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6 ottobre 2011 4 06 /10 /ottobre /2011 17:38

 

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STORIA DELLE EDIZIONI

Le "Lettere dal carcere" di Antonio Gramsci sono diventate note in Italia solo a partire dal 1947 quando vennero pubblicate per la prima volta dalla Giulio Einaudi Editore. La raccolta pubblicata dalla casa editrice torinese comprendeva inizialmente 218 lettere che l'intellettuale e uomo politico sardo scrisse dal carcere nel periodo che va dal 1926 al 1937. Pur trattandosi di una parziale raccolta, l'edizione del 1947 assume particolare rilevanza di carattere storico in quanto per la prima volta, dopo la caduta del regime fascista, i lettori avevano possibilità di conoscere una parte delle lettere che, almeno nelle intenzioni di Gramsci. non costituivano un'opera destinata al pubblico. Oggi però l'insieme delle lettere è parte integrante dell'opera gramsciana andando a costituire un vero e proprio corpus letterario imprenscindibile per completare e approfondire numerosi aspetti del pensiero di Gramsci.
Come sempre accade quando vengono rese note al pubblico le corrispondenze anche di carattere strettamente familiare di personalità autorevoli, anche le "Lettere dal carcere" assumono una grande valenza politica oltrechè storica, in quanto permettono di conoscere molte sfaccetature anche di carattere privato della personalità di un determinato personaggio storico.
Chi volesse affrontare la lettura integrale delle "Lettere dal carcere" può scegliere tra l'edizione pubblicata da Einaudi editore nella collana "Gli Struzzi" pubblicata nel 1972 e l'edizione pubblicata da Il Saggiatore pubblicata nel 1996 che contiene 478 lettere.
Merita senz'altro di essere segnalata l'edizione pubblicata nella collana "I classici del pensiero libero" da il "Corriere della sera" che contiene una prefazione dello storico Luciano Canfora, in detta edizione pubblicata sotto licenza di Giulio Einaudi Editore si trovano "solo" 156 lettere che tuttavia permettono di avere una panoramica significativa sul periodo "carcerario" di Antonio Gramsci.




Se un lettore volesse affrontare l'opera di Antonio Gramsci dovrebbe munirsi di carta, penna e un quadernetto per prendere nota delle "lezioni" contenute in ogni pagina di queste lettere che costituiscono più di una semplice corrispondenza con i propri familiari come, ad esempio, si evince dalla lettera scritta il 20 novembre 1926 e indirizzata alla moglie Julca in cui Gramsci scrive "Ho pensato molto, molto in questi giorni" ed è proprio il pensare che caratterizza ogni riga scritta da Gramsci ; questo è appunto il tratto distintivo della scrittura dell'intellettuale sardo che anche quando affronta questioni di carattere personale affronta sempre sempre questioni di grande spessore morale.
Dalle lettere appare non solo l'uomo politico ma anche il marito e il genitore premuroso, il figlio preoccupato per la vecchia madre a cui dice "ho pensato ai nuovi dolori che stavo per darti, alla tua età e dopo tutte le sofferenze che hai passato", ma anche un uomo che, nonosante la detenzione, programma per il futuro.
Gramsci difatti si diede un programma molto rigido che prevedeva:

1- "Lo star bene per stare sempre meglio di salute".
2- Studiare la lingua tedesca e russa "con metodo e continuità".
3- Studiare economia e storia.
4- Fare ginnastica.

Un programma che serviva per "sentirsi vivo" e che nello stesso tempo non gli impedisce di rimanere allegro e di "cogliere il lato comico e caricaturale" della vita quotidiana.

Una curiosità che apprendiamo dalla lettere è che all'epoca il carcere era a pagamento, racconta infatti Gramsci "Ho incominciato a comprare qualcosa dal bettolino dal carcere: le steariche per la notte, il latte per il mattino, una minestra con brodo di carne e un pezzo di lesso, formaggio, vino, mele, sigarette, giornali e riviste specializzate....sono passato dalla cella comune alla camera a pagamento..."
Sono comunque tantissime le curiosità che si apprendono come per esempio il fatto che Gramsci era un lettore affamato di "notizie sportive" e che più di una volta in queste lettere ritorna il riferimento alla "Gazzett dello Sport" che già 90 anni fa era il punto di riferimento per tutti gli sportivi dell'epoca.

PSICOLOGIA E FOLKLORE

Nella situazione di detenzione Gramsci si dimostra uno straordinario osservatore della realtà e soprattutto dell'umanità che lo circondava; è interessante, ad esempio, vedere come era diviso il mondo del carcere dell'epoca, Gramsci racconta che vi erano quattro grandi divisioni "i settentrionali, i centrali, i meridionali (con la Sicilia), i sardi...ma emerge anche che "tra i centrali" i romani erano quelli meglio organizzati e che si distinguevano da tutti gli altri perchè non denunciavano mai "neanche le spie"; apprendiamo, poi, che tra i meridionali vi erano delle sottodivisioni che Gramsci così definisce:

  • Stato Napoletano
  • Stato Pugliese
  •  Stato Siciliano


Quando Gramsci scriveva era passati poco più di 60 dall'Unità d'Italia ed è significativo il fatto che questa suddivisione era prima di tutto una "divisione antropologica"....è cambiato da allora? Forse si, ma molto rimane e sono passati più di 90 anni!

CHE COSA DESIDERAVA GRAMSCI IN CARCERE

La libertà è il bene più grande soprattutto quando la si perde per le proprie idee, ma esistono anche "piccole cose" che solo quando mancano ci fanno capire quanto siano importanti, scrive, infatti, Gramsci: " Tra gli oggetti vorrei un pò di sapone, un pò di acqua di colonia per la barba, uno spazzolino da denti con vetro di custodia, un pò di dentifricio, un pò di aspirina, una spazzola per i panni".




Pensiero finale: All'epoca non esisteva la distinzione strumentale tra pubblico e privato come nei tempi attuali.

 

 

 





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