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9 febbraio 2012 4 09 /02 /febbraio /2012 06:40

Quando Enzo Biagi e Loris Mazzetti stavano "buttando giù" le prime pagine di "Quello che non si doveva dire" era la fine di febbraio 2006, si era in piena campagna elettorale. E' proprio Biagi a raccontarlo, vale la pena riportare il passo: 

"Berlusconi ha imperversato giorno e notte in quasi tutti i programmi TV, denunciando che gli impediscono di andare in televisione. Prodi ha accettato il confronto televisivo, il ministro Roberto Calderoli ha già fatto vedere la maglietta con le vignette satiriche su Maometto da Mimun e dopo ci sono stati quattordici morti a Bengasi". 

Sembra la cronaca di un secolo fa, da allora molte cose sono cambiate: Biagi è passato a miglior vita, Berlusconi non è più Presidente del Consiglio, Clemente Mimun non è più alla Rai e, a Bengasi, del regime di Gheddafi rimangono solo le tragiche ferite. 
Gli italiani oggi hanno imparato nuovi termini: spread, BCE, crisi, disoccupazione, ma i modelli culturali anche di coloro che si trovano in una momentanea ibernazione economica e politica, non sono cambiati. I nostalgici del berlusconismo sono lì e attendono la rivincita. Molti di loro condivisero la scelta (vigliacca) di vietare a Enzo Biagi di andare in onda con il suo programma di successo "Il Fatto" e c'è da giurarci che nella RAI politicizzata le trame per fare fuori eventuali emuli del giornalista bolognese non mancano, solo che tutto questo oggi avviene con i cavilli legali e non con scomuniche lanciate ad personam e "ad listam". 

Silvio Berlusconi ha annunciato in un intervista rilasciata al Financial Times che non si ricandiderà per Palazzo Chigi, Bossi sembra contento delle decisione. Anche se le cose sembrano essere cambiate, rimane irrisolto il problema della libertà di informazione. 
Oggi come allora ci sono molte che non si devono dire: Santoro ha dovuto creare un suo programma "Servizio Pubblico" perché "Anno zero" era diventato il motivo principale di discordia tra gli opposti schieramenti, i seguaci di Silvio lo accusavano (e lo accusano) di faziosità, ma ora non possono fare niente perché con una mossa da grande giocatore di scacchi, Santoro gli ha spiazzati tutti decidendo di trasmettere su canali alternativi, compreso anche il web. 

Eppure c'è da riflettere anche oggi, leggendo quanto Biagi scrive: 

"Non voglio fare del moralismo in questo mondo c'è spazio per tutto e per tutti, ma quando accendi la televisione e guardi che, oltre al Grande Fratello. vanno in onda anche L'isola dei famosi, La fattoria e Music Farm, mi pare eccessivo". 

Biagi aveva ancora una volta colpito nel segno, la televisione era diventata lo spazio per narcotizzare la mandria dove l'unica cosa che conta è esserci. Le nuove generazioni sono cresciute con i pacchi, le isterie di giovani "pompati" e di signore e signorine "sboccacciate" che erompono in improvvise crisi di nervi. Abbiamo bisogno dell'avanspettacolo ma questo che viene trasmesso non ha niente di quella bellezza semplice e anche le signorine sono meno belle delle soubrette di quei tempi. 

"Quello che non si doveva dire" è quello che Biagi non ha potuto dire in televisione in seguito al famigerato "editto bulgaro" di Silvio Berlusconi che ne volle l'estromissione dalla Rai. Ancora oggi Berlusconi è convinto di avere largo consenso, forse è vero, ma in base ai "suoi" sondaggi dalla sua parte non c'è più del 36 per cento degli italiani, siamo comunque lontani dalle percentuali bulgare sbandierate ai tempi dei sorrisi stampati. Ha comunque ancora timore della stampa non collaborazionista, prima c'era Biagi oggi ci sono ancora Santoro e Travaglio ma sono imprendibili, non può lanciare più alcun editto, parlano dall'etere. Nuzzi, poi, non ha alcun timore reverenziale nei confronti di nessuno, Vaticano compreso.

Vale la pena conoscere i retroscena di questa vicenda, i fatti non sono ancora noti a tutti, almeno per quanto riguarda i risvolti e i particolari. Biagi li racconta con tutta l'amarezza di chi certe cose le aveva già viste.. Nel primo capitolo Biagi annota la presa di posizione di diversi personaggi non schierati del mondo cattolico, come ad esempio, quella di due monache comboniane che, dinanzi alla situazione dell'Italia berlusconiana, osservarono che "solo nei paesi sotto dittatura avevano sperimentato simili mezzi di propaganda". Forse è eccessivo, ma è pur vero che i provvedimenti che la maggioranza stava per prendere in materia di informazione, avrebbero anche colpito la rete e quindi la possibilità di esprimersi liberamente. 

Il racconto di Biagi, letto oggi, sembra fare riferimento ad un'epoca trapassata ma gli effetti di una certa politica fatta di "sorrisi, ammiccamenti, occhi sbarrati, mascella contratta" purtroppo li stiamo scontando e pagando oggi. E non si può non ricordare il cosiddetto "metodo Boffo" e la gazzarra, montata ad arte, sul caso della casa di Montecarlo, un caso creato per colpire Fini reo di lesa maestà. 

Nel 1° capitolo del libro, Biagi ricorda monsignor Bettazzi che affermò: 

"Votiamo secondo coscienza, valutando ciò che è più utile alla gente, ma diffidiamo e contestiamo di fronte a chi si atteggia a difensore della Fede, mentre in realtà è al servizio dei propri interessi". Chi ha orecchie per intendere, intenda!!" 

 

 

La TV generalista è vecchia, ma sono molti i programmi che permettono di conoscere quello che sta accadendo. Non tutto però emerge, un caso è emblematico a tal proposito: un giovane analista è stato licenziato da un SIM importante perché scriveva dei report in cui venivano analizzata la reale situazione finanziaria di società quotate in borsa. Non ne ha parlato nessuno, solo Radio24 lo ha denunciato. Biagi lo avrebbe raccontato nel suo "Il Fatto", ma in prima serata TV.

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Published by Caiomario - in Libri

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