nietzsche spiega quello che definisce un tratto della sua natura e che definisce l'istinto di pulizia, l'istinto di pulizia è il bisogno di liberarsi da tutta quella sporcizia che copre le nature lordate dagli idoli, dai falsi ideali e invocare la solitudine non è altro che cercare una strada terapeutica per arrivare alla guarigione del peggior male che abbia ammmorbato l'umanità fin dai suoi inizi.

«La nausea per l'uomo, per la canagli è stato sempre il mio più grande pericolo»(in op. cit. p.20)

Ecco allora che l'unica strada percorribile è la solitudine per vivere al di sopra di queste canaglie lordate dagli idoli, 2vicini alle aquile, vicini alla neve, vicini al sole"

PERCHE' SCRIVO LIBRI COSI' BUONI

E' un capitolo particolarmente interessante perchè Nietzsche precisa " una cosa sono io, una cosa sono i miei libri", ritorna il concetto espresso in "Al di là del bene e del male", le opere sono solo una maschera che nasconde la vera natura dell'uomo aristocratico.
Proprio per il fatto che Nietzsche non vuole essere scambiato per un altro spiega che cosa è il superuomo, il superuomo non va inteso in senso darwinisitico come un essere tutto muscoli superiore dal punto di vista biologico e non è neanche un tipo ideale, il superuomo "designa un tipo benriuscito al massimo grado" contrapposto all'uomo moderno, all'uomo buono, ai crisitiani e ai nichilisti.

Questa esplicitazione di Nietzsche avrebbe dovuto evitare fraintendimenti ma evidentemente molti teorizzatori del superuomo  hanno frainteso Nietzsche e non hanno letto Ecce homo perchè non esiste nessuna ombra di dubbio che la stessa interpretazione di D'Annunzio fu dovuta a poca conoscenza del pensiero di Nietzsche, quando D'Annunzio scrive  nella prefazione del "Trionfo della morte,"Noi tendiamo l'orecchio alla voce del magnanimo Zarathustra..e prepariamo con sicura fede l'avvento del superuomo" fraintende Nietzsche che anzi invitava a rigettare Zarathustra e proprio nella prefazione di Ecce homo, dove egli scrive:

«Andate via da me e guardatevi da Zarathustra! Ancora meglio: vergognatevi di lui! Forse vi ha ingannato.»




"Ah!
Dignità, alzati!
Soffia, soffia di nuovo,
mantice della virtù!
Ah!
Ancora una volta ruggire,
ruggire moralmente ruggire
come leone morale dinanzi alle figlie del deserto!
-Poichè l'ululato della virtù,
fanciulle graziosissime
è più di ogni altra cosa
un fervore di Europei, un'avidità di Europei!
Ed eccomi già in piedi,
come Europeo
non posso fare altrimenti, Dio mi aiuti!
Amen"
(F. NIETZSCHE, Ditirambi di Dioniso, in op. cit. p. 113)

QUALE EDIZIONE SCEGLIERE

L'unica edizione da scegliere è quella che si rifà al testo critico stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montanari, altre edizioni non sono scientificamente attendibili.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Nietzsche Friedrich

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