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15 maggio 2013 3 15 /05 /maggio /2013 13:42

 

La lettura de "L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia" di  Arrigo Petacco
è l'occasione per conoscere  un periodo tragico della storia italiana, tuttavia dopo la lettura del libro si prova una certa impressione apprendendo molti particolari di quella che fu una tragedia immane.
Il libro non è un racconto romanzato ma è Storia vera anche se Petacco ha il pregio -a nostro parere- di saper raccontare anche le cose più tragiche in modo appassionante come un grande scrittore di romanzi.
Oltre a questo aspetto che rientra nelle caratteristiche dello storico/giornalista Petacco, pensiamo che il libro possa servire alle nuove generazioni per non dimenticare un evento tragico che forse non si potrà ripetere nello stesso modo ma che potrebbe sempre ripresentarsi sotto altre spoglie.

Ciò che abbiamo trovato apprezzabile ed interessante nell'impostazione dell'autore è il fatto che la campagna italiana in  Russia venga raccontata dall'inizio e non dalla fine, lo stesso autore fa notare al lettore questa scelta specificando che gli avvenimenti narrati partono dall'estate del 1941 per fare si che che lo stesso lettore possa comprendere in modo "più facile......le ragioni che spinsero Mussolini a compiere quella scelta rovinosa". (la frase in virgolettato è quella usata dall'autore).
Ricorda Petacco che prima di intraprendere la campagna di Russia, l'esercito italiano era stato già colpito da una "serie umiliante di sconfitte", eppure ciò non bastò e si incominciò un'avventura rovinosa di cui  gli italiani non potevano immaginare gli esiti.
Petacco poi fa una serie di domande che ancora oggi non trovano un'adeguata risposta, prima fra tutte le seguente: perché Mussolini volle partecipare a quella campagna?. Apprendiamo dal libro che l'Operazione Barbarossa lanciata da Hitler non presupponeva un coinvolgimento italiano ma solamente quello di Finlandia, Ungheria e Romania, ma -è questo secondo me il punto interessante- Petacco avanza l'ipotesi che Mussolini intraprese la campagna di Russia con in beneplacito degli ambienti economici internazionali che non vedevano l'ora di sbarazzarsi del paese simbolo del socialismo reale.

Dopo la sconfitta è singolare il fatto che un certo numero di italiani insofferenti al fascismo, quando vennero fatti prigionieri in Russia, si convertirono al comunismo che presentava metodi di indottrinamento simili a quelli impiegati dallo stesso Regime fascista. Petacco racconta questo episodio nella sua "Storia del fascismo" di cui consigliamo la lettura per integrare e ampliare le conoscenze apprese nel libro.
I soldati italiani che avevano dimostrato simpatia verso il comunismo, venivano considerati degli "illuminati" venivano prelevati e condotti a Mosca dove vi era la "Scuola Superiore di antifascismo"; a Mosca studiavano una serie di materie altrettanto singolari per l'argomento trattato, Petacco ne fa un elenco: storia d'Italia, economia politica, materialismo storico e dialettico, storia del Partito Comunista Italiano e del Partito Comunista Bolscevico. Gli insegnanti di questo particolare corso antifascista erano dei fuoriusciti italiani.

Petacco racconta una fase della storia dell'armata scomparsa, in quanto  per molti soldati italiani la storia è continuata dopo la guerra, di molti di loro, infatti, non si è saputo più niente.
 I sovietici non volevano dei convinti sostenitori del comunismo ma dei pedissequi servitori della causa staliniana ed arrivarono persino a sostenere che la radio non venne inventata da Guglielmo Marconi ma da tale Aleksandr Popov. Gli italiani che hanno tanti difetti ma non difettano certo di ironia reagirono davanti a questa assurdità e incominciarono a scrivere sui muri Viva Marconi, Abbasso Popov e un marconista disse «D'ora in poi chiamatemi popovista» (l'episodio è riportato alla pagina 202 del libro).
Molti italiani avevano un terrore della Siberia, l'idea stessa del freddo che da sempre accompagna questa zona della Russia li faceva impazzire al punto che -racconta Petacco- molti si uccisero con un colpo di pistola alla bocca. Altri che non avevano la pistola, prendevano il moschetto 91, appoggiavano la canna sotto il mento e sparavano. Fine della paura del freddo.
Gli italiani dimostrarono una grande capacità di adattarsi alle circostanze; non avendo nessun attrezzo a disposizione, i prigionieri con una semplice lama arruginita realizzavano "bastimenti, giocattoli, pettini d'osso, fermacapelli, medaglioni, cinghie intrecciate che poi venivano usati come merce di scambio con la popolazione civile". Addirittura due ufficiali italiani riuscirono a costruire un orologio a pendolo fatto di chiodi e ingranaggi di legno.
Gli italiani erano poi abili anche a nascondere questi manufatti in modo da non farli trovare dai sorveglianti e cosa incredibile a dirsi crearono un mercato che incominciò a tirare tra i russi.
Questo episodio dovrebbe essere divulgato perché è sintomatico della straordinaria inventiva degli italiani capaci di adattarsi anche alle situazioni più estreme.

Molto interessante è la parte terza del libro intitolata "Davai" (camminare in russo), leggendo questa parte del libro si apprende un dato che fa ancora impressione: furono  83.430 i soldati dell'ARMIR morti e dispersi. Di questi più di 69 mila hanno oggi un nome, degli altri non si sa più niente. Dalla lettura del libro emerge un quadro completo di quella immane tragedia di cui solo in parte conosciamo le storie personali di tanti italiani che vi parteciparono.


ULTERIORI INFORMAZIONI SUL LIBRO

"L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia" di  Arrigo Petacco è un libro pubblicato nel 2010 nella collana "Oscar Storia" della Mondadori , il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1998 nella collana "Le Scie" sempre della Mondadori.

Il libro si divide in tre parti dove vengono raccontati quattro distinti periodi: quello dell'inizio della campagna di Russia e della momentanea vittoria delle truppe dell'asse, la resistenza degli italiani quando i russi incominciarono il contrattacco, la ritirata disastrosa e la prigionia nei gulag. Il libro si conclude con un sottocapitolo intitolato "L'ultimo treno dal Gulag" dove viene raccontato il ritorno di uno degli "ultimi" italiani dai campi di prigionia sovietici. Il periodo comprende 5 anni di una storia che per certi versi non è ancora terminata dato che i resti mortali di molti italiani non sono mai stati ritrovati.
Il lettore potrà trovare nel libro un racconto dove fioriscono tutta una serie di particolari sconosciuti ai più, particolari di storie vissute,  storie vere che rappresentano un capitale umano di cui si ignora l'esistenza; eppure i fatti  narrati sono accaduti davvero e Petacco con abilità e singolare maestria riesce a raccontarli in modo vivace evitando di riportare dei freddi bollettini. In tal modo il lettore affronterà, senza cali d'attenzione,  una delle più belle ricostruzioni fatte su un periodo tragico della nostra storia.



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Published by Caiomario - in Storia

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