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9 luglio 2012 1 09 /07 /luglio /2012 03:43

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"Il coraggio del pettirosso" è stato pubblicato per la prima volta nel 1995 a Milano ed è il secondo romanzo dello scrittore spezzino Maurizio Maggiani

Il protagonosta del racconto, Saverio Pascale, nato ad Alessandria d'Egitto è figlio di Italiani costretti  insieme ad un altro gruppo di fuorisuciti, ad andare via dall'Italia per la loro opposizione al fascismo. 
Dopo la morte dei genitori, Saverio Pascale, decide di fare una ricostruzione del suo paese d'origine, Carlomagno e per far questo parte proprio dai racconti del padre, racconti che hanno costituito quella parte di storie tramandate oralmente e che hanno finito per costituire l'identità dello stesso Saverio. 
Il padre di Saverio era una persona semplice, un fornaio di idee anarchiche fervente ammiratore del poeta Giuseppe Ungaretti; quando il padre morirà, Saverio troverà all'interno di un cassetto, un libro di poesie di Giuseppe Ungaretti e la sua reazione sarà un misto di stupore e di imbarazzo perchè, questo fatto non solo gli riporta nella mente il ricordo del padre ma anche perchè gli sembra di violare un lato nascosto e non conosciuto; presto l'imbarazzo si trasforma in ammirazione e Saverio incontrerà proprio Ungaretti, che gli fa avere un documento in carta pergamena che risale al Cinquecento dove è comprovata la morte di un eretico di nome Pascal, mandato al rogo. 

Saverio si trasforma in scrittore: decide di scrivere una storia sul suo paese di origine e nel contempo la storia dell'eretico Pascal, i due piani narrativi si sovrappongono, la storia del paese è anche la storia dell'eretico Pascal quello che è stato, in un certo qual modo, un anticipatore di una forma di opposizione al potere a causa della quale pagò con la propria vita. 

Nel romanzo avvengono tutta una serie di vicissitudini: cercando il "Porto sepolto" di Alessandria d'Egitto incorre in un incidente durante un'immersione subacquea, ricoverato in ospedale incontra il dottor Modrian e si innamora di Fatiha, una giovane combattente di origine palestinese. 

Il romanzo è un romanzo aperto perchè la storia di Saverio sarà fatta propria da tutto il gruppo di anarchici fuoriusciti che vorranno, anche loro, immaginare e riconoscere le proprie origini. 

Il romanzo si sviluppa su due piani narrativi: la storia di Pascal, l'eretico e il suo amore verso Sua che consacra la sua esistenza alla ricostruzione della storia del proprio popolo e la vita di Saverio per Fathia che aiuta lo stesso Saverio a ricostruire le vicende storiche del paese di Carlomagno. 

Le vicende del popolo eretico di Carlomagno sono le stesse del popolo dei fuoriusciti degli esuli anarchici che perseguitati in patri non solo non la rinnegano ma la desiderano con una struggente nostalgia mista all'ansia di libertà. 

Questo mischiare le fonti storiche, rende la lettura del romanzo intrigante e nello stesso tempo il virtuosismo di Maggiani fa sì che il lettore rimanga aggrappato alla trama che si dispiega lungo 316 pagine di rara intensità dove viene risvegliato il senso di appartenenza che non può mai essere sopito anche nelle situazioni più tragiche come quelle dell'esilio forzato. 

Alla fine del romanzo Saverio Pascale dice: 

"La storia che ho finito di raccontare vive con me da parecchi anni...............Ciò che di visibile è sicuramente rimasto, è un uomo: Gian Luigi Pascal(e) il bruciato vivo. E' cominciato tutto da lui; come nel racconto, ogni cosa ha avuto inizio nella nota spese-autentica- del suo rogo. Quel documento io l'ho trovato in un libricino che racconta un'altra storia, distante, ma non poi molto, dalla mia. La vicenda di un predicatore che da Ginevra si spinge fino alle Calabrie, nel bel mezzo del XVI secolo, per predicare la sua fede. La fede dei valdesi. Un uomo molto coraggioso. Gian lugi Pascal(e), un uomo da bruciare" ( p.314 del libro). 

La situazione rappresentata nel libro è quella di una "Lezione" casuale che il protagonista ( lo scrittore in realtà) si trova ad impartire al lettore, un modello che viene trasmesso non seguendo un canovaccio dei buoni sentimenti ma trasmettendo un senso autentico dell'esistenza che non può fare a meno di ricercare le proprie origini. 

Il tempo viene annullato nel suo succedersi cronologico: il tempo diventa un eterno presente e lo spazio un non luogo, la modificazione del senso dello spazio e del tempo, tuttavia vive nel tempo e nei luoghi e dinanzi all'immensità del tempo, l'atteggiamento più giusto che ci consente di sopravvivere rimane quello di essere come...un pettirosso...un pettirosso da combattimento. 


Conclusione: A volte è meglio non essere un rapace ghermitore ma un pettirosso da combattimento


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Published by Caiomario - in Libri

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