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11 dicembre 2011 7 11 /12 /dicembre /2011 19:00

 

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Leggendo questo libro che nel titolo rieccheggia quello famoso di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo intitolato "La casta", alla fine ci si chiede quale sia l'intento dell'autore, per quanto nella parte introduttiva l'autore, Stefano Livadiotti, metta le mani avanti affermando "Questo libro, è bene chiarirlo, non intende mettere in discussione l'istituzione sindacato, cui nessuno si sogna di disconoscere una serie di meriti storici..." e poi specificando le finalità: "L'obiettivo è semmai puntato sul processo di degenerazione che il ruolo del sindacato sembra aver conosciuto negli ultimi anni e di cui l'opinione pubblica dà mostra di aver colto chiari segnali. manifestando un senso di rigetto che gli attuali leader sindacali farebbero bene a prendere molto sul serio". 

Il discorso che si sviluppa è particolarmente interessante, tenendo in considerazione anche che il libro è andato in stampa nella prima metà del marzo 2008 quando il governo Prodi sfiduciato dal parlamento era in regime di prorogatio solo per svolgere i compiti di ordinaria amministrazione, poco prima delle elezioni politiche che si sarebbero svolte il 13 e il 14 aprile 2008. 

Particolarmente interessante è quella parte del libro in cui viene analizzata la rappresentatività dei sindacati secondo un'indagine commissionata dall'economista Tito Boeri nel luglio del 2007, commentiamo il dato sconcertante: solo il 5,1% degli italiani si sente rappresentata dai sindacati, uno su venti, una percentuale davvero bassa che spiega il proliferare di sindacati come i vari Cobas, le ragioni di questa disaffezione nei confronti dei sindacati tradizionali sono molteplici ma sicuramente molte delle ragioni sono da rintracciarsi nel ruolo del sindacato riguardo alla questione dei diritti e riguardo alla questione occupazionale. 

PERCHE' i GIOVANI DOVREBBERO ESSERE RAPPRESENTATI DAI SINNDACATI? 

Boeri riporta un dato preoccupante e che riguarda l'età media degli iscritti al sindacato. 44 anni..... ma 2 milioni e 719 mila giovani (in base alle statistiche ufficiali) chi li rappresenta? Cosa ha da spartire il giovane precario con la baby pensionata che è andata in pensione a 40 anni e che per il resto della vita ha fatto la sanguisuga (a norma di legge) delle risorse della previdenza sociale? Può sentirsi rappresentato un giovane CO CO CO con partita IVA da un sindacato che difende i lavoratori del pubblico impiego superprotetti e illicenziabili e che spesso sono entrati nella Pubblica Amministrazione senza alcun merito? 

 
Che tipo di rappresentatività può avere un sindacato che è pronto a comprimere qualsiasi diritto in nome di una produttività che non mette in discussione prima di tutto il modello di sviluppo? Perchè parliamoci chiaramente ( inciso di chi scrive):per superare tutte le diatribe nate dalle decisioni di Marchionne basterebbe cambiare modello di sviluppo, non ci servono tutte quelle macchine e i lavoratori del settore auto dovrebbero essere i primi a rendersene conto, purtroppo molti di loro , (in nome dello stipendio, del tengo famiglia, del "ho il mutuo da pagare", della rata dell'auto e bla, bla) sono stati i primi ad avere assecondato le scelte di Bonanni (e quando dico Bonanni non dico CISL, pensando sempre che i segretari cambiano mentre i sindacati rimangono), li avete visti  i lavoratori quando escono od entrano nella fabbrica, non parlano hanno paura di rappresaglie e di essere licenziati, con un sindacato così che non mette in discussione il modello di sviluppo ma vuole continuare a produrre sempre più auto togliendo le pause ai lavoratori, i giovani si possono sentire rappresentati? 

Un altro motivo della disaffezione al sindacato sta nel fatto (ben evidenziato da Livadiotti) che "i giovani sfuggono anche perchè.....la propensione a prendere la tessera sindacale si assottiglia con il crescere del titolo di studio..sembrerebbe che "libri e sindacati non vanno troppo d'accordo" ma è proprio così o sono altre le ragioni? 

