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27 gennaio 2013 7 27 /01 /gennaio /2013 08:07

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GARABOMBO IL TRASPARENTE 

"Allora tutti constatarono che Garabombo era veramente invisibile. Antico, maestoso,interminabile" (Dalla "Storia di Garabombo l'invisibile

Sia apre con queste parole il romanzo di Manuel Scorza pubblicato da Feltrinelli per la prima volta nel 1973 e ristampato nel 2003, un romanzo che ha avuto un grande successo e che continua ad avere un vastissimo pubblico di estimatori che hanno preso Garabombo come l'eroe ispiratore e portafortuna di tante iniziative sia in campo economico che culturale. 
Le ragioni di questa vastissima schiera di ammiratori ha molteplici ragioni perchè questo romanzo del prematuramente scomparso scrittore peruviano Manuel Scorza non è solo un personaggio di un romanzo, ma è la metafora di colui che si rende invisibile al potere. 

È proprio questa la caratteristica principale del personaggio e la scena che si apre nelle prime pagine del romanzo, anticipa il tema della storia: Garabombo che va incontro a venti guardie che si trovano davanti a una caserma facendo le sentinelle attorno ad un tripode di un mitragliatore e che quando passa davanti, è assolutamente invisibile ai loro sguardi. 

Immediatamente il lettore entra in contatto con il personaggio che ha anche una caratteristica, entra senza farsi vedere nelle caserme e dorme con le donne sposate, così come non può essere visto dai bianchi ma solo da quelli del suo sangue. 

Il titolo del libro potrà suonare strano se associato al tema del racconto, penso, anche a persone che sono abituate a leggere favole moderne e l'errore di una lettura che faccia rientrare il romanzo nel genere favolistico è ingenerato anche dal fatto che non c'è stata un'elaborazione del testo che andasse al di là della trama da parte dello stesso autore che era prima di tutto un intellettuale  costretto ad esiliare) che scelse la "fabula" come mezzo per comunicare senza incorrere nella censura del potere politico che risultò più di una volta gabbato dalla favola bella e lieve che permetteva a Scorza di dire tutto contro il potere repressivo, difendendo i diritti dei senza voce, degli umili e dei diseredati. 

È l'intellettuale che parla per gli altri, per gente sospettosa abituata a non fidarsi nei confronti degli estranei e meno che mai delle autorità governative come nell'episodio del funzionario dell'Ufficio agropecuario mandato per combattere le malattie dell'agricoltura; attraverso la favola Scorza ci presenta la cultura dei nativi peruviani che è anche la cultura della medicina popolare e di una cultura soffocata e offesa dalle continue espropriazioni. 
"Anche noi soffriamo da generazioni" dice uno dei membri del villaggio di Chinche quando si confida con Garabombo che è il paladino di tutte le lotte e difensore dei soprusi e delle ingiustizie e quando Garabombo obietta che un padrone non espropria, l'abitante di Chinche precisa che non si tratta di esproprio ma di recupero. 

Amara la riflessione di Scorza narratore quando per bocca di Remigio (un'altra delle figure chiave del romanzo) parla della giustizia rivolgendosi al sergente Cabrera (figura dell'esecutore di ogni ordine che produce sopruso): 

"Perchè non è in prigione il presidente della corte suprema? Ci sono cause in Perù che durano da quattrocento anni. Ci sono comunità che reclamano le loro terre da un secolo a questa parte. Chi vuole chi gli dia retta. 
Perchè non è in prigione il giudice Montenegro? 
Perchè non è in prigione la giustizia? 
E sopratutto, perchè non è in prigione in lei..............." 
(in op.cit. pp. 54-55) 

È un mondo quello descritto da Scorza che pur nella sua specificità della cultura peruviana lo si può ritrovare in tutte le società in cui la sottocultura di potere è altro dal mondo reale, è un mondo di funzionari, di burocrazia, di file interminabili, di faccende di bassa politica, di denunce inascoltate..un "deposito di citrullaggini" come lo definisce lo stesso autore. 


COME LEGGERE L'INVISIBILITA' DI GARABOMBO 

La chiave di lettura di questa invisibilità è ambivalente, da una parte l'invisibilità permette a Garabombo di compiere imprese straordinarie, di entrare nelle caserme, di ascoltare, di sentire, di anticipare così le mosse delle autorità ma nello stesso tempo questa diversità è anche un limite perché quando Garabombo si presenta davanti alle autorità non solo non può essere visto ma non può essere neanche ascoltato. 
Un eroe invisibile che può essere visto solo dalla sua gente, che è paladino di una cultura subalterna ma che è anche inascoltato da un potere che è sempre eguale a se stesso e che è sordo a qualsiasi istanza. 

Leggere il romanzo è anche l'occasione per scoprire lo scrittore Manuel Scorza che in un altro suo racconto intitolato "Rulli di tamburo per Rancas" tratta attraverso il linguaggio del racconto magico e meraviglioso il comune destino delle cultura indigena e anche in questo racconto manca il finale del "vissero felici e contenti", è una fiaba a metà quella di Scorza che non segue lo schema classico del racconto magico dove gli stessi ruoli dei personaggi abbracciano diverse sfere d'azione, ma la fiaba è anche questo, è narrazione crudele e in certo senso immorale. 

IL LINGUAGGIO DI MANUEL SCORZA 

Scorza non si distacca dalla tradizione favolistica europea, vi è un'infinità di opinioni su Cappuccetto Rosso, su Biancaneve, su Cenerentola e quasi tutte, salvo rarissime eccezioni, si riferiscono alle versioni edulcorate create per un pubblico infantile, Charles Perrault o i fratelli Grimm non scrivevano per i bambini come non scriveva per un pubblico infantile La Fontaine, le versioni orginali sono piene di immoralità, crudeltà, hanno finali ben diversi dai racconti rielaborati Disney che fu autore bravissimo e geniale ma raccontò un'altra cosa e così è Manuel Scorza con il suo "Garabombo" che è eroe e antieroe e che difende i membri di una comunità, visti dal potere come invasori, ladri, delinquenti. 
Scorza usa il linguaggio quotidiano, privilegia il dialogo, ogni tanto usa anche qualche parolaccia, la scrittura è facile, colloquiale..come quella di una fiaba. 

Le fiabe nascono tra i racconti popolari e non raccontano altro che l'ingiustizia del mondo...........il gatto degli stivali e Garabombo sono la stessa cosa!!! 



"A che cosa servono le fiabe? 
Se dovessero servire a ispirare 
buoni sentimenti 
morirebbero a ogni 
generazione, ogni volta 
che la gente si fa un'idea 
diversa di quelli che sono 
i <buoni sentimenti>. 
Secondo noi le fiabe servono 
soprattutto alla formazione 
della mente: di una mente 
aperta in tutte le direzioni 
del possibile..........." 

(Gianni Rodari)

 

 

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Published by Caiomario - in Libri

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