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15 dicembre 2012 6 15 /12 /dicembre /2012 10:54

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PREMESSA 

Quando si legge un libro bisognerebbe tentare di trovare il bandolo della matassa anche se per il lettore incombe sempre il rischio di perdersi in un labirinto e di confondersi. A comprova di questo paradosso del "lettore" curioso sempre pronto a scovare gli scritti meno noti, credo che l'autore più rischioso sia Jack Kerouac che ha scritto molto e sugli argomenti più disparati. Il rischio a cui alludo è quello di farsi imbrigliare dai soliti luoghi comuni sugli scrittori maledetti al cui genere solo in parte Kerouac appartiene.

Un "libretto" che rappresenta il Kerouac mistico o se vogliamo filosofo tout cort, è "Il sogno vuoto dell'universo" (sottotitolo: Saggi sul Buddismo), chi ha letto "On the Road" converrà con me sul fatto che quel libro non è solo "una storia", è prima di tutto una mistica della vita che nel viaggio e nell'errare realizza se stessi; al di là però dei richiami all'opera più nota dello scrittore statunitense, credo che il germe delle esperienze letterarie sia proprio da rintracciare nelle commistioni culturali che impregnano le opere di Kerouac, commistioni che hanno rivelato una personalità complessa e assetata di sensazioni e di conoscenza.


KEROUAC SULLA VIA DELLO ZEN 

"Il sogno vuoto dell'universo" può essere definito un libro contemplativo nel senso che permette al lettore di conoscere alcuni aspetti del buddismo ed eventualmente di condividerli pur rimanendo fermo nelle proprie convinzioni etiche e religiose. Molti dei pensieri del buddismo sembrano quelli dello stoicismo e molte delle "illuminazioni" sposate da Kerouac, se lette con gli occhi di un lettore di oggi, sembrerebbero assomigliare a quelle che rimandano ai falsi miti della New Age al punto che una lettura del libro che passa attraverso questa chiave interpretativa, toglie al termine saggezza il suo significato più profondo che rimanda a quello della imperturbabilità che rifugge i clamori del mondo.

Affrontando la lettura del libro ho cercato pertanto di limitare i danni provenienti dalle inevitabili storture che le varie profezie da James Redfield (l'autore de "La Profezia di Celestino) in poi hanno prodotto nel mio giudizio circa la reale credibilità di libri che schiacciano il lettore verso tesi seppur suggestive che invece di liberare l'uomo lo possono condizionare nel suo agire.

IL SILENZIO, LA BELLEZZA E IL NULLA 

Allora come conciliare il tour errante di "On the Road" con questo Kerouac mistico che emerge da"Il sogno vuoto dell'universo"? La risposta la si può trovare nel vitalismo di quel mondo sotterraneo che Kerouac ha sempre rappresentato; ecco allora che diventa evidente la linea di divaricazione tra il ribellismo e la via mistica che possiamo definire come due facce della stessa medaglia.
Kerouac visionario ed avanguardista alla ricerca del silenzio del saggio, Keoruac che parla di vuoto e dell'infinito nel quale tutto si annulla è una pista da seguire almeno dal punto di vista conoscitivo, il leit-motiv della via buddista che ritroviamo nel credo dei molti "Figli dei fiori" che nacquero negli anni Sessanta ha il suo raggio sorgivo nel concetto dell'estasi eterna che affascinò Kerouac e dintorni.

Vagando nelle mie riminiscenze delle massime stoiche ho trovato leggendo il libro molti punti di contatto con quelle buddiste, sul "non preoccuparti di niente" Oriente ed Occidente si incontrano; la pace e il liberarsi dagli affanni della vita ammalia, affascina e a questo punto si innesta una riflessione inevitabile: riusciamo a comprendere l'amore e la bellezza fino in fondo senza profanarli?
Kerouac pensa da filosofo e da mistico, crede in una bellezza antiidolatrica che dà importanza anche alla bellezza di ciò che è piccolo (la farfalla), è possibile fare un'ardita comparazione tra Keoruac e Dostoevskij? Sì, a condizione che si veda il vuoto buddista con l'immagine del Cristo svuotato e glorificato. La nudità del nulla, pur nelle differenze esistenti tra i due piani del pensiero, ha una sua bellezza salvatrice, una bellezza che va protetta e salvata annullandosi in essa. Suggerisco questa chiave di lettura per comprendere il concetto di "silenzio" a cui fa riferimento Kerouac quando cita alcune massime buddiste.




"Il sogno vuoto dell'universo" è libro di sole 126 pagine ed è consigliato a tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza di Jack Kerouac, un libro di transizione ma abbastanza interessante per non passare inosservato.


NOTA FINALE 

Il pensiero del Kerouac "buddista" lo si ritrova anche in un altro libro ("La scrittura dell'eternità dorata) che mi riprometto di presentare nelle prossime recensioni, ma è altrettanto interessante conoscere il Kerouac poeta e il Kerouac amante del blues, un patrimonio culturale che, oltre a destare la curiosità del pubblico, rivela una personalità lontana dai clichè troppo stereotipati sulla beat generation.

SCHEDA DEL LIBRO

* Titolo: Il sogno vuoto dell'universo
*Autore: Jack Kerouac
* Casa editrice: Edizioni Mondadori
* Anno di pubblicazione: 2010
* Codice ISBN: 8852016694, 9788852016691

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/68537341@N00/4765744748 (Album di Goodnight London)

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Published by Caiomario - in Libri

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