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3 dicembre 2011 6 03 /12 /dicembre /2011 06:18

Brevissima fu la vita di Carlo Gozzano, morto a soli trent'anni per tisi, ma nonostante i pochi anni vissuti, il poeta torinese si è contraddistinto per una raccolta di versi "I Colloqui", a cui deve la sua fama. 

Gozzano si è contraddistinto per una produzione lirica che ha rappresentato una reazione ad un certo Decadentismo che in D'Annunzio ebbe il suo massimo esponente, una reazione che si concretizzò in un distacco dai temi dannunziani, privilegiando i temi poetici di un certo romanticismo ottocentesco tipicamente borghese dove al centro della lirica vi sono i sentimenti, spesso anche banali, talvolta ridicoli ma sempre in contrapposizione a un presente di cui Gozzano avvertì tutta l'aridità. 

Inquadrato dai critici tra i cosiddetti "Crepuscolari", Gozzano si distingue per una poesia dove i toni sono smorzati, dove l'enfasi è messa da parte ma che comunque non può prescindere da quell'atmosfera decadente che comunque caratterizzò il periodo in cui visse. 

Molte delle liriche presenti ne "I Colloqui" seguono una mossa e spesso si aprono con un artificio che Gozzano utilizzò come incipit: una vecchia fotografia che ritrae una scena del passato. 

Come nel caso ad esempio della lirica "L'Amica di Nonna Speranza", dove il poeta ha davanti a sè una foto di mezzo secolo prima in cui è ritratta un amica della nonna e nella quale è presente una dedica: 

"....alla sua Speranza la sua Carlotta....." 28 giugno 1850 

proprio partendo da questa fotografia, Gozzano descrive un tipico salotto piemontese del Risorgimento con i suoi personaggi, che fanno discorsi banali ma anche ironici, dove il conformismo borghese trova la sua conferma materiale anche negli arredi: 

"Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone, 
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto), 
il caminetto un pò tetro, la scatole senza confetti 
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, 

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, 
gli oggetti col monitosalve, ricordo, le noci di cocco 

Venezia ritratta ai musaici, gli acquerelli un pò scialbi 
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, 

le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature, 
i dagherrotipi: figure sognanti in perplessità 

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone 
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto, 

il cucù dell'ore che canta, le sedie parate a damasco 
chèrmisi..rinasco, rinasco del Mille ottocento cinquanta......................................... .......................... 


Uno stralcio della lirica per comprendere lo stile di Gozzano: intanto notiamo che anche Gozzano usa un linguaggio che è dei suoi tempi, ma è anche un linguaggio ricercato a volte bizzarro come nel caso dell'uso della parola dagherrotipi per indicare le fotografie, termine prettamente ottocentesco che viene ulteriormente storpiato, infatti usa il termine dagerrotipi con due erre, mentre il vecchio nome corretto è dagherotipo con una sola r. 

Ma oltre a questa ricercatezza lessicale, tutta la raccolta è caratterizzata da liriche che si rivolgono ai fantasmi del passato, una sorta di "polvere di passato" che rivela una corrispondenza emotiva e spirituale con tutto ciò che è diventato polvere; sembra che in tutta la raccolta si diffonda un odore di cimitero monumentale, di morte annunciata, di un uomo che non attende altro che la conclusione terrena della sua vita, presagendo una fine prematura e imminente. 

Ecco allora che l'unico dialogo può avvenire con chi è già morto perchè un morto, un fantasma dialoga solo con gli altri fantasmi. 

A parte questa caratteristica, le liriche contenute nella raccolta sono pregevoli e anche divertenti, per chi sa coglierne lo spirito sono un motivo d'arricchimento spirituale e di conoscenza dell'ambiente piemontese della seconda meta dell'Ottocento.

 

Recensione di mia proprietà, già pubblicata altrove

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Published by Passieno - in Libri

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