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24 luglio 2012 2 24 /07 /luglio /2012 16:18

Carlo Emilio Gadda per il fatto che non ha mai aderito a nessuna corrente specifica può sembrare un isolato nel panorama letterario italiano del Novecento, in realtà se c'è qualcuno che più ha inciso dal punto di vista letterario nel periodo del dopoguerra, questi è stato proprio Gadda tanto da venir considerato dalla critica come uno spartiacque tra la narrativa neorealistica e le nuove forme di letteratura che verranno ad imporsi con un linguaggio completamente differente sia dal punto di vista della prosa che da quello dei contenuti. 

Nella sua opera, infatti, quello che colpisce di più è la straordinaria carica grottesca e disinvolta del testo scritto che modifica completamente, scombinandolo lo stile, i termini , la lingua del neorealismo. 

Piuttosto che calarsi nella realtà cercando di raccontarla fedelmente, Gadda fa emergere da questa realtà le contraddizioni, le assurdità, i paradossi cogliendone il fluire che sovente appare senza senso, tragico misterioso. 

Uno dei testi migliori di Gadda è senza dubbio "L'Adalgisa", un libro scritto con ironia graffiante dove la parola diventa il mezzo attraverso cui Gadda dimostra in tutta la sua perizia di acrobata del lessico. 

In questo romanzo che potremmo definire una raccolta di racconti, Gadda prende di mira alcuni settori della società lombarda da cui lui proveniva per nascita e per estrazione sociale. 

Ed è curiosa in questa serie di racconti la figura di Claudio Valeri, uno dei protagonisti delle storie narrate che invece di entrare a far parte della società che conta preferisce scontrarsi senza condividere rituali e convenevoli. 
Era infatti uso in quella società regolare l'ingresso tra la gente che contava attraverso l'osservanza di un rigoroso rituale. 
Forse il personaggio del libro potrebbe essere lo stesso Gadda, sta di fatto che l'autore finisce col deridere certi comportamenti di altezzosità propri della società lombarda e attraverso il personaggio di Claudio dice tutto quello che probabilmente lui stesso pensava. 
Proprio il rifiuto di entrare nella società lombarda farà si che Gadda concepisca una nuova locuzione verbale: "disimparare" a vivere e su questa locuzione bisogna porre l'attenzione per comprendere lo spirito del libro che è anche un rifiuto dell'ipocrisia e dell'adulazione. 

Ogni racconto de "L'Adalgisa" è corredato da note molto divertenti e ironiche che costituiscono la chiave di lettura di ogni singola storia che spesso è dissacrante verso uno o verso l'altro, come nel caso, per esempio, dei frequentatori del politecnico, la celebre università milanese di ingegneria dove secondo Gadda, studenti e professori si davano ( e si danno) delle arie ridicole camminando due metri sopra il pavimento. 

Altra figura centrale della raccolta è Adalgisa, una ex cantante lirica un pò avanti con gli anni che cerca in tutti i modi di sistemarsi con un matrimonio ma che nello stesso tempo è una contestatrice di quella classe borghese da cui lei stessa proviene. 

La galleria di personaggi descritti è molto varia ma tutti sono uniti da una vena di contestazione nei confronti della società borghese e milanese e questo costituisce il singolare impegno di Gadda per cui il racconto diventa una scusa, un'espediente per raggiungere questo scopo. 

Un'opera forse snobbata  rispetto al più noto "Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana", che ha avuto la fortuna di essere stato pubblicato in un periodo editorialmente più propizio rispetto a quello in cui "L'Adalgisa" è stato dato alle stampe. 


 

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Published by Caiomario - in Libri

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