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26 dicembre 2012 3 26 /12 /dicembre /2012 05:00

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FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE 

Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio ha rappresentato l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso nella classe borghese altolocata: essere decadenti significava cedere al fascino dell'eroe negativo che era la massima espressione dell'individualismo di cui il l'ideologia superomisitca di D'Annunzio ben rappresentava il modello da seguire anche dal punto di vista letterario. 
Ci sono radici storiche e radici teoriche alla base del Decadentismo ma quello che si sviluppò tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento non fu tanto un sistema filosofico quanto un clima culturale in cui arte, letteratura e poesia e modo di vivere entrarono in corrispondenza tra di loro in un processo di contaminazione e di volgarizzazione i cui esiti a volte furono sorprendenti perché non è mai esistita una elaborazione teorica: non esistono i teorici del Decadentismo, ma i decadentisimi che vivono la loro decadenza nei minimi dettagli quasi programmando la loro vita istante dopo istante al di sopra dell'umano trascorrere l'esistenza ordinaria della maggior parte degli individui. 

Se D'Annunzio è stato senza dubbio il maggiore rappresentante di questo tipo di narrativa ( e di questo modo di vivere) non sono mancati altri esponenti di rilievo che in un certo qual modo possiamo fare rientrare in questo genere letterario tra cui non si possono non menzionare Grazia Deledda e Antonio Fogazzaro, del quale nel 2011 è ricorso il centenario della morte. 
Tipica del Decadentismo è la ricerca spasmodica dello stile, la sensualità portata alle sue estreme conseguenze, l'esaltazione dell'irrazionalità tanto che per connotare al meglio gli scrittori e i poeti che seguivano questa tendenza, Fogazzaro parlò anche di poeti spiritualisti i quali esaltavano lo spirito e la sua superiorità sulla materia, questa è, forse, l'unica eccezione teorica che fissa alcuni punti da seguire e a cui lo stesso Fogazzaro si attenne rivelando un eclettismo culturale che avrebbe potuto rivaleggiare anche con quello di D'Annunzio. 

TRA SPIRITUALISMO E SENSUALITA' 

Potrebbe sembrare una contraddizione il fatto che da una parte si esaltasse così tanto lo spiritualismo al punto che Fogazzaro in un celebre articolo (1) parlò di compito dei poeti spiritualisiti e dall'altra parte si ponesse al centro dei motivi narrativi, il tema della tentazione sensuale. 
Ma tale contraddizione è solo apparente: l'eros in Fogazzaro è la parte oscura che crea turbamento sollecitato nelle ore notturne dalla voce di una donna, da una foto, da gesti allusivi tra il detto e non detto, sono le donne che provocano questa sensualità, le donne dell'epoca: figure snelle, alte, bionde, coi capelli raccolti, con occhi arditi nel fondo ma è anche la sensualità provocata dalle camerierine con mani non bianche, ma piccole e sottili. 

Celebre è, ad esempio, l'episodio descritto in "Piccolo mondo moderno" che riguarda la cameriera toscana e il protagonista Piero Maironi che per resistere alla tentazione della ragazza che era entrata nella sua stanza per sedurlo, preferisce bruciarsi il braccio con la fiamma della candela ( per ressitere alla tentazione). 
Negli intendimenti di Fogazzaro c'era quindi il proposito di esaltare i lati spirituali dell'amore trasfigurando la materia in una potenza sempre maggiore dello spirito , proposito che esplicita con queste parole: 
quando noi, descrivendo l'amore, vi rappresentiamo non quel falso immaginario fantasma d'amore che non avrebbe potere alcuno sui sensi, non quella febbre del solo istinto che avvilisce lo spirito, ma quell'amore che aspira di sua natura a congiungere due esseri in uno solo, e pure taciamo non direi, la parte materiale , che non è possibile, ma la parte puramente animale e fisiologica per descriverne invece quelle sensazioni delicate e squisite che solo all'uomo innamorato appartengono, per esaltare la passione delle anime, vi è allora chi ne giudica timide coscienze, intelletti incapaci d'intendere la bellezza e la gloria della vita, di tutto che propaga la vita. (2) 
L'istinto sessuale quindi è e deve essere per gli umani cosa ben diversa -secondo Fogazzaro- rispetto agli altri esseri viventi che si trovano in una scala inferiore, esso deve essere sublimato, raffinato e deve essere visto come una forma spirituale depotenziata dello spirito a cui tuttavia deve tendere come termine ultimo. 

