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1 giugno 2014 7 01 /06 /giugno /2014 21:39

PROTAGORA

 

 

 

LA VIRTU' DI CUI PARLA PROTAGORA NON E' SCIENZA

 Questo dialogo che gli storici della filosofia collocano nel primo gruppo di dialoghi socratici insieme all'Apologia, al Critone e al Lachete , ha come interlocutore principale Socrate, Platone ancora una volta si fa interprete della filosofia socratica e della personalità del suo maestro.
Senza dubbio non bisogna commettere l'errore di pensare che la filosofia socratica sai sovrapponibile a quella platonica, tuttavia è un tema costante dell'intera produzione filosofica di Platone quello di approfondire la figura di Socrate che ha rappresentato il filosofo per eccellenza in perenne ricerca del significato delle cose.

IL SOCRATE DEL PROTAGORA, E' IL SOCRATE CHE METTE IN PRATICA L'ARTE DELLA DISCUSSIONE

Per quanto si continui a dire che Socrate fu il maestro di Platone, Platone continua a fare ripetere allo stesso Socrate che egli non fu maestro  e che non insegnò niente a nessuno e in effetti il vero insegnamento di Socrate non sta in un una dottrina ma nell'aver insegnato di non sapere ( so di non sapere) e la sua attività fu principalmente quella di essere un indagatore della realtà in tutti i suoi molteplici aspetti.
È curioso sapere che Socrate non era un filosofo di professione per quanto insegnasse "l'arte della discussione", promuovere quest'arte era però anche all'epoca un'attività mal vista dal potere politico che inventò e pratico la demagogia come arte del governare.
È noto l'episodio susseguente alla battaglia navale di Arginuse in cui i generali vittoriosi furono accusati di non aver salvato i soldati che si trovavano in mare e di non averli sepolti. Il popolo voleva la loro testa e li voleva condannare tutti sotto un unico capo d'imputazione, Socrate si oppose, alla demagogia opponeva la sua arte della discussione.
Socrate era un soldato che ritornato alla vita civile parlava con i suoi amici e discuteva, faceva delle interrogazioni, insomma era un gran "rompiscatole" che dava fastidio e l'unica accusa che gli si poteva fare era quella di aver voluto introdurre divinità nuove e di corrompere i giovani.
Fra questi giovani "corrotti" da Socrate c'era Platone che scrisse la famosa Apologia nella quale difendeva la figura di Socrate e le sue ragioni, ecco perchè il Protagora può essere ascritto in continuità con quanto affermato nei dialoghi che trattano l'illustrazione e l'insegnamento di Socrate.

LA PRESUNZIONE DI PROTAGORA

Per Socrate ( e per Platone) i sofisti rappresentavano gli assertori della pura opinione, Protagora si definiva maestro di virtù ma in realtà la virtù così come lui la intendeva non era altro che un insieme di abilità che il singolo ha acquisito attraverso la propria esperienza personale e che non possono essere insegnate.
Nasce quindi il problema dell'insegnabilità delle virtù e della coincidenza della virtù con la scienza, la scienza si può insegnare e le virtù diventano insegnabili solo se sono scienza.
Nel Protagora quindi viene negato ogni valore educativo all'insegnamento dei Sofisti ridotto a pura opinione e si pone l'insegnamento socratico  con la ricerca di un fondamento oggettivo della scienza.

FARE PARTORIRE LE IDEE

Non è sufficente quindi fare semplicemente gli esaminatori che si pongono degli interrogativi, per Platone bisogna passare al passo successivo dando forza all'arte della discussione, sviluppando e portando alle estreme conseguenze il momento confutatorio, sviluppare, in altre parole, quell'arte della MAIEUTICA che consiste nella capacità di fare partorire le idee portando alla luce un ordine intelligibile che è alla base del tutto.
E' chiaro che a questo punto Platone va oltre l'insegnamento socratico, quindi non si tratta solo di domandarsi  "Che cosa siano le virtù" nell'ambito dei valori morali e politici : in che cosa consiste il bene o il giusto ma prendere come termine d'inizio la seguente domanda. "Che cosa è".
Che cosa è che permette di conoscere le cose, di definirle, di dare una definizione scientifica che sia insegnabile a tutti?
Come sfuggire al regno dell'opinione in cui si trovava Protagora? Platone proporrà che per dare una definizione di una cosa, cioè che cosa permette di dire che cosa è quel determinato oggetto, bisogna esaminare l'essere stesso della cosa, andare a definire quegli aspetti che  se non ci fossero non permetterebbero alla cosa di essere e questi aspetti riguardano la forma, l'aspetto della cosa, in poche parole l'idea di quella cosa.

In greco "aspetto" si dice "éidos" ( riportiamo la traslitterazione e non il temine  in originale) che noi traduciamo idea ma idea così come la intendiamo noi e cioè qualcosa di impalpabile ed impercettibile non ha lo stesso significato per Platone, per Paltone l'idea non è una semplice rappresentazione della mente ma un ente anteriore alle cose stesse.
È quanto abbiamo evidenziato a proposito del "Cratilo" e sul linguaggio, le cose precedono i nomi e non sono i nomi a creare le cose, il cane esiste prima del termine stesso in quanto animale che ha un aspetto e una forma.
Protagora fu un personaggio storico  e uno dei più importanti esponenti della sofistica, non, quindi, un prodotto della fantasia filosofica di Platone ed è interessante sapere che la base del suo pensiero era la negazione dell'inconoscibilità delle relazioni dei fatti, Protagora era in definitiva un relativista che negava persino che i suoi piedi si muovessero contemporaneamente  mentre camminava e per quanto la nostra epoca sia un' epoca in cui il relativismo sembra dominare ogni aspetto della vita, bisogna rilevare che un  sano atteggiamento relativista è quello che fa progredire la scienza almeno fino a quando un dato, un fatto, una legge non siano dimostrati scientificamente, ma una volta che quei dati diventano patrimonio dell'ordine intelligibile, il relativismo rischia di diventare ostinazione se perseguito come  criterio per misurare di tutte le cose.


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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone

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