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17 novembre 2011 4 17 /11 /novembre /2011 11:38

 

Tra vagabondi e anticonformisti

Ho pensato bene prima di scrivere su questo libro che è tra i miei preferiti e che se dovessi collocare in un'immaginaria lista personale,lo metterei sicuramente tra i primi dieci, forse l'unico dei moderni preceduto da una lista di classici ma non datati titoli. 
Il motivo principale è dovuto al fatto che tanto si è scritto su questo libro che posso definire, senza temere alcuna smentita, una pietra miliare della cultura postmoderna, ma spesso lo si cita senza nemmeno averlo letto perchè il nome stesso evoca qualcosa di immaginifico predisponendo i suoi presunti estimatori a una traduzione delle proprie idee e dei propri sentimenti in immagini che rappresentano tutto quello che è stato in quel prolifico periodo che risale agli anni Cinquanta e Sessanta.
Nessun movimento musicale ( e chi fa delle recensioni musicali questo lo sa bene) potrebbe esistere almeno dal punto di vista culturale senza Kerouac: la musica come la letteratura ha sempre un retroterra culturale su cui affonda le proprie radici, niente nasce per caso e le note musicali si combinano seguendo la sensibilità dei tempi.
Il Rock e i suoi derivati, le band musicali e i vari selvaggi ( da non intendere in senso denigratorio ma con chiaro riferimento a "Il selvaggio" il film di Làszlò Benedek interpetato da Marlon Brando), il mito della strada, la spontaneità trovano il loro profeta in Jack Kerouac.

Il profeta nella prosa

 

Come Cristo si muoveva tra i profeti del suo tempo, profeta tra i profeti tra i quali spiccava il Battista, Kerouac non nasce dal nulla e non fu solo in quel fecondo e movimentato periodo, Allen Ginsberg (l'altro grande) fu il profeta nella poesia, Kerouac lo fu, senza alcuna ombra di dubbio, nella prosa.
Il movimento beat è stata la vera rivoluzione postmoderna del XX secolo, molto, ma molto tempo prima del 1968, i prodromi di quello che sarebbe stato il più grande rifiuto del vecchiume ideologico del mondo piccolo borghese e la messa in crisi dei valori dei matusa, nascono nella prima metà degli anni Cinquanta quando il momento di liberazione si fonde con quello beat che rappresentava già di per sè un'avanguardia innovativa e anticonformista.
Ed è proprio di quegli anni la pubblicazione di un romanzo Lolita del russo Vladimir Nabokov che provocò il più grande scandalo letterario della storia con riverberi non indifferenti nella società di allora; e non poteva essere diversamente visto il tema di rottura trattato: l'amore di un assassino per un'adolescente che tutti pensavano fosse sua figlia e che per di più non è la giovane ingenua e vittima delle circostanze ma una adolescente scaltra che prima abbandona l'amore maturo per uno scrittore che verrà ucciso dal protagonista e che poi scapperà con un giovane suo coetaneo.

I tempi erano ormai maturi, Lolita viene pubblicato nel 1957 ma una nuova generazione di giovani scrittori sentiva ancora più forte questa esigenza di scandalo e di provocazione:erano gli scrittori della beat generationWilliam Burroughs e Jack Kerouac; Burroughs dedito all'uso di stupefacenti fece della sua narativa il momento in cui raccontava la propria esperienza di vita vissuta nella marginalità fra gli isolati, gli esclusi e gli sbandati.
Ne uscì fuori la cosiddetta narrativa psichedelica con


Sulla strada (Jack Kerouac).......

......una prosa visionaria sospesa tra visioni surreali e realtà deformate ma con degli esiti letterari intensi ed unici.

 


Non c'è dubbio che i fondatori della beat generation furono Allen Ginsberg e Jack Kerouac, il primo rappresentò il profetismo critico nella poesia, mentre il secondo lo fu nella prosa, Ginsberg fu certamente più ideologizzato rispetto a Kerouac che rappresentava, forse l'anima più individualista del movimento beat, quella più esistenziale e meno mistica.
Kerouac trascorse buona parte della sua esistenza passando di mestiere in mestiere e praticando il vagabondaggio più come una sorta di nomadismo necessario alla sopravvivenza piuttosto che come pratica convinta volta alla ricerca di una vita autentica.
La città nella quale finalmente Kerouac decise di fermarsi fu San Francisco e questa scelta non fu casuale, la San Francisco degli anni Cinquanta era una città dove le avanguardie artistiche trovavano il terreno più fertile per esprimersi.
Ed è proprio nel clima di San Francisco che Kerouac concepisce e pubblica On
the Road, una città che Fernanda Pivano nella prefazione al libro, definisce npn a torto la nuova capitale letteraria d'America.
Della vita dei beat che costituivano l'avanguardia della protesta di quegli anni, Kerouac tracciò poi un ritratto in un altro libro di grande successo 
The Subterraneans pubblicato nel 1958.