MARINA DI MALOMBRA 

Questi presupposti fanno si che si incontrino istanze di uno spiritualismo tardoromantico con una sorta di Decadentismo che in taluni momenti sembra solo riecheggiare il mito dannunziano, ma, ed ecco la vera novità di Fogazzaro, il protagonista che viene presentato nel romanzo non è un uomo ma una donna, l'eroina negativa che è speculare all'immagine del personaggio eccezionale, è l'unica e sola protagonista delle vicende. 
Innamorarsi di Marina....letterariamente parlando è facile, Marina è inquieta, ossessionata nella convinzione di reincarnare l'anima di una sua antenata, Cecilia, che per espiare il tradimento era stata segregata dal marito, il padre del conte Cesare. 
Ma anche l'aspetto fisico di Marina è conturbante, ha una flora romantica in testa, una guida stordita al fianco e sulle labbra un sorriso sarcastico che le faceva pochi amici.(3) 

...e ancora, ecco come viene descritta la marchesina: 

"Dall'ampio accapatoio usciva, come da una nuvola bianca, il collo sottile elegante, e fra due fiumi di capelli biondo-scuri, ove lucevano due grandi occhi penetranti, fatti per l'impero e la voluttà. Il viso, il seno di cui si vedeva una riga tra il bianco, avevano lo stesso pallore caldo". (4) 

Ecco gli elementi fisici che costituiscono il modello dell'eroina romantica: 
con quei due grandi occhi come quelli de "La Lupa" che il Verga così descrive: 
"e su quel pallore due occhi grandi così" ; e sono sempre gli occhi di una donna che D'Annunzio canterà ne "La pioggia nel pineto" con questa espressione tra le palpebre gli occhi son come polle, o ancora: 

"Piove su le tue ciglia nere 
sì che par tu pianga 
ma di piacere; non bianca 
ma quasi fatta virente, 
par da scorza tu esca". 

Occhi che rivelano e nascondono nel contempo la voluttà e il desiderio di comandare. 
L'elenco potrebbe continuare, ma gli occhi sono l'elemento fisico su cui gli scrittori e i poeti decadenti useranno espressioni a volte quasi identiche per identificare anche un carattere: Fogazzaro non parla mai di occhi abbassati ma di due occhi penetranti , di occhi voluttuosi, di occhi imperiosi. 
Più tardi (ma poco più tardi) il modello di donna sarà quello della donna amazzone futurista quando donne ex socialiste, femministe e futuriste dannunziane entreranno a far parte del sovversisismo fascista. 
A dispetto dei luoghi comuni quelle donne erano esattamente il contrario della donna tutta casa e famiglia, D'Annunzio arriverà a parlare di donne che gareggiavano in virile aggressività...presto però il ruolo ritornerà a quello della donna-madre ( ma non per tutte!): 

  •  i capelli biondo- scuri sembrano fiumi o selva; 
  •  i seni solcati da una linea bianca. 


MARINA L'INTELLETTUALE 

Nella descrizione di Fogazzaro esce fuori una donna accanita lettrice che legge in inglese le opere di Shakespeare e di Byron, che ha nella sua stanza tutti i romanzi di Disraeli, i libri in lingua francese di Balzac e della Sand, e che aveva tutto Musset, tutto Stendhal, le "Fleurs de Mal di Baudelaire", Renè di Chatebriand, Chamfort, parecchi volumi dei "Chefs d'oeuvre des littèrature étrangères" o dei "Chefs d'oeuvre des littèratures anciennes" pubblicati dall'Hachette, scelti da lei con uno spirito curioso e poco curante di certi pericoli; parecchi fascicoli della "Revue des deux mondes".(5) 
Solo uno spirito ribelle poteva fare una scelta libraria di autori scandalosi per l'epoca, solo una donna passionale poteva ribaltare ogni cosa e far tremare al suo passaggio al punto da far esclamare a uno dei personaggi del romanzo (il commendatore Vezza esecutore testamentario del conte Cesare d'Ormengo): 

"Non vedi perdio che occhi. Lì dentro ci sono tutte le ragioni e tutte le follie. Averla 
per un'ora, una donna così bella e così insolente. Si deve impazzire di piacere". 
(6) 

Marina... averla per un ora..si deve impazzire di piacere. 

 


MARINA LA MATTA 

Marina aveva il suo disegno:conquistar lo zio, impadronirsene del tutto, farsi portare almeno per qualche mese a Parigi o a Torino o a Napoli, in qualunque 
gran corrente di vita e di piacere che non fosse Milano; navigare con questa e 
commettere il resto della fortuna. (7). 


