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26 maggio 2014 1 26 /05 /maggio /2014 20:20

 Albert Camus è l'autore che meglio ha saputo usare il simbolo per espirmere le sue idee. I "francesi"  della rive gauche sono stati dei grandi intellettuali che animarono quella stagione straordinaria che caratterizzò la primavera francese sia in campo letterario che filosofico.
 Non è possibile fare una netta separazione tra letteratura e filosofia perché in  entrambe i due campi si trovano talmente intersecati che molti libri di letteratura sono anche libri di filosofia e viceversa.
Lo stesso Camus era amico di Sartre e come lui muoveva dai medesimi presupposti, ecco questo è l'aspetto che più mi affascina e vorrei proprio partire dalla domanda di sempre facendo riferimento ad un saggio di Camus che servirà poi di argomentare  su quel capolavoro  letterario che è "La peste".
Camus scrisse un saggio intitolato "Il mito di Sisifo" che fa riferimento al mito dell'antico eroe condannato per l'eternità a portare un masso sulla schiena, a salire una montagna e a ridiscendere per caricare un'altra volta lo stesso masso che veniva gettato giù dagli dei dispettosi.
Perché l'uomo è condannato a fare cose che non servono a nulla? Una domanda che potremo esprimere in modo più diretto chiedendoci. "Perché l'uomo è condannato per sempre a fare cose che non servono a nulla?
Sartre, non riuscendo a dare risposta a questo quesito, diede forma al suo sfogo scelgiendo la politica e l'ideologia  che lo impegnarono per tutta la vita, Camus invece preferì dare una risposta morale a questo
quesito.
Con un puntiglio simile a quello di chi dà delle istruzioni, Camus, indica una strada per combattere le inquietudini e tutti i messaggieri di morte che annunziano qualsiasi tipo di morbo. Scrive im modo pacato ma sa cogliere nel segno indicando la via maestra per giungere alla rinascita.
Anche nel male e dopo un'esperienza terribile l'uomo può trovare la strada per rinascere trovando nella solidarietà l'unico mezzo davvero efficace per la sua palingenesi rigeneratrice.


IL LIBRO

Autore: Albert Camus
Titolo: La peste
Traduzione: Beniamino dal Fabbro
Editore: Bompiani (pubblicato nella collana "I grandi tascabili"
Anno di pubblicazione: 2000
Pagine: 397
Prezzo: 8,90 euro



La via indicata da Camus sembra l'unica possibile, davanti ad un mondo contradditorio  e schizofrenico, non c'è altra possibilità che prenderne atto, avere coscienza di questo fatto e prendere le contromisure  con una ribellione a bassa intensità costante che dia un senso ad una vita che sembra non averne.
Leggendo "La peste" si comprende sin dalle prime pagine che Camus utilizza l'escamotage della pestilenza per descrivere tutta l'irrazionalità del mondo.
Camus nel suo romanzo  appose la seguente citazione:
«Si può rappresentare nello stesso modo un imprigionamento per mezzo di un altro, come si può descrivere una qualsiasi cosa che esiste realmente per mezzo di un'altra che non esiste affatto»
Le parole sono di Daniel Defoe, il celeberrimo autore di "Robinson Crusoe" e la scelta di Camus sta a significare il suo voler ribadire che l'intento della sua opera è essenzialmente simbolico; la peste di Orano, infatti, non si è mai verificata, ma è anche possibile che Camus abbia voluto rendere un tributo allo scrittore londinese autore di un altro celebre libro sulla pestilenza: "Peste di Londra". In questo libro Defoe narra un fatto realmente accaduto e non di fantasia come quello raccontato da Camus, si tratta della pestilenza che colpì la popolazione di Londra nel 1665 e che venne affrontata con tutta quella carica di disperazione di chi si trova ad affrntare con mezzi scarsi e semplici degli eventi incontrollabili.
La costante che ritorna il tutto il romanzo è la presenza dei topi, della sporcizia e dell'immondizia. I topi veicolo della peste sono combattuti in ogni modo, il loro numero è sovrerchiante e la lotta dell'uomo si dimostra impari anche quando vengono profuse tutte le energie per combattere i pericolosi roditori.
La lotta ai topi descritta da Camus è anche la lotta contro tutto ciò che si riproduce all'infinito, contro quell'assurdo che sono le epidemie di ogni tipo, potrebbero essere epidemie vere e proprie ma anche paure, fobie collettive oppure ancora l'insieme delle menzogne e mistificazioni che continuamente si riproducono nelle realtà più disparate.  
La peste descritta da Camus è un morbo che tiene isolata una citta per dieci mesi è anche la metafora di una società assediata che si chiude in se stessa e si isola dal mondo esterno, ma può essere anche quella del'individuo che assediato da pericoli e attacchi finisce per essere progioniero delle proprie paure e dei propri attacchi.

Crediamo che non ci sia cosa più difficile da combattere del male che ogni giorno si ripresenta come i topi di Camus, più lo combatti più diventa forte e produce degli anticorpi, si mimetizza, si presenta sotto mentite spoglie lasciando quel senso di spossatezza tentatrice che sembra voler indicare nella rinuncia l'unica strada possibile.


Libro intenso che suggerisce una strada verso la solidarietà,  Albert Camus riesce a descrivere in modo efficace le oscure inquietudini che attanagliano l'uomo difronte all'irrazionalià del mondo.


"Il bacillo della peste non muore nè sparisce mai"
(Albert Camus)

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Published by Caiomario - in Libri

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