I temi e lo stile letterario

Come per tutti i testi, l'attenzione del lettore non può che rivolgersi al contenuto tuttavia non è possibile attingere al contenuto se non anche attraverso la comprensione della struttura formale e dello stile letterario.

Sulla strada è incentrato sul tema del viaggio che assume un significato completamente diverso rispetto a quello che rappresenta per un viaggiatore moderno : è il viaggio come avvenimento puramente casuale che nel suo svolgersi ha spesso del singolare, dell'imprevisto e del fuori dal comune, il vagabondaggio è il vagare senza una meta, un errare da una meta all'altra senza un apparente percorso precostituito, il nomadismo assurge a stile di vita quale elemento caratterizzante di una generazione che ha fatto della vita all'aria aperta e nella strada quasi un'esigenza esistenziale.

Si tratta di un tema non completamente nuovo e più volte riproposto nella letteratura americana, basti pensare a Mark Twain con le sue Avventure di
Tom Sawyer o all'altrettanto celebre Huckleberry Finn oppure al dimenticato ma immenso Walt Whitman, il tema della frontiera fu quindi da sempre il motivo ideologico ed esistenziale dello spirito pioneristico che animò la cultura statunitense fin dalle origini.
Il mito fondante del viaggio, diventa un modello esistenziale che ebbe, sempre nel periodo in cui è ambientato il romanzo di Jack Kerouac, la sua massima espressione in James Dean, trasposizione filmica di un immagine che richiama i giovani dell'epoca ma forse il giovane di ogni tempo: l'irrequitezza, il bisogno di libertà, la voglia di stare insieme senza costrizioni vivendo all'aria aperta.

E fu anche profondamente innovativo lo stile e il linguaggio introdotto da Kerouac: l'uso del linguaggio sincopato, la soppressione nel mezzo di una parola di una o più lettere fu l'inizio di un modo di esprimersi gergale che da lì si diffonderà in tutto il mondo sino a costituire una caratteristica di quel minimalismo linguistico che ben conosciamo e che costituisce quasi una seconda lingua quale elemento di distinzione rispetto al parlare corretto e secondo le regole.
Eppure nonostante lo stile fortemente innovativo, dal punto di vista formale il testo mantiene le caratteristiche narrative tradizionali: si racconta una storia, un avvenimento mettendo in risalto le connessioni temporali, i rapporti di causa ed effetto rispettano i tempi necessari alla comprensione del lettore.
tempi verbali sono quelli narrativi. passato remoto, imperfetto, presente in modo che la prospettiva temporale sia sempre accuratamente in rilievo.
Il ritmo del romanzo è ben equilibrato le riflessioni danno spazio alle azioni, la descrizione non prevale nella narrazione, la tecnica del flash back è spesso usata per poter ritornare indietro, per riprendere il discorso senza che si perda il filo e il gusto della lettura.
L'assenza di un metalinguaggio non elimina comunque una lettura ipertestuale che rimanda ad un significato nascosto che necessita di essere decodificato per comprendere più il risvolto psicologico che il significato letterale della narrazione.

LA TRAMA

Il romanzo è la storia di due giovani Sal e Dean, il primo è un giovane dalle forti ambizioni letterarie, il secondo è appena uscito dal riformatorio, l'incontro tra i due sarà l'inizio del viaggio raccontato sotto forma di diario.
Se Sal è la voce narrante, Dean è colui che è il motore di ogni iniziativa ed è quello che esercita un fascino irresistibile su Sal che annota:

Dean è il compagno perfetto per mettersi sulla strada, perchè c'è addirittura nato sulla strada, nel 1926, mentre i suoi genitori si trovavano a passare per Salt Lake City a bordo di una vecchia automobile sfiancata, diretti a Los Angeles.

Tutto ha inizio a New York che è la città dell'efficienza dove è stato inventato tutto quello che regola la vita degli individui moderni, la città del tutto compreso, delle giornate di lavoro che durano un'intera giornata, la cittàsulla_strada_jack_kerouac__2641797.jpg finanziaria per eccellenza dove il conformismo di massa assume un significato paradigmatico assurgendo a simbolo della massificazione planetaria.

Per capire le motivazioni del viaggio bisogna comprendere il luogo di partenza perchè è questo che determinerà la meta finale, la scelta delle scelte, l'illusione che diventerà delusione.

