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1 giugno 2018 5 01 /06 /giugno /2018 06:14
Taccuino di un vecchio sporcaccione - Charles Bukowski

Ho letto la versione integrale di "Notes of a dirty old man" nel 1981, l'edizione in mio possesso è stata pubblicata dalla "Universale Economica Feltrinelli" con il titolo "Taccuino di un vecchio porco" (una variante rispetto a quella di "sporcaccione" che non stravolge tuttavia il significato  del titolo originario). Pongo all'attenzione dei lettori questa edizione in particolare, in quanto è la stessa pubblicata per la prima volta in Italia dall'editore Ugo Ganda nel 1979. Detta edizione contiene una pregevole introduzione del critico letterario Carlo A. Corsi e una nota nel retro copertina di Giovanni Raboni.

Non si può non condividere il giudizio espresso da Corsi a proposito della pubblicazione delle opere di Bukowki in Italia, i cui effetti vengono paragonati a quelli di un ciclone ed effettivamente quello che era all'epoca un "nuovo romanziere americano" riuscì non solo a scandalizzare, ma anche a trovare dei veri e propri seguaci.
La specificità "americana" di Bukowski non è nuova, alcuni tratti come la solitudine, la violenza e il ribellismo "on the road" non rappresentano una novità assoluta, insomma c'è molto Kerouac in Bukowski ed è facile trovare nelle pagine del "Taccuino di un vecchio sporcaccione" molte corrispondenze almeno per quanto riguarda il linguaggio.
Tuttavia le differenze tra questi due irregolari della letteratura esistono e sono ben evidenti anche se il retroterra culturale da cui attingono è in parte lo stesso; i critici letterari inquadrano il genere letterario in un ambito definito  "linea beat" che, partendo proprio da Jack Kerouac, sarà ripresa dallo stesso Bukowski e da quel Richard Brautigan che assume spesso dei toni più dissacranti rispetto a quelli degli altri narratori "irregolari" appartenenti a quella generazione.

 Lo stile letterario di Bukowki, dissacrante e provocatorio, è una scelta voluta il cui obiettivo è  solo uno: quello di scuotere i lettori per comunicare loro il fetore che circonda certi ambienti della società americana ben lontani da quell'immaginario collettivo che vede nell'America l'emblema del benessere e delle "possibilità".
Anche "Notes of a dirty old man" è un libro anticonformista, ma è senza speranza, tutti i suoi personaggi sembrano gridare:

 " io sono un UOMO! maledizione ma hai occhi per vedere che sono un UOMO? gesù cristo, ma non riesci a vedere che sono un UOMO?"*
* ( frase estrapolata dal testo ed è scritta esattamente come nelle citazione).

La narrazione gioca su un intreccio di mini racconti che sembrano intrecciarsi casualmente,  come altrettanto casualmente entrano ed escono nel racconto una miriade di personaggi; Bukowski presenta un campionario umano che crea repulsione, uno "zoo" di personalità malate e deviate, quasi irrimediabilmente perse, eppure l'ironia scanzonata di Bukowski riesce a descrivere in modo efficace quella realtà senza ambiguità dando al disordine stesso un senso di discontinuità che permette al lettore di riflettere e di accogliere o respingere la sua permanente provocazione.
Ecco allora che Bukowski ricorre, in modo sapiente, a quel disordine narrativo che lo ha reso famoso, ma si tratta di un equivoco in parte spiegabile dal fatto che la raccolta di "Notes of a dirty old man" non nasce come un racconto organico e compiuto, i racconti prresenti sono, infatti frammentari perché venivano pubblicati con cadenza regolare all'interno di una rubrica di un noto settimanale americano.

La consapevolezza di infrangere le regole stilistiche della buona scrittura è speculare alle sue vicende autobiografiche che costituiscono il "serbatoio" dal quale Bukowski ha attinto per raccontare storie di marginalità che possono trovare un precedente letterario nell'opera di Louis Ferdinand Céline.
 Sotto questo aspetto "Notes of a dirty old man" pur essendo una narrazione "americana" a tutto tondo, continua la tradizione della narrativa europea "scandalosa", Bukowski ne è pienamente consapevole e a tal proposito precisa dalle sue pagine:

" se volete imparar qualcosa, non leggete Carlo Marx, m**** molto secca, vi scongiuro: cercate di conoscere lo spirito. Marx è solo carri armati che attraversano Praga, non fatevi incastrare così, ve ne prego, prima di tutto leggete Céline, il più grande scrittore degli ultimi 2000 anni, naturalmente bisogna trovare un posto anche per LO STRANIERO di Camus, per DELITTO e CASTIGO, per i FRATELLI KARAMAZOV. per tutto Kafka. per l'opera ominia dello scrittore sconosciuto John Fante. per i racconti di Turgenev.evitate Faulkner, Shakespeare e soprattutto George Bernard Shaw, la più grande montatura di tutti i tempi, un'autentica m**** montata, intrallazzato con politici e letterati......"

(I titoli in maiuscolo e la parola in minuscolo dopo il punto sono così espressi nel testo originale).

Ho ritenuto opportuno riportare il brano in quanto -a mio parere-questo è significativo per comprendere  le preferenze letterarie di Bukowski, ma anche  per capire quale sia il retroterra culturale da cui egli attinge.
I giudizi sferzanti che Bukowski esprime su Bernard Shaw sono quelli di un narratore che prova insofferenza verso qualsiasi tipo di compromesso e di intrallazzo e il suo giudizio di valore nei confronti dell'opera di Shaw va di pari passo al disprezzo che mostra nei confronti dell'uomo. È comunque difficile condividere tale giudizio di valore, ma Bukowski è fatto così, prendere o lasciare, non ci sono alternative.
 

A mio parere questa non solo è l'opera più dissacrante e  più intellettuale di Bukowski ma è anche quella più ricca di implicazioni filosofiche,  un'opera nella quale la dimensione realistica, quella onirica e quella storica si incontrano dando origine ad una narrazione che riesce nel contempo ad essere cronaca e diario di viaggio...nonostante la disperazione alligni in ogni pagina lasciando il lettore stupefatto ma mai indifferente.

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Published by Caiomario - in Libri

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