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6 febbraio 2012 1 06 /02 /febbraio /2012 16:07

Secondo alcuni, se venisse approvato anche in Senato l'emendamento del deputato del Carroccio Pini sulla responsabilità civile dei magistrati, gli stessi non sarebbero liberi di decidere qualora si trovassero nella situazione di giudicare degli imputati ricchi ed eccellenti. 

Nel 1987 trionfarono i si nel referendum che introdusse la responsabilità civile dei magistrati, nel 1988  con la legge Vassalli vi fu una correzione proprio per evitare possibili storture e garantire l'indipendendenza dei giudici, nella norma, tutt'ora in vigore si stabilisce che un magistrato per colpa grave o per dolo paga. L'emendamento Pini vuole modificare parte di questa norma prevedendo per il cittadino la possibilità di agire non solo contro lo stato, ma anche contro il soggetto ritenuto colpevole ossia il magistrato chiedendo il risarcimento patrimoniale dei danni per violazione manifesta del diritto.

Secondo il vicepresidente del CSM Michele Vietti non si può assimilare l'azione dei magistrati a quella dei medici, ad esempio, che se sbagliano pagano in quanto il "magistrato è  un unicum"; Giuseppe Cascini il segretario dell'Associazione  Nazionale Magistrati ha corretto il tiro spiegando che "vi è una differenza enorme tra i magistrati e i medici per il semplice fatto che il magistrato deve decidere tra due persone, chi ha torto e chi ha ragione e che quindi tutte le decisioni di un magistrato, a differenza di quello che accade nei medici che insperabilmente non incorrono sempre in errori, danno torto a una delle deu parti, per cui vi sarà sempre una persona insoddisfatta; pensare allora che una persona che ha perso la causa possa agire nei confronti del giudice , chiedendo un risarcimento al giudice per la decisione che viene reputata sbagliata significa da un lato moltiplicare all'infinito le cause, perché la persona che ha torto continuerà a fare causa al giudice che gli da torto all'infinito fino a che non troverà un giudice che gli dà ragione e altro è il meccanismo di funzionamento della giustizia. Ma non è un unicum il magistrato, questo vale per tutti i funzionari pubblici, non si può fare causa al vigile urbano che ci ha fatto una multa, non si può fare causa all'ispettore delle tasse che ci fa un accertamento, non si può fare causa al poliziotto che fa un accertamento su di noi. Si fa causa allo Stato per i comportamenti dei funzionari pubblici, poi lo Stato nei confronti dei propri funzionari ha una serie di strumenti per fare valere la loro responsabilità: l'azione di rivalsa che è prevista per i magistrati e gli altri funzionari dello stato nei casi di dolo e colpa grave, l'azione disciplinare e altri strumenti per censurare comportamenti illeggittimi dei funzionari.

 

La risposta di Cascini è corretta, puntuale e ha sollevato un problema che non può essere affrontato dicendo semplicemente "ti faccio causa per ottenere il risarcimento patrimoniale e se perdi paghi". Anche tra i magistrati vi è una gerarchia di bravi, meno bravi e mediocri, in poche parole anche tra i giudici vi sono quelli preparatissimi che studiano il diritto e continuano ad aggiornarsi ed altri che sono scarsamente preparati e che hanno "impiegatizzato" quello che non è un semplice rapporto di lavoro da pubblico dipendente. Gli errori pacchiani di giudici poco preparati possono causare dei danni patrimoniali gravissimi anche se non c'è dolo e la colpa grave, tra l'altro, è difficilissima da dimostrare.

L'onorevole Enrico Costa ha detto che i casi di rivalsa nei confronti dei magistrati sono limitatissimi, ecco i numeri in base a quanto scritto nella relazione dell'Avvocato generale dello Stato e udito dalla Commissione giustizia della camera: "dalla prima applicazione della legge ad oggi risulta proposte poco più di 400 cause, di queste 400, ben 253 sono state dichiarate inamissibili con provvedimento definitivo, 49 sono in attesa di pronuncia sull'ammissibilità, 70 sono in fase di impugnazione e di decisioni di inamissibilità e 34 sono state dichiarate ammissibili".

 

Il problema esiste, il magistrato deve agire senza che venga effettuata nessuna pressione nei suoi confronti e deve poter decidere in piena libertà nei confronti di tutti tutelando  anche i soggetti più deboli e meno abbienti dalle prepotenze di coloro che violano la legge avendo magari risorse ingenti per ricorrere in giudizio, ma è auspicabile che il legislatore di concerto con i suggerimenti del CSM e dell'Associazione Nazionale Magistrati trovi un meccanismo validoed efficace  per valutare la preparazione di un giudice e questo dovrebbe avvenire nel corso di tutta la carriera dello stesso. Non si può fare carriera nella magistratura semplicemente per anzianità, l'avanzamento dovrebbe avvenire per merito e il merito in questo caso significa preparazione e conoscenza del diritto; per valutare la preparazione dovrebbero quindi esserci dei concorsi e gli esami dovrebbero essere lunghi e difficili. In caso contrario i torti  nei confronti dei cittadini dovuti ad impreparazione si moltiplicheranno e il costo economico  sarà ancora una volta scaricato sulla collettività. Ma è difficile che si scelga questa strada, per ora  nella magistratura si fa carriera solo per "meriti" anagrafici. 

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Published by Caiomario - in Società

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