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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 10:12
Quando l'editore Streglio  diede alle stampe "La via del rifugio" correva l'anno 1907 Guido Gozzano aveva  24 anni,  scrisse da giovane e morirà giovanissimo nel 1916 a soli 33 anni; il 1907 fu un anno  nefasto per il poeta torinese in quanto scoprì di essere malato di tisi, una malattia mortale per l'epoca e che lo costrinse a ritirarsi a una vita privata sempre più solitaria.

Leggendo le poesie di Gozzano si è immersi in un'atmosfera in cui si avverte tutta l'inutilità della prosa ridondante quale ad esempio possiamo trovare in D'Annunzio, se c'è difatti un termine che secondo me rende appieno la caratteristica principale di questo modo di far poesia, quello è proprio il termine "crepuscolarismo", Gozzano non vuole vivere una "vita inimitabile" come D'Annunzio anzi rifiuta quel modello eroico, Gozzano è l'antieroe per eccellenza, malato e sfortunato e in lui ritroviamo il Leopardi più disarmato e senza speranze.

Un verso come "Pensa i bei giorni d'un autunno addietro"  della poesia "Santa Felicita" potrebbe essere preso ad emblema del suo intimo sentire, tuttavia bisogna evitare di vedere Gozzano per quello che (forse) non avrebbe mai voluto essere: credo infatti che in molte delle sue  poesie  ci sia uno slancio frenato che Gozzano cerca  di tenere a freno; questo istinto controllato però si traduce in mancanza di spontaneità ma nello stesso tempo si trasforma in una forma di ironia scanzonata che sembra stridere con il nostalgismo di maniera utilizzato in funzione antidannunziana.

Ma nonostante queste apparenti contraddizioni, trovo i poemetti di Gozzano ricchi di stimoli per la varietà del linguaggio utilizzato, un linguaggio spesso incline al preziosismo dove in ogni verso si rinviene una sorta di sguardo nostalgico verso il passato che finisce col diventare familiare al lettore.
Proprio per questo diversi critici hanno definito Gozzano l'inventore della nostalgia, a qualcuno potrebbe anche non piacere questo atteggiamento lirico-esistenziale che si volge solo indietro, ma credo che questo modo di scrivere sia anche espressione di buona parte della sensibilità dell'epoca che poco più tardi reagirà al tardo romanticismo e al crepuscolarismo andano incontro al dinamismo futurista.

 "La via del rifugio" è uno scritto della memoria che guarda al passato e in particolare all'età della scuola mentre il futuro sembra un qualcosa di impossibile. Leggendo la storia della vita di Gozzano sembra che molte delle cose accadute siano state da lui previste, ma forse ciò che troviamo nei suoi scritti  è solo un anelito di pace, un desiderio di trovare un rifugio sicuro o probabilmente un modo di non dire basta alla vita in un età giovanissima che sembra essere però quella di un uomo che ha già percorso un tratto considerevole della sua esistenza.

La mia scelta: Tra le poesie che ho trovato particolarmente gradevoli (anche se tristissime), segnaliamo "La morte del cardellino", una lirica delicata e sconsolata che parla della morte di un bimbo, la lirica si conclude con un verso che deve essere interpretato "Piccolo morto, la tua morte è bella", è quasi un epitaffio simile a quelli che si trovano sulle tombe dei bambini morti presenti nei cimiteri monumentali.

Ho accennato al fatto che Gozzano si contraddistingue per essere uno straordinario ricercatore della parola, un verso come quello presente ne "La morte del cardellino" che recita "nimbi d'asfodeli di menta e di lupinella", è sicuramente lontano dalla sensibilità dei contemporanei ma sono proprio quei termini desueti e ricercati che solleticano la curiosità del lettore introducendolo in un mondo dove la parola diventa musica e i versi evocano emozioni.

Un'altra poesia che merita di non entrare nell'oblio è "Il sogno cattivo": ci troviamo dinanzi ad un linguaggio che ricorda i poeti e gli scrittori inglesi dell'orrifico, pensare che "un pettine sottile di tartaruga e d'oro" passi su una massa di capelli che circonda un non volto dove si vede il cielo , può creare un senso smarrimento e di paura nei lettori più emotivi.

Non mancano comunque  poesie ricche di ironia e divertenti come "La bella del Re" dove si prende in giro una tale Ciaramella che "era bella" ed era la favorita del re, era  "sana, bionda e snella" fino a quando non sopraggiunse prima il decadimento fisico e poi la morte,  Gozzano conclude la  poesia sull morte di Ciaramella con questi versi ironici che sembrano quelli di una filastrocca "Ciaramella morta! Morta! Satanasso l'ha portata". 

La via del rifugio si compone di 25 poesie, in commercio vi sono diverse edizioni, si va dalla  prima edizione (originale) che costa ben 600,00 euro (un'edizione per bibliofili) sino alle edizioni più economiche che partono da 11,00 euro, quello che conta però è il contenuto.

"Nulla s'acquista e nulla va distrutto: o eternità dei secoli futuri" (Guido Gozzano)


Nota finale: C'è anche un Gozzano della speranza e non solo della desolazione che cerca la via del rifugio nella poesia, personalmente ho trovato molto gradevole una raccolta di fiabe poco conosciuta intitolata "La principessa si sposa"; consiglio la lettura anche di questo Gozzano scrittore di fiabe...
Articolo redatto in forma originale in data 15.05.2011 e pubblicato anche altrove

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Published by Caiomario - in Libri

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