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1 aprile 2013 1 01 /04 /aprile /2013 20:14

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PREMESSA 

Quando si parla di antisemitismo bisogna sempre pesare le parole in quanto il rischio incombente è quello di esprimere un'idea e di non riuscire a fare arrivare il messaggio in modo corretto, cercheremo pertanto di essere chiari in modo che non si creino equivoci e polemiche fuorvianti. 


Prima di parlare del libro vorremmo precisare un concetto: la Storia si concretizza nel tempo umano e in questo tempo le forme di governo degli Stati possono essere legittimate dal consenso da parte dei popoli che le condividono, non è però mai esistita una forma di governo completamente imposta, in ogni regime c'è una parte della popolazione che ne consente l'esistenza stessa; paradossalmente, a differenza di quanto si possa pensare, le forme di dittatura moderne hanno sempre goduto di un consenso amplissimo tra la popolazione e senza tale approvazione non vi sarebbero stati i vari Hitler, Lenin, Mao, Mussolini e Stalin ecc, ecc. 
Non si tratta di una constatazione banale in quanto nell'immaginario collettivo tutto ciò che è costrizione è necessariamente legato alla dittatura quale forma di governo, mentre tutto ciò che richiama la parola libertà è legato alla democrazia. In realtà il discorso è molto più complesso almeno per chi non fa lo storico di professione, il rischio, infatti, di diventare politicamente non corretti quando si fanno certe precisazioni c'è, ma dato che ci troviamo a doverci confrontare con un immaginario collettivo che pensa che nella Storia certi eventi si possano manifestare all'improvviso , è bene fare gli opportuni distinguo. 
Il regime nazionalsocialista non può essere visto come un'improvvisa calata degli Hyksos in quanto trovò un fertile terreno su cui svilupparsi ed affermarsi grazie anche alla diffusione di teorie antisemite che andavano in giro per l'Europa da almeno 2000 anni. È bene ricordarlo. 



I VOLENTEROSI CARNEFICI DI HITLER, TANTI SENZA VOLTO CHE SONO TORNATI NELL'ANONIMATO DOPO LA CADUTA DEL TERZO REICH 



La lettura del libro è sicuramente impegnativa, il rimando alle fonti documentali necessita di un ulteriore approfondimento da parte del lettore che si trova a dover affrontare un testo articolato non scevro da continue precisazioni, tuttavia la preoccupazione di sottolineare determinati concetti da parte dell'autore non deve essere scambiata per un eccesso di meticolosità; Goldhagen non sostiene la casualità degli eventi ma vuole con forza trasmettere un concetto: lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler era il frutto di un piano preordinato che non si sarebbe mai potuto verificare senza la complicità di una buona parte del popolo tedesco. 

 
Tuttavia manca -a nostro parere- una vera analisi storica sulle cause che portarono l'ideologia nazionalsocialista ad affermarsi in Germania, l'equazione nazionalsocialismo=antisemitismo non spiega ogni cosa e non è sufficiente per comprendere la svolta autoritaria della Germania degli anni '30; inoltre la chiave di lettura che l'autore fa su molti fatti e che allude ad un preesistente programma studiato a tavolino, può essere fuorviante e non permette di colmare quello spazio bianco che va dalla fine della prima guerra mondiale all'avvento di Hitler. 
La Storia non procede con nessun piano preordinato e le cause e le concause che determinano un evento avvengono all'insegna dell'imprevisto. Che il Terzo Reich fosse un regime organizzatissimo è noto, ma che ogni cosa fosse il frutto della pianificazione è poco credibile perché seguendo questo ragionamento e portandolo alle estreme conseguenze l'impostazione di Goldhagen, anche la sconfitta di Hitler dovrebbe essere il frutto di un evento pianificato. 
Ma questa sarebbe stata la chiave di lettura di Hegel ossia di un filosofo, lo storico invece deve sempre indagare e rivedere le sue posizioni per cercare di avvicinarsi alla verità a costo di ribaltare completamente le analisi precedenti, lo storico non deve compiacere ma deve ricostruire gli eventi. 

