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26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 05:57

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Bella, zovene, galante,

leterata, ogni matina

la Marchesa Bellaspina

core subito a taolin.

Là mo a caso ghe xe un spechio

e con lu da quela via

la fa scola de magia

ai so ochi, al so bochin.

Mentre un dì cussì la studia,

vien un'ava da de fora

che tornava forsi alora

de la fabrica del miel.

La la sente, la la vede,

spaventada, povereta

la tra' un zigo «Aiuto, Betta!

presto, Brigida, Michiel! ».

Core tuti:

«Go qua un mostro

co le ale, co la bava».

Tutti core: ma za l'ava

già un lavreto, oh Dio becà.

La Marchesa casca morta,

per non dir in svenimento.

Betta lesta come un vento

s'ha quell'empia zà cucà.

La voleva la schizzarla,

vendicar la so parona

ma la birba in man ghe intona

in bemol un dolce «Ohimè!

Mi ho credesto (chi sa a quante

che sta burla ogni dì toca)

quei bei lavri, quela boca

do rosete in un bochè.

Me pareva...» A ste parole

la Marchesa se destira,

l'avre i ochi, la sospira,

e la dise: « Ah, no schizzar.

No me dol po miga tanto

le ferida xe leziera

poverazza! l'è sinciera

lassa, Betta, lassa andar».

Se la lode piase ai savi

figureve po alle done!

le voleu cortesi, e bone?

Carezete, adulazion.

 

 

 

Bella, giovane, galante,

colta, ogni mattina,

la Marchesa Bellaspina

corre subito al bagno.

Lì per caso, c'è uno specchio

e contemplando se stessa

ella esercita i suoi occhi,

la sua boccuccia

a una scuola di magiche seduzioni.

 

Un giorno mentre è indaffarata

in questa attvità, viene da fuori un'ape,

che stava tornando forse

proprio in quel momento

dalla fabbrica del miele.

La poveretta, intimorita,

la sente, poi la vede e si mette ad urlare:

«Aiuto Betta, presto accorrete,

Brigida, Michele».

Tutti si precipitano correndo:

« C'è qui un mostro con le ali e con la bava».

Tutti corrono la l'ape

oh Dio, le ha già punto un labbro.

La marchesa cade per terra

come morta (per non dire svenuta).

Betta, veloce come il vento,

ha già preso la colpevole;

e avrebbe voluto subito

schiacciarla e vendicare la sua padrona,

ma quella furba, standole in mano,

le intona una canzone in bemolle:

« Ohimè!

Io pensavo ( e chissà a quante

altre è capitato di sbagliarsi in questo modo)

che quelle belle labbra, quella bocca

fossero delle roselline». A queste parole

la marchesa si distende,

apre gli occhi, sospira

e dice: « Ah non schiacciarla.

Non mi fa poi così male

la ferita è leggera,

poveraccia! È sincera

lasciala, Betta, lasciala andare».

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.




 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Scritta in dialetto veneziano nella seconda metà del Settecento da Francesco Gritti (1740-1811) è un esempio gustoso di satira che favorì in quell'epoca ispirandosi al filone favolistico di Jean de la Fontaine.

Lo stile  delicato e bonario tuttavia non è fine a se stesso,  l' intento  chiaramente moralistico ci fa riflettere sulla funzione delle adulazioni a cui le donne (secondo il Gritti) sono particolarmente sensibili:

 

 

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.

 

 

Al di là della questione di genere che oggi verrebbe definita "sessista" (bruttissimo termine utilizzato spesso a sproposito),   ci viene in mente quanto disse Arthur Schopenhauer sull'importanza che ciascuno attribuisce al giudizio degli altri:

 

"A causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire a ciò che noi siamo nell'opinione altrui; anche se, per poco che riflettessimo, comprenderemmo che ciò non è, in sè rilevante ai fini della nostra felicità. Perciò è difficile spiegarsi come mai ognuno si rallegri entro sé ogni volta che avverte negli altri qualche segno di un'opinione favorevole, e che la sua vanità si sente, in un modo o nell'altro lusingata".

(Arthur Schopenhauer - Aforismi per una vita saggia)

 

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/12227067@N02/2805680882 (Album di Darzann)


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Published by Caiomario - in Poesia

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