Immaginiamo un palazzo nobiliare, sullo sfondo un paesaggio lacustre e montano, il Palazzo con stanze che hanno un pesante letto di legno scolpito e poi grandi stanze e alle pareti grandi cornici dorate, corridoi lunghi e bui dove di notte riecheggia solo il tic-tac degli orologi. 
E poi un lago con grandi alghe immobili, sassi giallastri, un giardino dove ci sono statue i cui piedistalli sono mascherati da fitti domino d'edera con braccia che si protendono in maniera sinistra e tutto intorno una fitta vegetazione tra cui spiccano dei cipressi alcuni dei quali han perduto la cima che paion ciclopi enormi (8) non siamo dinanzi allo scenario de "La stanza del vescovo",(9) ma l'ambientazione è la medesima ed è quella di un lago lombardo ( Como) sulle cui sponde si ergono importanti e lugubri palazzi nobiliari che hanno accesso nel lago attraverso una porticina della darsena che porta ad un cancello d'uscita. 
Nel Palazzo (così lo chiamavano gli abitanti del luogo) dimora il proprietario, il conte Cesare d'Ormengo, zio di Marina, prigioniero del passato, vedovo, cattolico a modo suo che odia i preti e poi lei, la marchesina Donna Marina Crusnelli di Malombra e intorno un numero imprecisato di servitori. 

La solitudine, la tristezza del vecchio palazzo atmosfera da antico regime e poi ancora lei che si aggira tra il giardino e le stanze con qualche incursione su per le strade che salivano verso la montagna, lei la Matta del palazzo come la chiamavano i contadini che la incontravano. 
In questa atmosfera cupa e prigioniera del passato non poteva che accumulare, giorno dopo giorno, un'insofferenza che sarebbe sfociata in un'instabilità dapprima non grave e poi sempre più frequente: 
Sofferenze nervose non gravi, ma frequenti, cominciarono a travagliarla. (10) 

Una instabilità che cresce in attesa di sfociare in qualcosa di più grave? 
L'episodio scatenante accade una sera quando Marina rinviene sotto uno stipo una ciocca di capelli, un guanto, uno specchio e un foglio ripiegato, tutto coperto di caratteri giallognoli, sbiaditissimi dove c'è un messaggio scritto da un'antenata, Maria Cecilia Varrega chiusa e fatta morire in quel castello dal marito, il padre di Cesare, il conte Emanuele d 'Ormengo, per gelosia di un precedente innamorato Renato. 
In seguito a questo episodio Marina è convinta di essere la reicarnazione di Maria Cecilia e di dover ripercorrere l'esistenza dell'infelice donna. Marina pensa di rivedere nello zio, il conte Cesare, il marito geloso e in Corrado Silla, l'aiutante del segretario di Cesare, l'amante di Cecilia e Renato. 


Ecco il quadro: 

  •  Marina-Cecilia 
  • Cesare-Emanuele (marito di Cecilia) 
  • Corrado Silla-Renato (amante di Cecilia). 


CORRADO L'INETTO (OSSIA COLUI CHE SI TROVA IMPOTENTE AD AGIRE) 

E' l'altra figura tragica del romanzo: assunto con compiti amministrativi dal conte Cesare d'Ormengo, Corrado Silla è uno scrittore senza successo che si sente chiamato ad una missione morale e spirituale ma è nel contempo condannato ad un' impotenza e ad un' inettitudine dovuta a tutta una serie di condizionamenti sociali e intellettuali. 
Corrado pensa di aver trovato un amore ideale nella fidanzata Edith, figlia del segretario del conte Cesare, Steinegge, ma si sente fortemente attratto da Marina. 


Una figura, quella di Corrado, sostanzialmente dominata da una volontà vaga e imperfetta che pur essendo animata da una forte e smodata carica di ambizione non lo porta a nulla: grandi ed entusiastiche ambizioni...... l'illusione che si fa delusione. 
Un ragionamento irrefutabile, una sentenza opprimente in tre parole: 

INETTO A VIVERE ( ossia incapace di agire e prendere qualsiasi iniziativa). 

Il dramma 

Non è difficile immaginare come procedessero, in tale stato di cose, le realazioni fra zio e nipote. Essi potevano paragonarsi a due punte metalliche fortemente elettrizzate, che non s'accostano mai l'una all'altra senza scambiare scintille che vorrebbero essere folgori.(11) 
In questa situazione di nevrosi e incomprensioni, di incomunicabilità totale Marina provoca la morte dello zio, non uccidendolo ma spaventandolo al punto da causarne un colpo apoplettico e poi l'uccisione di Corrado Silla dopo un amore intenso, breve e passionale. 
La scelta anche dell'arma del delitto è degna di una gran finale. una pistola e poi: 
...Marina, che voltatasi indietro, passò in mezzo a tutti, con la pistola fumante in 
pugno,senza che alcuno osasse toccarle un dito, attraversò la loggia, ne uscì per 
la parte opposta, la chiuse a chiave dietro di sè (12 ) 
Marina scompare su una barca a remi....tra le acque del lago, diventa fantasma. 

