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6 aprile 2012 5 06 /04 /aprile /2012 17:28

CARLO CASSOLA E IL CANE 

Lo scrittore romano Carlo Cassola aveva un rapporto molto particolare con il cane al punto da dedicargli ben due libri "L'uomo e il cane" e "Il superstite" che probabilmente è uno dei suoi migliori romanzi. Chissà perché ne "Il superstite" ha scelto proprio un cane per dargli il ruolo dell'unico sopravvissuto dopo un disastro nucleare che ha provocato la morte di tutti gli animali e di tutti gli uomini. Lucky -questo è il nome del cane- è come l'uomo (almeno così lo rappresenta Cassola) stupido ma buono, non si rende conto di quello che sta accadendo intorno a lui ma constata la solitudine e cerca di prendere il posto del padrone. 
In definitiva il cane de "Il superstite" è rappresentativo dell'intera umanità e Cassola racconta una favola morale dove lo sfondo è la Toscana come lo è anche nell'altro racconto dove è protagonista un altro cane, Jack con una differenza: mentre Lucky alla fine si misura solo con se stesso, Jack invece è una vittima degli uomini che deve fuggire dalla loro crudeltà ma che alla fine ritorna agli uomini. 

Cassola scriveva: "Si crede che gli animali non mettano volontariamente fine alla propria vita. E' falso. Naturalmente essi non sono in grado di suicidarsi con gli stessi mezzi dell'uomo. Proprio i cani sono i più pronti al suicidio, appena viene meno la ragione per cui vivevano. Non potendosi uccidere tutto d'un colpo, si lasciano morire. Rifiutano il cibo e l'acqua e così muoiono. Quanti cani si son lasciati morire perché il padrone li aveva preceduti nella tomba!

Ma la fedeltà del cane come viene utilizzata dall'uomo? L'uomo fondamentalmente disprezza la fedeltà canina, la ritiene degradante e proprio per questo -secondo Cassola- fa prendere in odio i cani. 

LA FEDELTA' CANINA DI JACK - GLI ANIMALI UTILI, INUTILI E NOCIVI 

Non si capisce il motivo per cui Jack viene maltrattato se non si comprende la logica dei contadini che vivevano solo per la sopravvivenza (non sto giustificando ma spiegando perché accade); in un'economia rurale in cui uomini e animali convivono da sempre, vi sono due tipi di animali: quelli utili e quelli inutili. Tra i primi rientrano tutti gli animali da cortile che servono per sfamarsi: galline, anatre, polli, maiali, piccioni, conigli, ecc, tra i secondi vi sono i cani, i gatti, i topi; poi vi è un terzo gruppo di animali, quelli nocivi che vanno uccisi perché creano danni come le donnole, le volpi, i cinghiali, le faine, ecc. 
Quando i cani e i gatti diventano utili? I cani lo diventano quando difendono la proprietà e i gatti quando danno la caccia ai topi, negli altri casi sono inutili (per il contadino). Per il pastore è la stessa cosa solo che i due cani (quello bianco grande e quello piccolo nero) sono necessari per il gregge, mentre i gatti sono del tutto inutili, non servono alla sua economia. 

Anche Jack si trova nella situazione descritta, il suo padrone lo tollera, lo tiene presso la sua abitazione ma non è essenziale per l'economia della sua famiglia, anzi rappresenta un costo di cui farebbe a meno perché l'unica vera ricchezza sono i suoi muli che gli servono per trasportate le cose. Alvaro non è deprecabile in quanto detesta il cane, è egli stesso vittima ma della miseria che lo porta a scaricare sulla famiglia tutte le su frustrazioni. 

Si vede però da che parte pende la simpatia dell'autore: Jack. Il cane non chiede niente, sta vicino alla famiglia di Alvaro per abitudine e accetta persino di essere maltrattato fino a quando Alvaro non decide di abbandonarlo per liberarsene definitivamente. A questo punto Alvaro esce di scena, ma Jack troverà sul suo cammino tanti altri Alvaro. Attratto dall'uomo, Jack lo cerca fino a quando non trova un altro padrone che gli dà da mangiare e nello stesso tempo lo picchia e lo tiene legato. 

Perché? E' un perché che possiamo farci ogni volta che vediamo un cane che accetta di essere maltrattato e qui ritorna la questione della fedeltà canina, la stessa che spinse Argo ad aspettare Ulisse per 20 anni prima di morire. Ma Jack non è rappresentativo di tutti i cani, ma solo di alcuni cani, perché il cane è il diretto discendente del lupo e sa adattarsi perfettamente alla vita all'aria aperta in cui vive in branco esattamente come i lupi e gli altri canidi, proprio perché è dotato di una grande capacità di adattamento all'ambiente. Sull'affezione dei cani nei confronti dell'uomo sono stati scritti fiumi di parole, anche molte retoriche, così come sulla violenza dell'uomo sul cane. 

***** Cassola però parte da una prospettiva diversa e arriva ad una conclusione che è la stessa de "Il superstite": l'uomo è fondamentalmente uno stupido e lo è più del cane perché mentre il cane è il migliore amico dell'uomo, l'uomo non è il migliore amico del cane. 
La violenza, poi, dell'uomo sull'uomo è un altro sintomo della sua stupidità perché invece di unirsi agli altri li combatte finendo coll'essere sempre più debole ed isolato. 

Concludo con questa bellissima frase di Cassola scritta ne "Il superstite": 

"Ciò che è importante per gli uomini, di solito non è importante per i cani. I cani non danno importanza a dove si trovano; già, non se ne fanno nemmeno un'idea, abituati come sono a camminare col muso in terra". 

E' un bel libro, leggetelo...

Conclusione: ...il cane è il migliore amico dell'uomo, ma l'uomo non è il migliore amico del cane.

 

Opinione di mia proprietà pubblicata anche altroveL-uomo-e-il-cane.jpg

 

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Published by Caiomario - in Libri

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