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9 dicembre 2012 7 09 /12 /dicembre /2012 07:05

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/9980827@N07/2859785068 (album di Thomas.L)

Abbiamo provato a leggere "Giulietta e Romeo" con l'attenzione che dovrebbe meritare un'opera che non è nata per essere un romanzo ma il copione di una rappresentazione teatrale. Alla fine però della "Scena I", quella che inizia con Gregorio e Sansone che si trovano in una piazza pubblica, avevamo deciso di prendere il libro e di metterlo da parte. In parte ha influito su questo nostro proposito la traduzione italiana, che per quanto riguarda il tono sembra un misto di recitazione alla Carmelo Bene stile aulico e di parlata da pupi siciliani con spade e scudi.

Poi l'orgoglio ha preso il sopravvento e ci siamo chiesti perché dopo avere letto quell'insieme di difficoltà che è la "Fenomenologia dello Spirito" di Hegel avremmo dovuto abbandonare la lettura di "Giulietta e Romeo"? E allora a costo di sembrare irriverenti abbiamo di stare dalla parte del "vil Capuleto" e di capire. 

Con questo stratagemma siamo arrivati alla fine dell'Atto Primo e dopo essere passati dalla parte dei Capuleti non sapevamo se costoro fossero meglio dei Montecchi. Poi la diligenza ha preso il sopravvento e siamo stati al gioco non parteggiando per nessuno ma appassionandoci alla lettura del racconto. 

 

 

 

 

 

 

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Foto dell'album di Caiomario


ROMEO DAVANTI A GIULIETTA CHE FECE L'EMPIO VOTO 

Povero Romeo, Giulietta era una meta inarrivabile, insomma oltre ad essere assillata dalle beghe di famiglia aveva fatto voto di verginità e il poverino la poteva osservare solo da lontano; incominciavamo ad appassionarci alla storia grazie a Benvolio: da una parte un testone (Romeo) che non seguiva il consiglio di Benvolio (suo amico e cugino) di dedicarsi ad altre belle e dall'altra una "tipetta" che rovinava la sua bellezza che -come è saggio pensare- nessuna donna può conservare per l'eternità. 
A questo punto eravamo tutti per Benvolio che non solo faceva discorsi sensati e condivisibili, ma aveva capito l'antifona. 



RIFLESSIONE SEMISERIA 

"Romeo e Giulietta" è una tragedia così come viene inteso questo termine nel linguaggio comune, è quindi forse una antesignana di tutte le telenovele strappalacrime? Secondo il nostro parere no e aggiungiamo che  (l'opera) si può interpretare in modo diverso rispetto all'approccio che solitamente hanno la maggior parte dei lettori; parliamo di lettori in quanto le rappresentazioni teatrali hanno il vantaggio delle sequenze che rendono vivi i dialoghi e non hanno momenti morti ma presetnano lo svantaggio di fare scivolare via aspetti che il testo scritto invece fa risaltare. 
Ci spieghiamo meglio: uno dei momenti più intensi della "tragedia" lo si trova nell'Atto Quarto quando nella Scena V Giulietta si trova adagiata sul letto ed entra la Nutrice, Giulietta è morta ed ecco che inizia un profluvio di parole in cui emerge la disperazione di chi si trova ad assistervi. 
Non c'è dubbio che le espressioni usate si prestino a facili ironie se paragonate alla pochezza del linguaggio di oggi, ecco un esempio: 

"Tergete perciò quelle lagrime; spargete un nembo di fiori su questo bel corpo, e fatela portare al tempio adorna dei suoi più splendidi gioielli". 

Per quelli che hanno letto gli autori classici non è una novità ritrovare toni da prefiche e da coro greco, ma il linguaggio desueto è in realtà speculare ad un modo di reagire davanti alla morte che possiamo definire "antico". Se Giulietta, la veronese Giulietta rappresenta quello che molte giovani di buona famiglia dovevano essere fino a non molto tempo fa, anche il contorno che segue la sua morte fa parte di questa rappresentazione antica e tutto questo dura fino al momento in cui vengono sparsi i fiori sulla tomba della sventurata fanciulla. 

AMORE VIOLENTO E VITA VIOLENTA 

Quando si abbandona l'approccio del lettore "da romanzi moderni, "Giulietta e Romeo" diventa appassionante, eppure non bisogna cadere nella trappola dei luoghi comuni espressi da taluni "recensori" che hanno trasmesso l'idea che "Giulietta e Romeo" sia solo un "racconto romantico", eppure per usare un'espressione efficace dei traduttori (nell'edizione in nostro possesso non vengono resi noti), "non fu mai storia più compassionevole di questa". 
Non potremo mai abituarci all'idea di una giovane vita spezzata e l'autore che, per consuetudine continueremo a chiamare Shakespeare, presenta in modo sapiente i contrari: amore e odio, la prospettiva di un matrimonio e la certezza della camera mortuaria, le divisioni antiche tra le genti contigue (abitudine da sempre molto italiana!) e una serie di orrendi fatti che rendono questa tragedia una narrazione violenta dove l'amore diventa qualcosa di impagabile. 


 

Il volume in nostro possesso contiene oltre a "Giulietta e Romeo", "Amleto" e "Macbeth", non abbiamo la predisposizione verso i commedianti ma Shakespeare è un autore sui generis, partiva da fatti di cronaca e intorno a questi tesseva il suo lavoro, poi i lettori (o gli spettatori) devono fare il resto; una lettura odierna di "Giulietta e Romeo" diventa inadeguata solo se si vive un rapporto di coppia privo di qualsiasi asperità, ma la maggior parte delle persone non lo vive e purtroppo, come i fatti di cronaca stanno a testimoniare, è molto labile il confine tra l'amore incontinente e la gelosia che esclude gli altri e -spesso- anche la vita della persona amata. Eppure anche le asperità non eccessive, aiutano a capire le emozioni e la violenza delle passioni.. nel saper raccontare queste passioni il Poeta è eterno. 

 

 

 

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Foto dell'album di Caiomario

" ..e finchè Verona ricorderò i suoi infortunii, niun'altra statua eguaglierà quella della tenera Giulietta" (p.172 dell'edizione in mio possesso).

Empia e crudele la morte si portò via Giulietta....

 

Articolo espresso dall'autore altrove in forma modificata.

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Published by Caiomario - in Libri

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