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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 09:07

 

 

 

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Kierkegaard ha riflettuto a lungo sul Cristianesimo e sulla figura di Cristo ed è il pensatore che invita a scegliere, non esiste mediazione o da una parte o dall'altra. A differenza dei teologi, Kierkegaard usa il linguaggio della filosofia ed è diretto nel suo modo di comunicare come in "Esercizio di cristianesimo", un libro scritto nel 1850 che a distanza di oltre 160 anni dovrebbe essere letto da tutti coloro che si definiscono cristiani per "battesimo". Io l'ho letto per motivi di studio, poi mi sono appassionato al punto che è impossibile per me parlare di questioni spirituali senza pensare a questo libro di Kierkegaard. Ci sono libri che formano, "Esercizi di Cristianesimo" è uno di questi. 

LA TESI  ESPOSTA NEL LIBRO 

Per il filosofo danese quando il Cristianesimo irrompe nella scena porta una nuova dimensione che non può essere acquistata per trasmissione e a cui non è possibile approdare se non mettendo in discussione tutto quello a cui si era creduto prima di conoscere la figura di Cristo. Kierkegaard non si riferisce solo ai "convertiti" ma anche a coloro che si definiscono cristiani per nascita. 
Il punto centrale che deve indurre l'uomo a questa scelta è la figura di Cristo stesso che per Kierkegaard è la figura più scandalosa di sempre al punto che lo definisce il "paradosso assoluto". Il ragionamento è affascinante: essendo Cristo Dio, si presenta come un uomo che è il contrario della gloria, un uomo che come tutti gli uomini vive la sofferenza, il dolore e la morte. Per di più Cristo si presenta sulla terra come un uomo destinato a morire con ignominia dopo una condanna, trattato come un criminale e messo sul palo insieme a due ladri e assassini. 
In base a queste premesse, per Kierkegaard chi si definisce discepolo di Cristo deve in primo luogo assumere su di sé la medesima sofferenza predisponendosi per il cambiamento interiore, unica condizione per accogliere la verità e per fare si che Dio si manifesti. 

In questo modo avviene l'incontro tra il tempo fisico e finito di ogni singola esistenza con l'eternità di Dio ed è possibile un salto nella salvezza grazie a quell'evento unico che è Cristo. Accettare il paradosso è quindi la vera fede per il credente, una fede che vince qualsiasi oggettività che genera incertezza per approdare nella soggettività dell'accettazione. 
Il Cristianesimo come paradosso permette di andare oltre la definizione di Dio inteso come assoluto distaccato dall'uomo in quanto il Cristianesimo è un fatto storico che implica una fede doppia in quanto non è concepibile per la ragione umana l'idea che l'eternità si fa tempo. 
Non è quindi sufficiente conoscere le testimonianze dirette di coloro che hanno vissuto ai tempi di Gesù e meno che mai le tradizioni che si sono depositate secolo dopo secolo intorno alla figura di Cristo. 
L'uomo può comprendere la storicità del Cristianesimo solo quando si apre alla fede e questo può avvenire solo al livello del singolo. Le fede è quindi sempre un dono di Dio, l'uomo non può decidere razionalmente di avere fede quindi l'uomo che vive secoli dopo al Cristo storico può dirsi un suo contemporaneo 

Quando si accetta la fede si vive quindi la prima volta lo stesso evento storico volgendo le spalle a Socrate, il maestro della maieutica per scegliere il solo Maestro di verità, Socrate suscita l'ammirazione di Kierkegaard perché la sua filosofia è estranea alla metafisica. 

Il libro si trova anche con il titolo di "Esercizio del cristianesimo", segnalo l'edizione pubblicata da Studium disponibile al prezzo di euro 7,23.

 Non è un libro di catechismo.

 

Articolo di proprietà dell'autore pubblicato altrove e adattato per questo spazio.

 

 

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Don Giovanni. La musica di Mozart e l'eros - Soren Kierkegaard

 

 

 

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Kierkegaard Soren

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