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9 agosto 2012 4 09 /08 /agosto /2012 07:30

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IL LIBRO, STORIA DELLE EDIZIONI

 

"La banalità del male-Eichmann a Gerusalemme" è il titolo di un libro scritto da Hannah Arendt e pubblicato per la prima volta nel  marzo del 1963. Il libro che la stessa Arendt definì nella prefazione alla prima edizione, scritta nel giugno 1964, "un resoconto" venne redatto "nell'estate e nell'autunno del 1962 e terminato nel novembre del medesimo anno" mentre l'autrice era ospite del Center of Advanced  Studies della Wesleyan University.

È importante fare attenzione alle date: nel 1961 la Arendt segue il processo Eichman a Gerusalemme come corrispondente del The New Yorker, nel 1962 scrive il libro, nel  marzo del 1963 viene pubblicato, nel mese di maggio viene pubblicata una versione riveduta, corretta e accresciuta, nel giugno del 1964 inserisce una prefazione dove avverte i lettori che nelle edizioni successive alla prima vengono inseriti dei dettagli tecnici che riguardano la congiura anti-hitleriana del 20 luglio 1944. Dopo la pubblicazione della seconda edizione del 1964, l'impianto del libro non ha subito variazioni anche se l'autrice ha ritenuto opportuno, alla luce di nuove fonti, di apporre un Appendice dove replica alle polemiche seguite alla pubblicazione del libro.

In Italia il libro è stato pubblicato la prima volta da Giangiacomo Feltrinelli Editore nell'ottobre del 1964 e poi successivamente nel settembre 1992 nella collana "I Saggi", poi nel maggio 1999 nella collana "I Campi del Sapere" e nel marzo 2001 nella collana "Universale Economica".

 

LO SCOPO DEL PROCESSO EICHMANN SECONDO LA CORTE E SECONDO IL PUBBLICO MINISTERO

Nel capitolo primo viene descritto il momento in cui entra la "Corte", il linguaggio usato dalla Arendt è descrittivo, i giudici non assumono mai -chiarisce l'autrice- mai un atteggiamento teatrale, anzi ascoltano con serietà i racconti di tanti sofferenze. Il presidente del Tribunale, Landau, ci tiene a far sì che il processo non diventi una messinscena. Il controllo dell'area circostante l'aula di gisutizia è di tipo militare, secondo le aspettative del primo ministro di Israele, Ben Gurion il  processo avrebbe avuto dei controni spettacolari. Aspettative più che comprensibili ma il cui presupposto doveva essere improntato su tre punti ben precisi: processo, difesa e giudizio.

L'obiettivo è quindi quello di giudicare le responsabilità di Adolf Eichmann figlio di Karl Adolf Eichmann nella soluzione finale, le sue azioni non "le sofferenze degli ebrei, non il popolo tedesco o l'umanità, e neppure l'antisemitismo ed il razzismo". Di contro l'accusa, impersonata dal sig. Hausner, diede un'impostazione che più che giudicare Eichmann aveva come unico obiettivo quello di mettere in luce le sofferenze degli ebrei chiedendo agli stessi internati per quale motivo non si erano ribellati ed avevano accettato passivamente di andare sui treni e di essere condotti nei campi di steminio.

La distinzione tra le due posizioni è importante perché permette, a distanza di tempo, di vedere quali sono i motivi della coscienza nazionale israeliana che trae le sue origini proprio nel non accettare di andare a morire come agnelli sacrificali. Tuttavia la Arendt sottolinea come la pretesa di Ben Gurion di stabilire una connessione "tra i nazisti e certi governanti arabi" non aveva alcun senso, ma aggiunge anche che "la giusitizia anche se è un'"astrazione" per le persone della mentalità di Ben Gurion si rivela molto più austera del potente Primo ministro".

Cosa vuole intendere la corrispondente Arendt? La riflessione ha l'intento di portare all'attenzione del lettore il concetto di giusitiza universale che non può passare attraverso la vendetta personale neanche di un potentissimo come Ben Gurion. La giistizia -osserva la Arendt- esige silenzio ed austerità anche quando si tratta di giudicare fatti eclatanti o drammatici, una giustizia che si mostra e che esulta non può definirsi tale anche se il nome dell'imputato è quello di Adolf Eichmann.

 

Dal punto di vista storico è interessante conoscere poi la posizione della Repubblica federale tedesca di Adenauer riguardo al passato  nazista  che aveva visto coinvolti molti esponenti di punta della classe dirigente  della nuova Germania democratica a partire dal più stretto collaboratore dello stesso Adenauer, il dottor Hans Globke che aveva avuto l'idea di "costringere tutti gli ebrei a prendere un secondo nome "Israele" oppure "Sara". Il problema della classe dirigente collusa si è sempre presentata e si presenta ogni qual volta vi è un cambio di regime, ma nel caso della Germania nazista (il medesimo discorso valeva per l'Italia fascista) era impossibile azzerare completamente la classe dirigente senza creare un pericoloso vuoto che avrebbe impedito ai paesi di rirpendersi.

IL RUOLO DEI COMMANDOS DELLA MORTE

La Arendt riferisce che ad Auschwitz furono attivi ebrei di origine greca che avevano come compito quello di far funzionare le camere a gas e i forni crematori. Per quanto possa sembrare incredibile, numerosi ebrei furono difatto complici dei loro carnefici ben sapendo che niente li avrebbe potuti salvare dalla morte. Ma piu di tutto valgono le parole pronunciate da un internato del campo di concentramento di Theresienstadt:

"Il popolo ebraico nel suo complesso si comportò splendidamente sbagliarono o gisutificano ancora i capi ebraici in nome dei lodevoli servigi che essi resero prima della guerra (e sopratutto prima della soluzione finale), quasi che non ci fosse una differenza tra aiutare gli ebrei ad emigrare e aiutare i nazisti a deportarli"

 

COSA NON È IL LIBRO

 

Il libro della Arendt è un resoconto che parla del processo e non è quello che molti si potrebbero aspettare dal titolo, ossia la storia del "più grande disastro che si è abbattuto sul popolo ebraico, nè un saggio sulle dittature, nè una storia del popolo tedesco al tempo del Terzo Reich e tanto meno un trattato teorico sulla natura del male".

La lettura del libro pertanto va affrontata con lo spirito curioso di chi ama le cose storiche o di chi si interessa di questioni di giustizia e di diritto internazionale, in quanto il libro, oltre ad essere un resoconto sul processo Eichmann è ricchissimo di informazioni e di riflessioni dell'autrice che ha preferito  raccontare con un taglio obiettivo i fatti piuttosto che lasciarsi andare ad una retorica che nulla aggiunge al dramma  vissuto dagli ebrei nel periodo in cui Hitler dominava l'Europa.

 

 

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Fonte immagine: http://farm3.static.flickr.com/2689/4392838424_b77b74d8c2.jpg



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Published by Caiomario - in Storia

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