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26 giugno 2018 2 26 /06 /giugno /2018 14:09

Gli uomini condannano l'ingiustizia perché temono di poterne essere vittime, non perché aborrano di commetterla - Platone.

 

Preambolo

Normalmente i lettori che si avvicinano ad un autore classico come Platone pensano erroneamente di dover affrontare una lettura pesante e ostica da comprendere. Niente di più sbagliato, perché nessuna elaborazione concettuale e -aggiungo con piena consapevolezza- nessun valore civile e morale può prescindere dalla filosofia. Anche coloro che mai si sono avvicinati alla filosofia greca sono figli di quella cultura così come lo sono della "cultura giuridica romana" su cui sono improntati i fondamentali del diritto.
Pertanto la lettura di un'opera straordinaria come " La Repubblica"  è l'occasione per riflettere su una concezione di Stato che al di là delle "bizzarrie" espresse dal filosofo greco, può rappresentare un'occasione per ragionare su cosa può essere lo Stato inteso come sistema in cui esistono dei valori condivisi e convissuti.


Platone dedicò allo Stato un'opera che intitolò La Repubblica", questo termine nel suo significato etimologico vuole dire "costituzione" vale a dire "ordinamento della polis". Non si tratta quindi di un'opera in cui vengono affrontati temi "esistenziali" e in cui vengono poste delle domande ma di un vero e proprio trattato di filosofia politica elaborato in forma utopica.
Platone spiega innanzitutto l'origine dello Stato quale forma di aggregazione fondamentale degli uomini che lo costituiscono per bisogno; dando questa argomentazione egli anticipa in un certo senso una delle tesi del modello giusnaturalistico dell'origine dello Stato che verrà poi sviluppata in forma compiuta nel seicento e nel settecento. Tuttavia ciò che differenzia Platone rispetto a quelle teorie che partono da una concezione negativa della natura umana è proprio la sua idea positiva nei confronti dell'uomo.
L'uomo - secondo Platone- non è infatti in grado di essere autosufficiente e quindi ha bisogno di unirsi agli altri per soddisfare tutti i suoi bisogni, non solo quelli materiali ma anche quelli spirituali.
Il fondamento base dello Stato è la natura socievole dell'uomo e in questo egli si dimostra un inguaribile ottimista dotato di una rigorosa e lucida razionalità ed è proprio lui ad aver per primo elaborato quel concetto di "divisione del lavoro" che Marx, in epoca moderna, descrisse come la caratteristica prima del sistema capitalistico (e non solo).

Platone afferma:

"Le singole cose riescono più e meglio e con maggiore facilità quando uno faccia una cosa sola, secondo la propria naturale disposizione e a tempo opportuno, senza darsi pensiero delle altre".

Ogni individuo quindi ha bisogno di soddisfare i bisogni primari (cibo, vestiti) ed è quindi conveniente che ognuno si specializzi nella produzione di ciò che serve agli altri.
Le varie categorie quindi nascono da questa esigenza iniziale di dividere il lavoro e di specializzarsi nella produzione di questo o quel bene, Platone parla di commercianti, artigiani, agricoltori e tutte queste categorie di cittadini costituiscono la polis, ne sono l'essenza stessa.
Ma oltre a queste professioni che servono per soddisfare i bisogni dei cittadini, nasce anche l'esigenza di difendere lo Stato dai tentativi degli altri Stati di impadronirsene.
La categoria dei guardiani e dei custodi è quella che detiene la forza ma il requisito fondamentale per appartenere a questa categoria è quello di essere sapienti, cioè filosofi.
In sintesi ecco le categorie delineate da Platone:

  •  I produttori (commercianti, agricoltori, artigiani) ossia coloro che si dedicano alle attività che servono a soddisfare le esigenze di tutti gli altri cittadini.
  •  I guerrieri o custodi che si dedicano alla difesa dello Stato.
  •  I filosofi o guardiani che si dedicano al buon governo.


PILLOLA DI CICUTA

Nella visione dello stato ideale platonico non esistono (e non poteva essere diversamente) i parassiti come proliferano invece nella società odierna, possiamo definire i parassiti tutti coloro che hanno fatto dell'attività finanziaria l'unica e sola attività che deve governare il mondo, ma parassiti sono anche coloro che in un modo o nell'altro vivono la propria condizione come una fonte di diritti inestinguibili e non discutibili.
Platone dava importanza alla produzione come forma di attività concreta di lavoro utile a tutta la comunità. In questo senso Platone dimostra di essere molto più sociale rispetto alle forme di riformismo politico che non riescono a fare a meno della cattiva finanza da cui attingono risorse.
Pur volendo storicizzare l'epoca  in cui rgli visse, non possiamo fare a meno di prendere come punto di riferimento il concetto espresso da Platone che vedeva nella componente lavoro uno dei cardini del vivere in comune.

I FILOSOFI OSSIA I GUARDIANI, I GOVERNANTI DEVONO VIVERE IN COMUNE (secondo Platone), PLATONE ERA CONTRO I PRIVILEGI DELLA CASTA.