RIFLETTENDO SUL TESTO 


Quel che invece è interessante nell'impostazione dell'autore è la lettura dello sterminio come l'opera di un formicaio dove ognuno svolgeva il suo compito: c'era il delatore e segnalatore di ebrei che poteva essere semplicemente il tranquillo salumiere di una bottega tedesca, l'esecutore materiale dei rastrellamenti che nella vita civile era stato un impiegato, oppure il ferroviere che conduceva il treno carico di ebrei fino ai campi di concentramento, c'era il professore universitario che controllava gli atenei ecc, ecc. Ma quel che più colpisce nell'analisi di Goldhagen è il fatto che delle centinaia di migliaia di esecutori materiali delle esecuzioni degli ebrei, pochissimi in realtà sono usciti fuori dall'anonimato dopo la guerra, anzi molti di loro sono rientrati nei ranghi della vita ordinaria come se nulla fosse accaduto. Questo è il punto che dovrebbe fare riflettere quando si parla di volenterosi carnefici, è innegabile che non si sarebbe potuto attuare il piano che prevedeva la "Soluzione finale" degli ebrei se non ci fossero state centinaia di migliaia di persone che nel III Reich condividevano il piano di Hitler. 
Il discorso a questo punto si fa molto delicato e senza scomodare Vico con la sua teoria della storia come un susseguirsi di "corsi e ricorsi" c'è da domandarsi fino a che punto le generazioni che seguono questo o quell'evento, siano da considerarsi responsabili di quanto è accaduto nel passato. 
C'è un momento in cui bisogna staccare nettamente le colpe dei padri da quelle dei figli e non è possibile fare ricadere su questi ultimi le responsabilità delle generazioni passate, se passasse il concetto che ognuno è responsabile per tutto ciò che è accaduto prima, gli italiani del Ventunesimo secolo dovrebbero rispondere anche sul piano del risarcimento di quello che fecero i Romani nei confronti dei Galli e seguendo questa logica la Francia attuale potrebbe chiedere ad un inconsapevole cittadino italiano degli anni 2000 di rispondere di quanto fece Caio Giulio Cesare. 
L'esempio potrebbe sembrare paradossale in quanto si riferisce ad un arco temporale dilatato nel tempo, ma la logica seguita da Goldhagen potrebbe portare a queste estreme conseguenze. 

Sul piano della ricognizione storica va all'autore il merito di non avere circoscritto l'antisemitismo alla sola Germania hitleriana ma di avere individuato meticolosamente come l'antisemitismo abbia diversi ceppi d'origine, non ultimo quello religioso -aggiungo io- e seppur con gli opportuni distinguo l'odio nei confronti dei "giudii" fu coltivato da sempre in Europa. Chiedersi allora perché nella nazione dei filosofi, dei musicisti, dei glottologi, degli archeologi e degli scienziati questo odio sia diventato un freddo piano che avrebbe dovuto portare alla soluzione finale della questione ebraica, è più che lecito. Le risposte ci sono e Goldhagel le dà puntualizzando in modo forse pedante sul piano della fruibilità della lettura, ma il compito di uno storico non è quello di un narratore che deve sedurre i lettori. 


CONCLUSIONE 

Laddove nella storia alla ferocia segue la pietà, è un atto di crudeltà infierire sugli sconfitti, nell'Eneide si narra del mite Enea che uccide Turno e lo fa preso da un'ira che non trova sazietà se non nella morte dell'avversario, così fece Achille nei confronti di Ettore, ma Achille non fece scempio del cadavere dell'eroe troiano, lo consegnò a Priamo, suo padre in un estremo atto di pietas. 

Riflettiamo tutti sulla ferocia della guerra e come l'uomo possa arrivare a compiere atti sconvolgenti che la ragione non sarà mai in grado di comprendere fino in fondo. 


POST SCRIPTUM: Non riportiamo le discussioni che sono scaturite dopo la pubblicazione del libro in quanto sarebbe necessario scrivere un libro che parli solo delle tesi storiche contrapposte a quella dell'autore, è interessante però notare che a distanza di quasi settant'anni dalla caduta del III Reich, non è possibile affrontare con serenità l'argomento. Forse sarà possibile farlo quando l'ultimo dei protagonisti sarà scomparso.

 

 

 

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Published by Caiomario - in Storia

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