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18 settembre 2012 2 18 /09 /settembre /2012 04:47

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Milan Kundera è noto soprattutto per "L'insostenibile leggerezza dell'essere", eppure il genio letterario dello scrittore ceco si è prodigato per realizzare opere spesso poco "praticate" dal lettore che insegue "i  libri più venduti". 
Di contro esiste un numero vasto di lettori che cercano di rintracciare un filo comune tra le diverse vicende raccontate da Kundera, storie spesso popolate da personaggi contradditori e qualche volta paranoici al punto che le esperienze raccontate dal Nostro sembrano assemblate per provocare il lettore pescando in quel torbido della vita verso in quale ognuno sembra essere irrimediabilmente attratto. 
Ci viene in mente un bellissimo libro come "La vita è altrove" che a tratti appare imbarazzante e allusivo al punto di alimentare l'insicurezza che alberga in ognuno di noi. 
Kundera sa presentare anche le realtà più ridanciane (e più tragiche) in modo lieve al tal punto che il lettore viene conquistato dalle storie raccontate, pagina dopo pagina, non rendendosene immediatamente conto, anzi le situazioni della vita che si fanno beffa dell'individuo sembrano essere una realtà ineluttabile a tal punto che quando il lettore ne acquista la consapevolezza ci si trova dentro fino al collo non riescendo più ad opporsi. 
Tale capacità straordinaria di saper raccontare la commedia della vita, pensiamo che l'abbia avuta solo Pirandello che, rispetto a Kundera, aveva in più  il senso del tempo narrativo perchè aveva il senso del tempo teatrale, ma entrambi, seppur in modo diverso, hanno la capacità di togliere il velo alla realtà. 


Milan Kundera nel romanzo "Il libro del riso e dell'oblio" affronta un tema sempre attuale quello della violenza del potere dell'uomo, il tema è attualissimo soprattutto nelle società complesse e democratiche occidentali dove i diritti individuali esistono sulla carta ma nello stesso tempo il singolo si trova nella impossibilità di poterli rivendicare nei confronti di un apparato impersonale come può essere quello di uno Stato. 
Eppure quando il bambino cresce (ritorna qui un tema caro a Kundera) impara delle parole che con il tempo perdono il loro valore originario diventando sempre più vuote e prive di significato, se pensiamo, ad esempio, alla differenza tra bene e male, tra buoni e cattivi. 


Le 273 pagine di cui è composto il romanzo scorrono lievi alla prima lettura, ma poi diventa necessario ritornare a leggere soffermandonsi a pensare e, se un paragone deve essere fatto, è Svevo che ci viene in mente. 
Non c'è mai niente di scontato quando si affronta il rapporto dell'uomo con il potere e Kundera sa affrontare il tema in un crescendo di straordinaria efficacia comunicativa: ci si può arrabbiare e cercare di lottare, ma alla fine si viene piegati soprattutto quando si è soli. 
Resta alla fine della lettura una certa amarezza, ma anche la consapevolezza che possiamo attivare tutta una serie di meccanismi di difesa perchè forse il potere può controllare molte nostre azioni, ma non tutte.

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Published by Caiomario - in Libri

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