UN ESEMPIO DI NARRATIVA DECADENTE 

In Malombra sono presenti tutti i temi cari a Fogazzaro: 


  1.  il pathos: il racconto procede per tappe, l'andamento è lento, meditato ma nel contempo il lettore finisce coll'essere imbrigliato in una tela dove l'intreccio narrativo de racconto, prende la sua attenzione dalla prima all'ultima pagina, passionalità, forza espressiva sono tutti elementi di un clima da tragedia degno della migliore tradizione classica. 
  2.  il paesaggio: sono numerose le descrizioni dell'ambiente, i particolari, le descrizioni minute che permettono al lettore di immaginare esattamente i luoghi in cui si svolgono le vicende: il Palazzo, il giardino, il lungolago, le montagne, i tipi di piante...tutto concorre a creare atmosfere misteriose che creano una corrispondenza tra chi legge e il testo.
  3.  il ritmo: lento, permette di pensare, di chiudere il libro e di riprendere la pagina, di inserire dialoghi, di fare disgressioni di carattere culturale e filosofico, c'è pure il tempo di fare una partita a scacchi e di parlare del significato del Cristianesimo secondo il pensiero del conte Cesare; di riportare il contenuto della posta; oppure motivi allora in voga: 


"Per ridurre all'orizzonte 
La pendenza del terreno 
Si moltiplica il coseno 
Per la stessa inclinazion". (13) 
 

 

    4. Brevi ritratti: la predilezione per il bozzetto fa si che i personaggi minori vengano descritti           con un realismo che tratteggia con vivacità i caratteri, i costumi, le parlate e i dialoghi che         avvengono spesso in dialetto: 


"E cossa l'è sta Merica? 
L'è un mazzolin di fiori 
Cattato alla mattina 
Par darlo alla Mariettina 
Che siamo di bandonar (14)" 


è il motivetto che proviene da una barca lontana indugiatasi più delle altre sul 
lago.. (15) 

     5. La mondanità: con il suo ambiente galante rappresentato da Giulia De Bella che va a a            ballare a Bellagio ( indizio questo che ci fa capire che ci troviamo nella zona del Lago di              Como). 

    6. L'erotismo: nel romanzo sono innumerevoli le figure femminili : Giulia De Bella, Edith la figlia       di Steinegge, Fanny, Cecilia, la mamma di Silla, la contessa Fosca, Giovanna, la moglie               (defunta) del conte Cesare, la madre(defunta) del conte Emanuele d'Ormengo, ognuna a suo       modo è una figura inquietante e ambigua ed in particolare le figure femminili che più                   esprimono questa fascino irresistibile sono quelle di Giulia De Bella e di Edith Steneigge,               l'attrazione erotica è lì, ma è anche repressa e negata in un gioco estenuante di rimandi             dove la voluttà è frenata dalla castità. 
      Manca il dannunziano "par tu pianga/ma di piacere", Fogazzaro è frenato da quella resistenza       alla sensualità di cui parlavamo nelle righe iniziali, è tentato ma non si vuole lasciare andare,       parla dell'amore in termini di bellezza morale, cerca di sublimare l'amore fisico e la sensualità         in amor spirituale... 

BREVE STORIA DELLE EDIZIONI 

Il libro venne pubblicato per la prima volta nel 1881 dalle edizioni G. Brigola, trascorsi cinquant'anni, nel 1931 la Arnoldo Mondadori Editore acquistò i diritti: dal 1931 al 1944 vennero pubblicate 7 edizioni. 
La prima edizione pubblicata nella collana Oscar è del settembre 1965 ed è costata Lire 350. (Quella in mio possesso). 
Questa edizione della versione integrale è disponibile anche su un noto sito di aste on line, al costo di circa 5 euro. 
Il costo del'edizione più recente, sempre pubblicata dalla Mondadori nella collana Oscar, è di euro 9,50. 

 




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N O T E 

(1) A.Fogazzaro, Per la bellezza di un'idea, in "Rassegna nazionale", I, settembre 1892 
(2) op.cit. 
(3) A.Fogazzaro Malombra, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1965, p. 51 
(4) ibidem, p.50 
(5) ibidem., p. 38 
(6) ibidem, p.109 
(7) ibidem, p.61 
(8) ibidem, p.29 
(9) La stanza del vescovo (1977) film diretto da Dino Risi, l'ambientazione era quella del Lago Maggiore. 
(10) ibidem, p.67 
(11) ibidem, p.82 
(12) ibidem, p.395 
(13) ibidem, p.249 
(14) ibidem, p.80 
(15) ibidem, p.8. 


Il testo di questa analisi è stato da me effettuato ed espresso anche altrove.

Malombra: Uno scorcio sulla vita dell'Ottocento borghese

 


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L'edizione di Malombra pubblicata nella collana "Gli Oscar" nel settembre del 1965 (Album di Caiomario)

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