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1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 21:55

Cimentarsi con una recensione sui  Quaderni dal carcere non potrà mai produrre un risultato esaustivo data la vastità degli argomenti trattati e del modo in cui è avvenuta la stesura che manca dal punto di vista formale di una sua organicità.
I "Quaderni dal carcere" contengono infatti note, appunti, riflessioni brevi spesso su argomenti tra i più disparati che nel progetto dell'autore non erano nati per comporre un'opera letteraria.
È  bene sapere   (e non si tratta di una pura curiosità letteraria) che questo titolo non è mai stato attribuito da Gramsci ai suoi scritti, ma fu l'editore solo tra il 1948 e il 1951 a dare questo titolo e si dovrà aspettare tempi recentissimi per vedere un'edizione critica con le annotazioni che permettono anche al lettore più accorto di dipanarsi in mezzo a una quantità tale di materiale che subito indica lo spessore culturale ed umano del grande intellettuale e uomo politico sardo.

L'opera originariamente consta di 33 quaderni e si tratta proprio di quaderni del tipo con la copertina nera molto diffusi in quegli anni, quaderni ad uso delle scuole che Gramsci riuscì a farsi dare e a riempire giorno dopo giorno in sei anni di lavoro costante e quotidiano.
I riferimenti letterari sono a memoria in quanto Gramsci non aveva alcuna possibilità di consultare libri o altro tipo di materiale e proprio questo fatto da all'opera un carattere di incompiutezza ma non di provvisorietà; infatti la natura ideologica e filosofica degli scritti conferisce agli stessi quel carattere di lavoro aperto che potrebbe essere paragonato alle opere pittoriche in cui l'artista deve controllare i dettagli prima di dire che il lavoro possa definirsi concluso.
Questo carattere provvisorio e frammentario è comunque un lavoro di forte impegno e spesso il soffermarsi sui particolari rivela comunque la necessità di ricercare un progetto e questo è evidente spesso nella stesura del testo in cui sono presenti delle aggiunte cronologicamente posteriori che danno al testo quel carattere aperto al punto che potremmo definire i "Quaderni dal carcere" un laboratorio di idee.

Chi si accinge alla lettura dell'opera deve scegliere diverse edizioni e quello che è più importante sottolineare  è che le diverse edizioni seguono un criterio filologico molto diverso: l'opera di compilazione più datata è quella curata da Palmiro Togliatti e da Felice Platone, un'opera pubblicata tra il 1948 e il 1951 che ha una particolarità: le note apposte da Gramsci sono separate dal testo e ogni singolo testo ha un titolo che è stato dato dai due curatori.
L'edizione critica pubblicata nel 1975 dagli Editori Riuniti rispetta invece quel carattere di provvisorietà e lavoro inconcluso che l'opera stessa ha sempre avuto privilegiando l'aspetto cronologico della stesura rispetto a quello contenutistico.

IL CONTENUTO

Nonostante il carattere frammentario e provvisorio dell'opera, dal punto di vista contenutistico è possibile individuare dei filoni e che così possiamo riassumere:

-La questione meridionale e contadina: è stato un tema affrontato da Gramsci che sin da quegli anni lontani individuò la condizione di forte squilibrio economico e cultturale presente nelle varie aree del paese.

-Folclore: lo studio delle tradizioni popolari non ha avuto inizio con Gramsci ma è grazie a lui che il mondo delle classi sublaterne appare in tutta la sua potenzialità rivoluzionaria rispetto alle classi egemoni

-Risorgimento: Profondo conoscitore della storia risorgimentale, Gramsci da un'interpretazione molto particolare del Risorgimento che peserà parecchio nella cultura successiva, il Risorgimento visto come "rivoluzione mancata", una rivoluzione incompiuta che è spesso vista come la causa di molte mancanza successive ( e personalmente credo che questa lettura critica non sia da sottovalutare perchè molti dei mali, tra cui l'identità nazionale non furono colmati dal Fascismo che pur tentò questa operazione).

-Benedetto Croce: E' curioso vedere come la disputa ideologica non era tra Gramsci e Gentile ma tra Gramsci e Croce titenuto non solo il maggior interlocutore ma anche il maggior antagonista.

-Il materialismo storico: Spesso si parla a sproposito del materialismo storico, in maniera superficiale e senza sapere in realtà di che cosa si tratti, Gramsci dedica una parte dei "Quaderni" al marxismo anlizzandone i contenuti filosofici.

-Machiavelli:Particolarissima l'interpretazione che da Gramsci del "Principe" che individua nel ruolo egemone della nascente borghesia italiana a cui rimprovera di non aver saputo portare a termine il processo di unità e identità nazionale, individua nei partiti il nuovo ruolo egemone che costituisce l'essenza stessa del sistema democratico.

-Intellettuali: È famosa la differenza che Gramsci introdusse tra intellettuali tradizionali e intellettuali organici, i primi sono slegati dal potere e non risentono di alcuna influenza esterna, costituendo la coscienza critica della società, gli altri sono organici al potere, ne sono i portavoce.

-Rivoluzione passiva: Anche questo è un termine gramsciano ed indica quei cambiamenti fatti silenziosamente dalla classe egemone che costituiscono dei veri e propri cambiamenti a cui le masse sono passivamente soggette.

Nazional-popolare:è un espressione che è diventata un termine coniato dallo stesso Gramsci per indicare quei concetti vicini ai sentimenti del popolo visto come nazione.

Critica estetica: è un concetto anche questo che Gramsci sviluppa nei "Quaderni" e che viene distinto dalla critica ideologica: possiamo giudicare un'opera in base a dei criteri che considerano il valore di un'opera e possiamo giudicarla in base al suo contenuto ideologico e politico.

IL NUCLEO CENTRALE DEL PENSIERO GRAMSCIANO

Il nucleo centrale del pensiero gramsciano lo ritroviamo in quella relazione tra potere e cultura, tra intellettuali ed egemonia, una relazione che si riverbera anche nel linguaggio la cui funzione è spesso quella di creare valori in funzione egemone.


Come dicevo all'inizio, è impossibile esaurire il contenuto dei "Quaderni "in uno spazio così ritretto ma quel che è necessario cogliere, non è tanto una sintesi dei contenuti, quanto lo spirito dell'opera di Gramsci che ha influenzato talmente profondamente ogni aspetto culturale che probabilmente non ci sarebbe critica senza alcuni strumenti che Gramsci ebbe il merito di introdurre in quegli anni nel dibattito culturale che mai  più sarà così fecondo e innovativo.

Un'opera da leggere con attenzione, ma anche chiara nonostante la profondità dei temi trattati.

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Published by Caiomario - in Libri

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