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2 gennaio 2015 5 02 /01 /gennaio /2015 06:21



Credo che non ci sia cosa migliore che leggere un libro quando si sono spenti i riflettori del tam tam mediatico che lo mettono al centro dell'attenzione e questo vale in particolare per "La solitudine dei numeri primi" scritto da Paolo Giordano. Come dimostra la quantità di opinioni che hanno preceduto questo mio articolo, il libro è stato per un periodo tra i più letti e forse tra quelli che più ha suscitato opinioni contrastanti.
Non mi soffermerò sulla trama di cui potete trovare ampi riassunti sul web, ma vorrei invece porre la vostra attenzione su cosa ho colto del libro e perché il libro sia apprezzabile al di là del fatto che abbia vinto il prestigioso Premio Strega o abbia avuto altri prestigiosi riconoscimenti letterari.
Ho deciso di leggere il libro senza pregiudizi e nonostante la complessità della trama sono arrivato fino in fondo senza neanche accorgermene, il finale aperto è l'unico aspetto che lascia perplessi ma credo che la soluzione adottata dall'autore sia il modo migliore per evitare di concludere la storia in modo scontato.
Il lettore dovrà arrivare alle sue conclusioni e immaginare un destino diverso per i due protagonisti, Alice e Mattia, che non sia quello della favola bella.


"La solitudine dei numeri primi" è un romanzo che  può piacere o non piacere, ma affrontandone la lettura è difficile che possa lasciare indifferenti, non ci sono vie di mezzo, pensare di fare una rapida lettura del libro senza riflettere  sulla condizione esistenziale di tutti i protagonisti in gioco, significa -a mio parere- perdere l'anima del libro;  purtroppo  ho letto in giro diversi giudizi poco generosi e sferzanti, non pochi professionisti della critica hanno infatti  tentato di demolirlo, ma chi si aspetta di leggere un libro dove l'unica cosa importante è  la bella scrittura rimarrà deluso, non è questo l'obiettivo dell'autore che non deve dimostrare nulla sul piano stilistico.
 La durezza delle storie raccontate può provocare un senso di angoscia, ma è angosciante la realtà, piaccia o non piaccia e qualche volta le storie degli altri assomigliano ad una condanna che si vorrebbe ignorare. 

Il romanzo potrebbe essere definito il racconto della crescita, ma anche dell'incontro e dei destini incrociati, un romanzo in cui le vite si incontrano e sembrano compenetrarsi, la similitudine delle esistenze dei  due ragazzi (Alice e Mattia) è il motore dell'intera narrazione, ma se l'architrave che sostiene la struttura può apparire artificiosa, più si va avanti con la lettura più ci si rende conto che la complessità delle vicende  raccontate trasmette un senso di umanità che lascia un segno indelebile nel lettore.

Paradossalmente il grande richiamo mediatico che ha accompagnato "La solitudine dei numeri primi" ha senz'altro accellerato il successo per quanto riguarda le copie vendute, ma ha creato anche molte aspettative in chi sperava di leggere un libro dal contenuto più lieve. Probabilmente la cultura della paura e del controllo porta a non accettare le contraddizioni della vita e i due protagonisti, Alice e Mattia, quando diventano adulti, possono provocare un senso di fastidio in tutte le persone che amano gli sviluppo lineari.
"Vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero" è la frase usata dall'autore che meglio di ogni altra sintetizza il rapporto tra Alice e Mattia e se poi vogliamo andare oltre la storia del romanzo, ci rendiamo conto che questa è esattamente la condizione esistenziale che vivono tanti esseri umani: vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.

Eppure spezzando il circolo vizioso delle proprie prepotenze ed arroganze si riesce a comprendere il mondo apparentemente impenetrabile di questi due destini fino ad un certo punto intrecciati. Poi quando pian piano le emozioni incominciano a ritornare forti "un finale non finale" che sembra un'incompiuta, lascia il lettore con  l'amaro in bocca. Sarebbe stato però banale un finale scontato con Alice e Mattia che finalmente riescono a trovare l'equilibrio interiore, mentre è il futuro è quello che conta anche se non lo conosciamo e al lettore "il dopo" sfugge mentre affiorano i dubbi e gli interrogativi su cosa sarà dei due "numeri primi".

 

Romanzo a due velocità, il lettore se ne vuole comprendere l'essenza deve adattarsi al ritmo.
Ne consiglio la lettura, ora che i riflettori si sono spenti, una lettura pacata e attenta aiuta a comprenderne il significato.

 

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Published by Caiomario

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