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6 ottobre 2011 4 06 /10 /ottobre /2011 16:51

In occasione del bicentenario della nascita di Leone XIII, papa Benedetto XIV ha ricordato l'enciclica Rerum Novarum, un documento importantissimo non solo dal punto di vista storico ma anche e soprattutto per l'attenzione verso la questione sociale che ieri come oggi non poteva essere elusa da una Chiesa attenta alle tematiche del lavoro; quel documento se da una parte invitava gli operai a mettere da parte ogni forma di invidia sociale ammoniva i padroni ad avere un atteggiamento più mite nei confronti dei dipendenti.

Senza dubbio Leone XIII avvertì la necessità di inserirsi nel dibattito della questione sociale vedendo il socialismo come un pericolo per la Chiesa stessa e definendolo un falso rimedio per gli operai e nocivo per la società.

Non si poteva pretendere di più, Leone XIII richiamandosi all' oracolo divino "Sia maledetta la terra nel tuo lavoro; mangerai di essa in fatica, tutti i giorni della tua vita" giustificava la necessità del dolore come la conseguenza del peccato originale.

Tuttavia Leone XIII, pur nei limiti imposti dal periodo storico in cui la Chiesa viveva, osservava che " nè il capitale può stare senza lavoro, nè il lavoro senza capitale" e auspicava la concordia tra le parti sociali invitando da una parte gli operai a non ammutinarsi e i padroni a rispettare la dignità umana, una posizione paternalista che cercava di salvare capre e cavoli e che rappresenta, ancora oggi, il vizio di un certo sindacalismo che non vuole mai prendere posizione.

Che il mercato del lavoro anche nelle relazioni sindacali abbia bisogno di nuovi strumenti è innegabile come non si può eludere il problema dell'assenteismo che colpisce la produttività non solo delle imprese private ma anche e soprattutto del settore pubblico, ma questa legittima aspirazione non può colpire la dignità stessa dei lavoratori tramutandosi in un boomerang dalle conseguenze inimaginabili per le aziende stesse.

 

Invocare la serbizzazione o rumenizzazione delle aziende riducendo o eliminando le pause, aumentando la flessibilità anche laddove non è necessario arrivando persino a proporre la mensa alla fine del turno, non fa che provocare l'insoddisfazione dei dpendenti che lavoreranno solo per lo stipendio e che troveranno tutti gli spazi possibili per lavorare di meno.

Oltre a questa ragione di fondo, già di per se convincente, c'è da considerare che la produttività del lavoro scende con il passare delle ore e che diventa necessario fare delle pause che permettono di riprendere la capacità di attenzione necessaria all'esecuzione del lavoro.

Operai stanchi, distratti e demotivati significa qualità del prodotto peggiore, maggiori rischi di infortuni sul lavoro e costi per la collettività oltre che per il cliente finale, ritornare al periodo delle Alfasud non giova prima di tutto alla FIAT.

 

La FIAT ha avuto eccellenti capitani come Vittorio Valletta o come Vittorio Ghidella ( il padre della Uno) e Cesare Romiti, abilissimo a muoversi non solo nelle aziende ma anche nelle relazioni sindacali ha recentemente affermato che "il sindacato lo puoi battere ma non dividere"  e che "sbagliato rinunciare a parlarsi o cercare accordi separati".

 

Questo pensa Cesare Romiti, Marchionne al contrario preferisce lo scontro e ha deciso di non mandare rappresentanti alla riunione fissata alla Direzione provinciale del lavoro di Potenza per tentare di risolvere la controversia nata subito dopo il licenziamento dei tre operai dello stabilimento di Melfi.

 

 

In questo caso sorge una riflessione: le aziende quando selezionano i dipendenti e Marchionne è un dipendente seppur di lusso, dovrebbero valutare non quanto un amministratore delegato può fare risparmiare con i tagli ma quanto quella azienda accrescerà guadagni e simpatia presso il consumatore finale.....quello che conta alla fine è il cliente che compra e molti dopo quello che sta succedendo hanno deciso di non comprare auto Fiat....è questa la strategia migliore per fare il bene dell'azienda?  Ricordarsi di Leone XIII che non era un pericoloso rappresentante sindacale della FIOM.

 

Meglio un aministratore delegato filosofo che un emulatore di Pirro.............

 

....e meglio la giapponesizzazione che la serbizzazione delle aziende!!!!!!!!!!!!!!

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Published by Caiomario - in Società

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