Il discorso ci porterebbe lontano ma non è possibile comprendere il nostro ragionamento se non si capisce perchè è nato il sindacato, il sindacato è sorto in un periodo in cui la coscienza collettiva del lavoratore, anche con un basso grado di scolarizzazione o del tutto assente, era elevata, c'era l'entusiasmo e la passione politica che spingevano i lavoratori ad aderire ai sindacati. 
Oggi è invalsa l'abitudine a dire che il sindacato non deve fare politica, si tratta di affermazioni bislacche e prive di consistenza perchè la scelta di una strategia sindacale è sempre politica, pertanto chi afferma ciò non solo dimostra una grande malafede ma soprattutto vuole relegare il sindacato a un ruolo amministrativo tipo quello del CAF, il sindacato non è nato per compilare dichiarazione dei redditi o come rifugium peccatorum e "sfogatorum" ( mi si permetta in questo caso il latino maccheronico!!!), a questo voleva ridurlo Berlusconi o l'ex ministro Sacconi che avrebbe ben visto un sindacato governativo e sempre più succube di scelte (queste si) politiche che vanno in una direzione completamente opposta a quelle che dovrebbero essere improntate alla lotta alla precarietà. 
Allora perchè i giovani dovrebbero essere rappresentati da questi mandarini che difendono la loro casta e quella di coloro che hanno tutto garantito (dipendenti pubblici e pensionati)?

I giovani non hanno comportamenti antisindacali precostituiti, durante l'intervento diel segretario della FIOM Maurizio Landini ad "Anno Zero" del 02.12.2010, i giovani presenti in esternone hanno condiviso le riflessioni, segno evidente che un sindacato (e una classe politica) non possono prescindere dalle istanze sociali;  chi le trascura o le liquida dicendo che i giovani per bene stanno a casa a studiare è destinato inevitabilmente al declino anche per questioni generazionali, i giovani hanno già vinto, gli esponenti della casta proni al volere del Principe sono destinati al tramonto. 

Molti dei fatti che Stefano Livadiotti racconta sono veri e condivisibili, si segnalano le riflessioni presenti nel capitolo/articolo intitolato "Se anche i parroci hanno un contratto", è interessante notare come la questione del contratto sia ormai diventata centrale nel dibattito sindacale e politico attuale, ma a parte le distorsioni ben evidenziate dall'autore, mi domando: può esistere un lavoro senza contratto? La necessità del contratto è solo una distorsione sindacale o uno dei cardini dell'istituto giuridico che regola i rapporti tra gli individui, compresi quelli lavorativi? 

Si è vero, "anche i parroci hanno un contratto" ma non diamo la colpa di questo ai sindacati, ai tempi di Cesare ogni categoria aveva un contratto, i contratti li hanno inventati i Romani (lettera maiuscola d'obbligo) e non è l'Italia che va controcorrente, è il mondo  della finanzache va verso i barbari (lettera minuscola è d'obbligo)...............AD MAIORA 
 

"Fatti non foste per viver come bruti"...............(DANTE ALIGHIERI) 


Stefano Livadiotti, L'altra casta, Bompiani, Milano 2008 
Euro 15,00 

ISNB 978-88452-6049-0 

PS: Manganellano i giovani che non vogliono una precarietà a vita,spaccano le ossa a chi protesta per non morire di cancro a causa dei rifiuti sotterrati, spaccano la testa ai pastori sardi che protestano per il prezzo del latte pagato pochi centesimi ( e poi il pecorino viene venduto a 20,00 euro al Kg al dettaqglio, Coop compresa), rompono le ossa a chi perde il lavoro, ma chi fa tutto questo dice che deve rispettare un ordine.....così ha sempre detto Paul Tibbets che ha pilotato l'Enola Gay...grazie anche a lui è stata portata la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki (non era un eroe).................se voleva si poteva rifiutare come.. Erich Priebke. (ma a quanto pare per lui non vale questa regola). 

***Articolo sviluppato secondo il libero esercizio del pensiero sancito dalla Costituzione Italiana.

 

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