I guardiani e i filosofi devono vivere in comune, ossia devono non solo mangiare insieme ma anche vivere nello stesso luogo e soprattutto non devono possedere beni personali.
Cosa averebbe pensato il Nostro dei vitalizi, dei doppi incarichi, delle prebende e dei privilegi.
A tal proposito si parla di comunismo platonico, un comunismo che non è dettato da ragioni economiche (o perlomeno non solo economiche) ma da ragioni di carattere etico e politico.
Ogni categoria deve realizzare la propria virtù: i produttori la temperanza, i guerrieri il coraggio e i filosofi la sapienza; solo quando ciascuna categoria avrà realizzato la sua virtù si potrà parlare di armonia e giustizia.

IL COMUNISMO DELLE DONNE

È  sicuramente la parte più utopica dell'opera di Platone ed è quella che piacerà sicuramente meno alle donne.
Tuttavia bisogna darne una chiave di lettura partendo dal concetto di educazione che aveva Platone: prima di tutto -secondo il Nostro- vi doveva essere una perfetta identità tra uomini e donne, questo equilibrio tra i due sessi comportava anche il dovere di svolgere i medesimi compiti e le medesime attività tra cui anche gli esercizi ginnici.
La famiglia come forma di aggregazione primaria veniva abolita, l'unica grande famiglia era lo Stato perciò le donne dei guardiani dovevano avere come unico compito quello di dedicarsi alla difesa dello Stato.
Ciò non va inteso come una sorta di esaltazione del libero amore, niente di più sbagliato intendere il "comunismo delle donne" in senso hippy; ma vediamo come Platone esprime questo concetto:

"Queste donne di questi nostri uomini siano tutte comuni a tutti e nessuna abiti privatamente con alcuno, e comuni siano poi i figli, e il genitore non conosca la propria prole, né il figlio il genitore".

Si tratta di un concetto non realizzabile e in questo senso è utopico, ma resta comunque l'idea di fondo: assicurare la massima concordia nello Stato evitando qualsiasi motivo di divisione e la famiglia era da Platone intesa come una forma di divisione.
Prendendo di buono quello che Platone ha espresso, fa pensare però l'idea di famiglia che hanno le organizzazione malavitose come la mafia, la n'drangheta e la camorra dove per la famiglia (per la propria famiglia) si arriva a sterminare tutti coloro che si frappongono agli interessi della stessa.
L'idea di fare andare avanti la propria famiglia e solo i propri figli è la forma peggiore di antistato che si manifesta anche nella nostra epoca. Tra le due posizioni sarebbe auspicabile una forma di equilibro e qui entra in gioco la cultura compresa quella cattolica che parla si di famiglia ma anche e sopratutto di famiglia universale.

IL COMPITO DEI FILOSOFI (AL POTERE)

In questo grande affresco i filosofi di cui parla Platone NON SONO I PROFESSIONISTI DELLA FILOSOFIA (insegnanti, docenti universitari, pseudo filosofi ecc) ma coloro che conoscono la verità e il bene, ossia coloro che sono i più esperti e i saggi, noi diremo i tecnici.
Platone aborriva i politici di professione ed era favorevole al governo dei più competenti, senza dubbio oggi "molti sinceri democratici" interessati a mantenere i propri privilegi sostengono che deve essere il popolo ad eleggere i propri rappresentanti, ma questa idea è "pelosa" perché con la scusa della democrazia vogliono solo governare per fare i propri interessi.

IL COMPITO DELL'EDUCAZIONE

Nella forma di Stato prospettata da Platone, l'educazione assume un ruolo fondamentale: per i produttori si realizza imparando a svolgere bene il proprio mestiere, i guerrieri dovranno coltivare invece la cura del corpo e dello spirito e i filosofi dovranno dedicarsi alla matematica e all'arte della dialettica intesa come disciplina finalizzata al superamento degli opposti.
In questa attività i filosofi devono essere quasi costretti in quanto amando contemplare le idee potrebbero disinteressarsi del buon governo dello Stato.

LE VARIE FORME DI DEGENERAZIONE DELLO STATO, PLATONE AVEVA INDIVIDUATO ANCHE IL GOVERNO AD PERSONAM

Platone sosteneva che la prima forma di degenerazione dello Stato è la timocrazia, ossia il governo di coloro che aspirano a ricevere onori e privilegi.
La seconda forma di degenerazione è lo Stato oligarchico ossia quello Stato in cui a governare sono pochi ricchi il cui unico fine è il denaro e il potere.
La terza forma è la democrazia in cui l'unica cosa che domina è l'appetito e in cui ognuno cerca le sue libertà, questo "popolo delle libertà" era, secondo Platone- una delle minacce maggiori all'unità dello Stato.
La quarta forma è la tirannide, ossia la forma peggiore di governo in cui uno solo insieme alla cricca che lo ha sostenuto, prende il potere per soddisfare "ad personam" i propri desideri.

.....LA SINTESI
La aggiungo io ed è più recente, ossia il nostro Stato che riassume tutte queste forme di governo.

 



Tra le varie edizioni presenti nel vasto panorama editoriali segnalo quella pubblicata nella Collana economica dell'editore Laterza.
Costa euro 8,50.....è da collocare sicuramente nella propria biblioteca personale, ognuno potrà decidere di collocarsi tra i "guerrieri", i "filosofi" o i "sudditi", questi ultimi sono la maggior parte e sono pronti sempre a seguire il coppiere di turno che si impossessa di uno Stato, ma Platone scrisse anche delle pagine memorabili sulla tirannide e purtroppo, tale tendenza, si manifesta anche nei sistemi democratici sotto mentite spoglie.



 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Platone

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