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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 05:38

"Satura" è una delle ultime opere di Eugenio Montale, la raccolta venne scritta fra il 1962 e il 1970, il titolo ha un doppio significato: quello di satira quale genere letterario che rappresenta in modo beffardo e canzonatorio i comportamenti umani e quello di "lanx satura", un'espressione che indica una pietanza di primizie che gli antichi romani offrivano in dono agli dei per averne i favori e ringraziarli. 
Le liriche presenti nella raccolta hanno tutte il carattere dell'occasionalità tipica del poeta che scrive solo nei momenti di ispirazione, oltre all'omaggio alla figura femminile Montale mostra un atteggiamento ironico e mordace nei confronti della società dei consumi la più antipoetica delle manifestazioni umane e mette alla berlina l'insana abitudine di circondarsi di oggetti inutili e privi di significato. 

Come tutte le raccolte di poesia anche "Satura" può essere letta prendendo e riprendo il testo, non c'è una trama, ma il lettore odierno potrà trovare nelle liriche del poeta genovese delle corrispondenze e nutrire, in tal modo, il proprio bisogno di poesia. Il lessico di Montale è quelli della lingua parlata, si trovano poi molti neologismi che rendono la lettura delle liriche mai disgradevole. I momenti dedicati alla lettura possono poi rappresentare un momento di disgiunzione dal rumore della cronaca quotidiana in cui viene descritta una donna degradata e rappresentano un esempio che può aiutare a imitare il senso di trasfigurazione che il poeta amava fare nei confronti dell'universo femminile. 

Non vi è nessuna esibizione nella sua lirica anche quando la donna viene presentata come una creatura travolta dal dolore, semmai il senso del tragico si accompagna sempre ad un tributo nei confronti della straordinaria resistenza della donna per natura più forte dell'uomo, una forza non muscolare che la protegge dai mali che la possono sovrastare.E' un viaggio straordinario attraverso i sentimenti del poeta che vide nella donna l'interlocutrice privilegiata del suo canto. 
Splendide è la figura di Annetta-Arletta descritta nella "Casa dei doganieri" , si tratta della trasposizione poetica di Anna degli Uberti, una ragazza che il poeta conobbe durante un soggiorno estivo a Monterosso. E' una lirica sconsolata che indulge verso un pudico sensualismo di cui si rimpiange l'impossibilità di viverlo appieno per due destini che si sono separati e di cui il ricordo non riesce a colmare l'enorme vuoto. Il filo della memoria diventa così l'unica ancora di salvezza che mitiga solo in parte l'amarezza del poeta. Sono parole che ispirano i sentimenti delicati senza mai scadere nel patetico. 

LA POESIA DEDICATA ALLA MOGLIE 

Tra le tante splendide poesie ho apprezzato "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale", una lirica che è un tributo nei confronti della moglie, una donna che dietro l'apparente aspetto insignificante è stata la sola con la quale è riuscito a realizzare il suo progetto di amore. La lirica termina con questi splendidi versi: 

"Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio 
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. 
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due 
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate 
erano le tue". 

Chi vedeva era la moglie del poeta che ci indica due modi di vedere le cose: il primo è quello di chi si ferma alla superficie delle cose, alle apparenze, il secondo quello di chi vede le cose con lo "sguardo intellettuale" andando oltre....e nel cammino della vita (è stato breve il nostro lungo viaggio) a guidare la vita del poeta erano state le pupille della moglie Drusilla Tanzi definita amorevolmente "il caro piccolo insetto/che chiamavano mosca". 


L'atto d'amore del poeta della moglie dimessa, affetta da una forte miopia è stato anche un riconoscimento al sostegno che ella seppe dargli in ogni circostanza andando oltre le apparenze di una vita insignificante vissuta con ironia e tanta saggezza. 

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Published by Caiomario - in Libri

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