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10 marzo 2014 1 10 /03 /marzo /2014 18:09

LA FERMEZZA DEL SAGGIO 

Diceva Lucio Anneo Seneca che nessuno di noi è senza colpa e che il massimo risentimento degli uomini per le colpe commesse dagli altri deriva dal falso convincimento di non aver mai commesso del male. 
Già da questa affermazione si può comprendere come Seneca avesse un concetto di saggezza che potrebbe essere preso a modello ancora oggi per avere quello che lui definiva "constantissimis" termine latino che significa di animo fermissimo. 

Per Seneca se lo Stato è corrotto ed è pieno di gente miserabile e non vi è alcuna speranza che le cose possano cambiare, è inutile consumarsi (che saggezza!!!). 

La strada indicata da Seneca (ecco in cosa consiste la fermezza del saggio): non serve prendersela ma bisogna tenersi in disparte in un luogo tranquillo, abbandonarsi alle buone arti, riposarsi e dedicarsi al culto delle virtù. 
La morale di Seneca è questa: devi essere utile agli uomini, se puoi a molti, se non puoi a pochi se no occupati solo di te stesso e ritirati in solitudine lontano dai clamori del mondo. E' il concetto dello stoicismo che Seneca seguì tutta la vita e che affascina ancora oggi per la sua straordinaria capacità di indicare una strada, una norma di comportamento davanti alle emozioni e ai clamori del mondo. 

Vivere quindi nel mondo significa vivere, nonostante il mondo, al di sopra delle occupazioni, degli affanni, esercitando non solo un animo fermo ma anche praticando l'apatia. 



Credo che il pensiero di Seneca e in particolare ciò che è contenuto in questo prezioso dialogo, possa essere espunto da quelle posizioni estreme che nella vita pratica di tutti i giorni non sono sempre applicabili. Però se ci pensate bene a molti è sempre balenata in mente l'idea di lasciare perdere tutto ciò che crea affanno e preoccupazione. E' quindi il disprezzo nei confronti di tutto ciò che turba la serenità dell'animo è il vero motivo che spinge molti a reagire in questo modo, ma diventare insensibili e cinici verso ogni cosa che può turbare la nostra serenità non è facile, insomma non è una dote nativa dell'uomo; al contrario le indicazioni di Seneca per raggiungere la serenità implicano un percorso di "pulizia" dell'animo che non tutti sono in grado di praticare. 
Nella nostra cultura si riconosce il valore positivo delle emozioni, ma l'apatia così come la intende Seneca non significa vivere nella insensibilità nei confronti degli affetti più cari, bensì difendere gli stessi sa qualsiasi attacco che proviene dall'esterno e che non è essenziale alla nostra esistenza. 
Ecco allora che possiamo fare nostra questa idea espressa da Seneca: "la virtù deve procedere egualmente felice anche in mezzo ai piaceri e ai dolori". 
Possiamo quindi allontanarci dai pregiudizi volgari e formare l'idea più conveniente per onorare questa virtù anche se questo può comportare sudore e sangue. 
Credere che Seneca predicasse l'insensibilità verso gli affetti più cari è un errore, lui stesso aveva detto a tal proposito per chiarire il concetto che "la mancanza di ogni eccitamento che ci rianimi, che metta alla prova il nostro coraggio, non è tranquillità, è bonaccia di scirocco". 


Questi ed altri concetti trovate in questo libretto che è prima di tutto una lezione di vita impartita da uno dei maestri che ha più influito sul pensiero occidentale. 

Per concludere cito due aforismi di Seneca tratti dal celebre dialogo: 

  • Una speranza difficile per gli uomini, quella dell'innocenza. 

 

  •  Chi si mette a discutere, scende al livello dell'avversario e, anche se vince, è sempre rimasto alla pari di quello. 


......se non è saggezza questa!!!! 


Il libro consta di 72 pagine, è edito da Sellerio e ha un prezzo di 6,00 euro. 


Libro consigliato a tutti e ....agli studenti dei licei classico e scientifico, molti dei brani presenti in "De constantia sapientis " sono spesso oggetto di traduzione e....Seneca non è un autore facile da tradurre!!!!

 

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Published by Caiomario - in Letteratura latina e greca

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