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9 gennaio 2015 5 09 /01 /gennaio /2015 18:43

I TEMPI DELLA NARRAZIONE DEGLI SCRITTI DI THOMAS MANN E LA STRANA STORIA DEL PROFESSOR UNRAT

 Ci sono opere che sembrano essere state concepite per essere trasposte in pellicola e pur non nascendo con questo scopo i tempi di svolgimento delle stesse si prestano bene ad una versione cinematografica della storia narrata. L'esempio più significativo in tutta la storia della letteratura è quello di Omero che è stato probabilmente l'autore più interessante per gli sceneggiatori di tutte le epoche, i tempi di successione della narrazione sia dell'Iliade che dell'Odissea sono talmente veloci che paiono un "canovaccio" nato per il cinema.

Thomas Mann appartiene alla categoria specialissima di questi narratori che riescono con lo scritto ad evocare immagini solo con la parola al punto che coloro che hanno visto la trasposizione cinematografica di un suo scritto finiscono col sovrapporre i due piani dell'espressione artistica.
Mi viene in mente, ad esempio, quell'opera straordinaria che è "Professor Unrat" ( Il professor Unrat) dove si racconta la storia di un insegnante moralista, rigido e bachettone che ad un certo punto conosce una giovane cantante di cabaret, se ne innamora perdutamente e finisce per scivolare nello smarrimento e nel degrado morale più becero.
L'opera citata è importante perché il riferimento al Faust di Goethe sarà un tema ricorrente anche nella successiva elaborazione critica che troviamo nelle pagine di "Nobiltà dello spirito e altri saggi".
Da quelle pagine venne tratto quel capolavoro della cinematografia di tutti i tempi che è "L'angelo azzurro" ed è inevitabile sovrapporre alle parole dell'opera, l'immagine della bellissima Marlene Dietrich.

 La stessa cosa si può dire per un altro racconto di Mann intitolato "Der Tod in Venedig" (La morte a Venezia) da cui è stato tratto il film di Luchino Visconti, "Morte a Venezia", in cui vengono rese appieno le atmosfere del racconto al punto che è consigliabile vedere prima il film come evento preparatore e leggere poi il racconto.

 Personalmente trovo Mann uno degli autori più complessi di quella generazione di narratori europei che ha vissuto nella prima metà del Novecento, ma potrei aggiungere anche Kafka e Doblin a questo "gruppo" di intellettuali difficili e controcorrente.
 Ecco perchè la lettura di questa raccolta intitolata "Nobiltà dello spirito e altri saggi" rivela e completa il pensiero di Mann e può essere un'occasione per confrontarsi con dei temi che nell'epoca attuale sembrano diventati di secondo ordine o comunque "roba" da liquidare come elucubrazioni mentali di pensatori che non vivono la realtà.

LA NOBILTA' DELLO SPIRITO, L'ANTIMODERNITA' IN THOMAS MANN

 Mann era una persona raffinata e gentile, ma la sua indole inquieta lo rendeva poco incline ad adattarsi alla vita pratica al punto che  entrò sin da subito  in conflitto con la società borghese da cui lui stesso proveniva.
Mann ha sempre trattato il tema della "malattia" dell'artista che non riesce a convertirsi alla vita normale dei sani; il  tema di per sè non è nuovo, ma non può essere accantonato per questo nè banalizzato soprattutto oggi,  dato che viviamo in una società dove le leggi economiche dominano ogni aspetto dell'esistenza.
 A maggior ragione quello che Mann sentiva come scacco e impotenza, sembra nell'epoca attuale avere raggiunto le sue estreme conseguenze al punto che la "normalità" dei più è sicuramente meno fedele ai valori del passato rispetto alla "malattia" di quei pochi che ancora credono nei valori dell'umanesimo.
Chi ama i valori dell'umanesimo troverà, in questo scritto essenzialmente autobiografico di Thomas Mann, il volto "antimoderno" dello scrittore tedesco anche se l'antimodernità di Mann si sviluppa sul concetto del mondo moderno come una parodia del classico; in questo senso si spiega l'ammirazione di Mann per Nietzsche che si faceva beffe di ogni forma di classicismo inteso come una copia mal riuscita dei valori dell'epoca classica.
Non c'è dubbio che durante la stesura di questo saggio, Mann guardasse alla situzione politica della Germania e che con "nobiltà dello spirito" si riferisse a dei valori che erano esattamente all'antitesi dell'ideologia nazionalsocialista, ma al di là del fatto storico e contingente la definizione di "nobiltà dello spirito" è difficile da comprendere se non si passa attraverso la cultura classica che per prima elaborò dal punto di vista filosofico tale concetto.

In questo senso c'è molta più filosofia in questi scritti di Mann che non in tutte le inutili pagine di molti intellettuali odierni che si fregiano del titolo di filosofo; Mann è studiato in modo molto superficiale nelle scuole, è un episodio tra gli altri episodi e questo aspetto normalmente viene ignorato da chi è preposto all'insegnamento, eppure quest'opera oltre ad essere squisitamente filosofica può essere considerata una vera e propria lezione di letteratura che permette  di apprendere che significato possa avere avuto per Mann l'espessione "stile letterario".

L'arte del romanzo è pertanto molto di più che uno scrivere storie, sotto questo punto di vista Mann sale in cattedra non limitandosi a commentare le opere altrui (Goethe e Tolstoj in primis) ma elaborando una teoria filosofica e letteraria che è la logica conseguenza delle sue opere letterarie.
Sotto questo profilo Mann è prima scrittore e poi teorico, il percorso da lui seguito è esattamente il contrario di molti critici della letteratura che scrivono sugli altri ma non hanno mai scritto niente che sia degno di essere ricordato.
Altro aspetto importante -a mio parere- rigurda l'aspetto identitario di Mann che, attraverso i saggi contenuti nell'opera, è possibile ricostruire a partire dal retroterra culturale e dalle letture giovanili che lui stesso affrontò, ed ecco allora che Schiller e Goethe sono stati i veri punti di riferimento per tutta la sua elaborazione letteraria successiva.
Se Mann scrittore suscita odio e consensi, Mann critico si rivela uno studioso profondo e stimolante, analitico e puntuale, in questo senso la componente germanica della sua formazione si impone diventando uno stimolo per approfondire e comprendere la complessità della cultura del Novecento.

A chi consiglio la lettura del "tomo":

1) agli appassionati della letteratura;
2) agli apprendisti scrittori di romanzo che vogliano imparare la struttura della narrazione;
3) a chi deve scrivere una tesi di laurea su Checov, Goethe, Tolstoj e ...Mann;
4) agli appassionati di cinema;
5) ai pazienti ( a coloro che hanno pazienza) delle letture complesse (ma non complicate);
6) ai lettori dei sunti "bignameschi" che non permettono di conoscere lo spirito di un autore ma solo di lambirne la scorza. (I miei professori  vietavano la consultazione dei sunti e ora ne comprendo i motivi).

A chi ne sconsiglio la lettura:

1) Ai frettolosi;
2) a coloro che non amano il cinema;
3) ai velinari (neologismo), ai "velisti" per caso della letteratura che navigano a vista e senza avere come punto di riferimento un buon faro;
4) ai seguaci dei "pacchi" e dei concorsi a triplice risposta (chiusa).

In ultimo: il vero bestseller non è il libro più venduto in un determinato periodo di tempo, ma quello che è più venduto in tutti i tempi, l'opera di Mann è senza dubbio da collocare nel secondo gruppo.

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Published by Caiomario - in Libri

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