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1 dicembre 2013 7 01 /12 /dicembre /2013 13:16

CHI ERA SEXTUS IULIUS AFRICANUS?

C'è un Leopardi sconosciuto ai più che esce fuori dai circuiti scolastici, non il Leopardi di "A Silvia" e "L'Infinito" ma quello del Leopardi filologo e critico che ha un eccezionale valore anche per gli studi di filologia odierni. Conoscere, infatti, il pensiero di Giacomo Leopardi è possibile solo iniziando un percorso di ricognizione di quegli scritti che escono fuori dal circuito dei programmi scolastici ministeriali (vera e propria mortificazione di chi crede nella Cultura con la C  maiuscola), ma visto che la maggior parte dei lettori che si interessano di filologia Leopardiana non va oltre la lettura dello "Zibaldone", varrebbe la pena affrontare la lettura di scritti che vanno al di là del solito circuito per scoprire una personalità complessa e anticipatrice dei tempi quale fu Giacomo Leopardi.
Non volendoci addentrare nella strada percorsa infinite volte del "pessimismo leopardiano", preferiamo concentrarci sulla lettura delle opere che fanno parte di quell'immenso patrimonio che fa parte del Leopardi autodidatta.
Giulio Africano è uno degli studi che rientrano in quella particolare attività di Leopardi filologo, un filologo che non aveva titoli accademici e che oggi, in un periodo di grande mediocrità intellettuale, dovrebbe fare pensare molti improvvisati "insegnanti" che non vanno oltre al "Passero solitario" o a "Il sabato del Villaggio" (mala tempora currunt).
Leopardi fu un eccellente filologo e studioso della lingua latina, con gioia ed emulazione affrontò lo studio di "autori minori" in assoluta solitudine, al massimo si concesse lo scambio di alcune vedute con alcuni intellettuali dell'epoca a lui coeva come ad esempio il Cancellieri a cui si rivolse per raccogliere alcuni frammenti contenuti nei "Codici Vaticani".

Leopardi conosceva Senofonte, Porfirio e Demostene, senza dubbio la lettura di testi che potrebbero essere interessanti per critici e filologi, sono un poco ostici per lettori digiuni di "cose classiche".
La lettura del testo apre comunque degli interrogativi. perché ad esempio Leopardi decise di affrontare lo studio di un autore del III secolo che solo gli specialisti conoscono? Probabilmente ( è solo un'ipotesi) la biblioteca del conte Monaldo (suo padre) solleticò un interesse che oggi è poco comprensibile per un adolescente della nostra epoca.
L'opera comunque (al di là delle curiosità storiche) è l'occasione per conoscere questo personaggio (Giulio Africano) la cui opera è stata in gran parte perduta, le note di commento di Leopardi sono di particolare interesse e sono l'occasione per conoscere un mondo (quello romano) ignoto ai più.
Giulio Africano era un siriano cristiano, ma al tempo di Roma le distanze erano molto più brevi dei tempi attuali,  la società romana fu infatti una società multiculturale che comprendeva tutto quello che entrava nel suo dominio e questo accadde anche nel periodo in cui il Cristianesimo si andò diffondendo.
Leopardi affrontò la lettura e lo studio dei cosiddetti "Cesti" di Giulio Africano, un'opera che lui stesso definì "corrotta", Leopardi che non fece scuole regolari ma conosceva benissimo il latino e il greco, tradusse questi Cesti, ma quel che colpisce il lettore attuale è il rigore filologico applicato da Leopardi che era ben consapevole delle difficoltà  che avrebbe affrontato.
Le discussioni letterarie c'erano allora come ci sono oggi e Leopardi, pur essendo un fine studioso, era comunque un irregolare seppur diligentissimo, tuttavia godeva di una certa fama tra gli uomini colti dell'epoca: bibliotecari, bibliofili, studiosi di lingue classiche, eruditi.

Giulio Africano rientra negli anni della formazione, anni fondamentali anche per la successiva produzione dell'arte leopardiana. Non bisogna dimenticare che il giovane Giacomo attinse il suo materiale di studio dalla biblioteca paterna e fu proprio in quella grande offerta libraria di proprietà del conte Monaldo che Giacomo coltivò l'amore per il latino e il greco dimostrandosi un eccellente filologo.
Un'altra occasione per conoscere il Leopardi filologo ci può essere dato dalla lettura dello Zibaldone, un'opera incompiuta ricca di note, osservazioni e commenti; tra le altre opere che riguardano l'attività critica vanno segnalate, infine, "Crestomazia italiana. La prosa" e "La Crestomazia italiana. La poesia".


Autore:Giacomo Leopardi
ISBN 8815061266
Editore: Il Mulino
Pagine 352

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Published by Caiomario - in Letteratura

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