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20 febbraio 2012 1 20 /02 /febbraio /2012 22:08

 

C'è stato un periodo della mia vita in cui, quando si acquistava un giornale, significava schierarsi con questa o quella parte politica; in parte è ancora così anche se quando leggo oggi la rassegna stampa non mi interessa più questo aspetto. Con il tempo si muta anche l'atteggiamento nei confronti delle ideologie e dagli anni '80 sono cambiate molte cose ma non "Il Manifesto". Negli anni '70 l'altro giornale che era un appuntamento quotidiano dei giovani dell'ultrasinistra era "Lotta Continua", era il classico giornale politico che acquistavano quelli che portavano l'eskimo e che rappresentava una sorta di bollettino militante più che un giornale di inchiesta come si intende oggi la stampa non allineata. Oggi fa una certa impressione pensare che sono stati direttori di Lotta Continua personaggi come Giampiero Mughini o Pier Paolo Pasolini, ma all'epoca la radicalizzazione delle posizioni portava a schierasi nelle ali estreme, mentre i democristiani governavano e ci preparavano questa Italia che sprofonda nel debito pubblico. 

"Lotta Continua" non esiste più da vent'anni ,"Il Manifesto" invece è rimasto anche se non naviga in buone acque dopo che c'è stata una stretta dei finanziamenti alla carta stampata. 
Della generazione dei vecchi giornalisti non è rimasto quasi più nessuno, ricordo tra i tanti Vittorio Foa e Luigi Pintor, ogni tanto si sente la voce critica di Valentino Parlato che ancora oggi conserva la consueta verve polemica dei tempi della lotta, ma i "nuovi" sono altrettanto bravi nel portare avanti (dal loro punto di vista) una linea editoriale sempre molto chiara (e anche prevedibile). 

Personalmente quello che mi piace de "Il Manifesto" sono i titoli, la prima pagina è dal punto di vista giornalistico una delle migliori, per trovare la stessa capacità di sintetizzare in poche parole un argomento bisogna andare all'estremo dalle parti di Feltri che è sempre riuscito a fare delle prime pagine capolavoro. E' una virtù giornalistica quella di costruire gli eventi e "Il Manifesto" tra gli old media è l'unico che riesce a narrare la realtà trasformando gli eventi in notizia. 
Non è un caso che molte delle migliori prime pagine siano state corredate dalle vignette di Vauro che, quanto a capacità di saper trasformare gli eventi in notizia non è secondo a nessuno. 
Anche l'impaginazione attuale e le dimensioni della notizia sono tutte ideologiche, all'antica (lo dico in senso positivo), rispetto a qualche anno fa quando si trovavano pezzi di quattro o cinque colonne la lunghezza degli articoli è diminuita. Il giornale di oggi è più snello, esteticamente più accattivante rispetto al foglio del passato. 
La parte più corposa del giornale è quella destinata agli avvenimenti politici o di cronaca (secondo una chiave di lettura politica di sinistra). 

Se in Italia ci spaventiamo perché ci sono delle voci critiche c'è da preoccuparsi, ben vengano quindi anche le voci contro, ma bisogna sempre (sottolineo sempre) tenere presente che un quotidiano di opinione è quello che dichiara la propria tendenza e che i suoi lettori si attendono di leggere le notizie esattamente in quella "prospettiva". Questo vale per tutti i periodici e le riviste. 
In ultimo credo che prima di parlare di qualche cosa, bisogna conoscerla, non si può essere in via pregiudiziale contro un giornale senza aver letto mai un articolo. 
Nella biblioteca della mia città arrivano i principali quotidiani nazionali che si possono consultare gratuitamente, leggere le prime pagine mi fa venire in mente quello che un vecchio manuale americano di giornalismo diceva a proposito della struttura della notizia: "Good writing for bad readers", "Scrivere bene per cattivi lettori". Naturalmente mi metto tra i cattivi lettori nel senso che per mancanza di tempo non riesco a leggere ogni cosa, ma quando riesco a ritagliarmi uno spazio, il divertimento più bello è quello di incominciare a leggere le "ali estreme", Il Manifesto c'è, manca l'altra parte visto che l'anima de "Il Secolo d'Italia" è ormai moderata. 

In ultimo vorrei esprimere il mio dissenso sul cosiddetto "Fondo per l'editoria", credo che qualsiasi giornale dovrebbe autofinanziarsi ma il problema di chi può permettersi di finanziare il proprio giornale apre degli scenari inquietanti sulla "libertà di stampa". 

Leggo qualsiasi giornale, libro etc e ascolto chiunque poi esprimo la mia opinione, le tonnellate di carta scritta che ho letto mi permettono di capire qualche cosa del mondo. 

 


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Published by Caiomario - in Libri

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