Il significato del viaggio

Non c'è dubbio che l'attività lavorativa ha finito per assorbire tutto il tempo dell'individuo, si è calcolato che otto ore di lavoro possono impegnare un tempo che va dalle dodici alle quattrodici ore, comprendendo spostamenti, attese, pause per i pasti ed eventuali imprevisti, un tempo impegnato decisamente sproporzionato rispetto a quello che rimane da dedicare a se stessi.
Lo stesso termpo libero risulta pianificato, standardizzato: tutti nelle stesse palestre, tutti a vedere l'ultimo film in 3D, tutti a vedere la stessa partita nello stesso giorno.............una pianificazione del tempo voluta da altri e subita paradossalmente con una consapevolezza che fa dubitare sulla nostra capacità di discernimento.
La meta agognata sono le ferie dove il viaggio liberatorio è ancora quello del tutto compreso, del pacchetto turistico, del vilaggio turistico con il suo circus di pagliacci e con il divertimento forzato da grigliata sulla spiaggia....questo è il viaggio come è concepito da molti, una fuga in avanti che è anche un ritrovare in altri luoghi le stesse persone che sono le medesime che popolavano il luogo di partenza...l'incubo diventa organizzato.

Il viaggio On the Road è diverso, profondamente diverso, non è prima di tutto un viaggio coast to coast su fiammanti Harley Davidson ( a proposito i centauri che citano il libro senza averlo letto dovrebbero sapere cosa significa autostop) è il viaggio delle tappe che avvengono in autobus o in macchine rimediate, è il viaggio in autostop o salendo su una macchina il cui proprietario per portarci alla meta ci chiede quattro dollari, il mezzo di trasporto è un mezzo il fine è la meta, raggiungere la meta.

Il fatto stesso di non incentrare il viaggio sul mezzo è forse una scelta dliberata di Kerouac perchè quello che conta èriprendere il viaggio, muoversi, andare: il grande arido West, l'Illinois, la strada lungo le rive del Mississippi, Rock Island, Chicago, e poi la meta finale il Messico.

Che cosa rappresenti il Messico nel 1958 per dei giovani americani provenienti da New York è facilmente intuibile e lo si può riassumere nella esclamazione che Sal fa quando si trova immerso nel traffico di Città del Messico:

Questo è il traffico che ho sempre sognato! Tutti vanno dove vogliono 
(pag 382)

E' la Città del Messico del laissez-faire dove i conducenti degli autobus sono a piedi nudi pazzi e ghignanti, in maglietta.............., dove le bistecche costano solo 48 centesimi, un unico grande accampamento di zingari.....

Il finale è quello amaro del ritorno: Dean abbandona l'amico Sal che tuttavia non finirà di ammirarlo e lo stesso Sal dopo molto tempo dirà (conclusione):

E cos' in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento
tutta quella terra nuda che si srotola in un'unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità, e so che a quell'ora nello Iowa i bambini stanno
piangendo nella terra in cui si lasciano piangere i bambini, e che stanotte spunteranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e che la stella
della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria
proprio prima dell'arrivo della notte fonda che benedice la terra , oscura tutti i
fiumi, avvolge le vette e abbraccia le ultime spiagge, e che nessuno, nessuno sa
cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza, allora penso a Dean Moriarty penso perfino al vecchio Dean Moriarty padre che no nabbiamo mai trovato, penso a Dean Moriarty(pag.392)


Se questa non è poesia........


Concludendo per chi si volesse avvicinarsi alla lettura del testo, consiglio l'edizione della Oscar Mondadori che riporta l'introduzione dell'indimenticabile Fernanda Pivano, un'introduzione scritta nel 1958 che non diventerà mai obsoleta, forse la migliore che sia stata mai pubblicata e che ha il pregio di farci entrare in uno dei romanzi più belli e più suggestivi del periodo postmoderno, ignorare Kerouac è impossibile anche per chi ama la musica.... la beat generation fu arte, sperimentalismo, letteratura e musica.. ...........molte delle forme espressive contemporanee provengono da lì e probabilmente Jim Morrison, Jimi Hendrix e tanti altri furono fortemente influenziati da Kerouac.... non lo si può ignorare quando si parla di musica...


Segnalo anche una pregevole edizione in tiratura limitata sempre della Mondadori uscito nella collana Medusa, quello che cambia è la veste grafica e la copertina.


Grazie per l'attenzione e un saluto a tutti quelli che sono arrivati fino in fondo.


Scritto di mia proprietà già espresso altrove

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Published by Caiomario - in Libri

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