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9 ottobre 2014 4 09 /10 /ottobre /2014 06:09

Ci sono due modi per approcciarsi alla lettura delle opere di Tito Livio: la prima perché si è costretti a farlo, la seconda per libera adesione. Ho avuto entrambe le esperienze: nel primo caso le incombenze scolastiche mi hanno portato a tradurre numerose versioni di latino tratte dalla storia di Tito LIvio, nel secondo caso, invece, la libera adesione è avvenuta in un periodo successivo a quello scolastico per libero convincimento.
Ho sempre trovato Tito Livio un autore non eccessivamente difficile da tradurre, un autore che riserva una miniera di informazioni e di curiosità che permettono di conoscere quelle che, in un certo senso, sono anche le nostre origini.

L'AUTORE

Tito Livio nacque a Padova nel 59 a.C. (la data è certa), uomo austero e conservatore, era famoso per la severità della condotta di vita. Da giovanissimo andò a Roma dove condusse una vita appartata dedicandosi alla stesura della storia di Roma, una storia che va dalle origini fino all'età repubblicana.
Per 40 anni Tito Livio scrisse un'opera monumentale che comprende 142 libri, nessuno storico o gruppo di studiosi ha mai scritto un'opera talmente vasta come quella di Livio. I libri erano talmente numerosi che gli stessi Romani trovavano difficoltà a conservarli in una biblioteca.

Marziale vissuto all'epoca di Domiziano scrisse a tal proposito:

"Livio enorme, che la mia biblioteca, non può accogliere (tutta la sua opera), (Tito Livio) è ristretto in piccole pergamene".

Per i Romani il libro era la pergamena, ossia un rotolo di carta di pecora che per essere letta doveva srotolata e appoggiata su un tavolo, occupava spazio e ne occupava moltissimo quando doveva essere conservata all'interno di una biblioteca. Si comprende il motivo per cui l'opera di Tito Livio venne arbitrariamente ridotta in piccole pergamene al punto che oggi dei 107 libri mancanti ci rimane una riduzione, le "Periochae" scritte da un autore ignoto.

Fu amico di Augusto e il primo Cesare ricambiò l'amicizia e la stima tanto da definirlo scherzosamente il "pompeiano" per lo spazio che diede alle gesta di Pompeo nella sua storia.
Morì a settantasei anni nel 17 d.C. senza riuscire a concludere la sua monumentale opera, la morte lo colse all'improvviso mentre stava scrivendo.


IL LIBRO

Titolo:    c
Autore:    Livio Tito
Editore    BUR Biblioteca Univ. Rizzoli  (collana Classici greci e latini)
Pagine:    416
Prezzo:    euro 10,42


IL CONTENUTO DEL LIBRO

Il libro contiene la storia di Roma dalle sue orgini (ab urbe condita), l'origine di Roma è fissato convenzionalmente nel 753 o 752 a.C; Livio racconta le origini di Roma partendo dalla fondazione mitica di Roma che avvenne per opera di Romolo: Roma per "DECRETO DIVINO" venne nominata "caput mundi".
Racconta Livio un episodio che vale la pena ricordare: Romolo un giorno si trova davanti alla presenza divina, il dio gli dice "Va' annunzia ai Romani che i Celesti vogliono così, che la mia Roma sia capo del mondo: coltivino perciò, e sappiano e ai posteri tramandino che nessuna forza, umana potrà resistere alle armi romane".
E' interessante conoscere la cronologia storica riferita da Livio, la maggior parte degli episodi da lui  narrati sul periodo della monarchia sono ancora oggi quelli che si ritrovano nei  manuali di storia.
La fondazione di Roma si intreccia cone quella del Ratto delle Sabine, il periodo della fondazione si conclude con la morte (supposta) di Romolo per opera di un fulmine nel 37 a.C.

Dobbiamo credere ad ogni cosa che Livio narra?  Ovviamente no, anche se a suo modo Livio con gli strumenti che aveva a sua disposizione cercò di ricostruire la storia di Roma rifacendosi agli storici precedenti come: Fabio Pittore, Cincio Alimento, Catone il Censore, Celio Antipatro e a Polibio.
In ogni caso la sua perfezione oratoria è esemplare e nessuno storico moderno può prescindere dall'opera di Livio.

Nella parte inziale si trova il proemio che è in primo luogo una confessione nella quale Livio esprime tutta la sua trepidazione per l'opera che si accinge a scrivere e la sua venerazione per Roma e per i suoi valori.
Livio inoltre spiega l'intento moralistico e pedagogico della sua storia, per noi non è concepibile pensare alla storiografia in questo senso ma per Livio e per gli antichi la funzione dello storiografo era proprio questa.


L'ANGOLO PERSONALE

Leggere la storia di Roma e conoscere le sue origini secondo la versione raccontata da Tito Livio è immergersi in una storia romanzata; la storia è quella di un'epopea di un popolo e leggere Livio è come continuare a leggere l'Eneide. Livio non è uno storico in senso moderno, nella sua narrazione non vi è un riferimento a dei documenti, tutto è improntato sul "Si narra", una storia "de relato" che ha molti contenuti di realtà ma anche molti elementi inventati che devono suscitare grandi ideali e grandi sentimenti.
Una delle fonti a cui Livio si rifà quando raccolta le guerre puniche  è Polibio che aveva il pregio di raccontare un fatto, Livio invece dà anima a quel fatto. Questo è il motivo per cui Livio è stato definito il grande "innamorato di Roma".

Può piacere oppure no ma leggere Livio significa conoscere l'epopea di un popolo e il concetto di cosa pubblica. Nessun uomo poteva creare la storia di Roma se Roma non fosse stata popolata da eroi, quando scompariva un grande personaggio ne compariva subito un altro che portava avanti la res pubblica. Ecco Livio non fa altro che mettere per iscritto quello che era l'animo di un popolo che viveva la virtù nei fatti.


UN EPISODIO CURIOSO

Livio racconta che  nel 260 a.C. il Senato -la massima istituzione di Roma nel periodo consolare-  negò l'abolizione dei debiti nonostante  lo avesse promesso, il popolo romano per tutta risposta si sollevò e si ritirò sul Monte Sacro. Come si dice oggi: senza se e senza ma.
L'episodio (storico) raccontato da Livio dà l'idea di cosa significava "res pubblica" e come i valori condivisi e convissuti fossero vissuti da tutto il popolo romano. La politica era al servizio del popolo e non il contrario. È un episodio che fa pensare se raffrontato al nostro modo di accettare qualsiasi decisione anche ingiusta da parte di uno Stato come quello moderno che tratta i suoi cittadini come sudditi.


CONSIGLIARNE LA LETTURA

Consiglio la lettura del libro e di quelli seguenti editi dalla B.U.R., la lettura è suggerita anche a coloro che non conoscono il latino, la versione a fronte permette un'agevole lettura di una parte di questa immensa opera scritta da Livio, l'autore che meglio interpretò e impersonò la virtù di Roma.

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Published by Caiomario - in Letteratura latina e greca

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