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9 luglio 2012 1 09 /07 /luglio /2012 03:01

 

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ROMANZO AUTOBIOGRAFICO O AUTOBIOGRAFIA ROMANZATA? 

Questo bel romanzo della scrittrice francese Marguerite Duras nata a Saigon da genitori francesi riporta il lettore al gusto della lettura per la lettura e già questo fatto mette a proprio agio anche chi non volesse approfondire e riflettere sulle tematiche affrontate che pur meriterebbero una chiave di lettura che vada oltre lo svolgimento della trama. 



La narrrazione prende avvio raccontando l'iniziazione alla sessualità di una quindicenne che abita in quella che era una colonia francese: l'Indocina degli anni Trenta che era costituita dai territori dell'attuale Vietnam, i francesi rimarranno in Indocina fino al 1954, data che ha rappresentato per la Francia una delle pagine più nere e ingloriose come è stata cocente la sconfitta inflitta dal generale Giap forse più umiliante di quella subita durante la guerra d'Algeria, i vietnamiti si erano ben esercitati anticipando tecniche e tattiche che impiegarono, poi, nella guerra di logoramento con gli USA. 

Eppure negli anni Trenta, periodo in cui è ambientato il romanzo, siamo ancora ben lontani da questo rivolgimento, i francesi in Indocina sono pochi e chi detiene il potere economico e finanziario sono i cinesi ( quanti parallelismi con il presente!) e non a caso i protagonisti del romanzo sono una francese e un cinese. 

A cinquant'anni di distanza una donna con il viso solcato dalle rughe, invecchiata e in fase di decadenza fisica, ripensa al periodo vissuto in Indocina durante la prima adolescenza, un'Indocina che è entrata nel suo immaginario al punto da amplificarne nostalgicamente il desiderio per le passioni vissute. 

Il romanzo inizia con un incontro casuale in un aereoporto con un uomo che le dice: 

"La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane" (p. 9 del libro) 

E' proprio il volto che è l'inizio e la fine, a diciotto anni, racconta l'autrice, il suo volto invecchiò improvvisamente, un viso che definisce lacerato, solcato da delle rughe nette, un viso distrutto. 

Il mezzo a cui la protagonista affida i ricordi è la scrittura, la scrittura diventa il veicolo per fissare parti della propria vita rimossa, per fare dei bilanci e per ricostruire l'ambiente familiare dominato dalla figura del fratello che appare descritto come collerico e soggetto a improvvise crisi di inspiegabile aggressività. 
Eppure non tutti i francesi che abitavano in Indocina se la passavano bene, per molti di loro l'unica salvezza erano i cinesi che detenevano le redini del commercio e proprio con un uomo cinese, un banchiere vestito all'europea la giovane Marguerite inizierà la sua iniziazione d'amore. 

Soffermiamoci su una frase che ho letto nel libro, l'autrice scrive questa riflessione: 

"So che a far bella una donna nè i vestiti, nè le cure di bellezza, nè il prezzo degli unguenti nè la rarità e il valore intrinseco degli ornamenti. 
So che il problema è un altro ma non so quale sia". (p.259 )

Poi dà la sua risposta a questa domanda, ma non ne voglio svelare il contenuto, l'invito è quello di leggere queste belle pagine...... 

Interessante è anche la descrizione che l'autrice fa del suo rapporto con la madre che definisce come colei che "non ha mai conosciuto il piacere", piacere che le aveva severamente proibito e che, a detta sua (dell'autrice) sarebbe la ragione principale delle sue trasgressioni. 

La relazione con il giovane cinese non durerà a lungo a causa dell'opposizione del padre di lui nei confronti delle bianche, una conferma che da decenni la comunità cinese tende a chiudersi entro se stessa rifiutando qualsiasi rapporto stretto con persone diverse dalla propria etnia ( salvo quelli d'affari!). 

Ho notato che ad un certo punto il racconto cambia marcia, l'autrice non parla più in prima persona ma in terza persona, quasi uno sdoppiamento della personalità che tende a rifiutare il proprio passato che all'inizio era caratterizzato da una forte nostalgia: lei stessa parla di se come un'altra definendosi "fanciulla bianca", "prostituta bianca di Sadec". 

Tutto il racconto procede con una rievocazione autobiografica struggente e appassionata della propria giovinezza, delle occasione perdute, dei rapporti finiti e quasi una dichiarazione del proprio consumarsi dentro, lentamente, per il tormento del tempo che sfugge. 

 


 

 

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Published by Caiomario - in Libri

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